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La dama velata, intervista a Miriam Leone

Parla la protagonista della fiction di Raiuno e ci racconta tutto quello che c'è da sapere su Clara, la protagonista

Foto: Miriam Leone in «La dama velata»

13 Marzo 2015 | 11:10 di Alberto Anile

Una donna bellissima e misteriosa che lotta per poter vivere libera e felice. È Clara, la protagonista della fiction «La dama velata». Ambientata in Trentino nella seconda metà dell’Ottocento, la serie in sei puntate vede protagonista Miriam Leone, che in questa intervista ci racconta le sue emozioni.

Allora, Miriam, ci presenti il suo personaggio.
«Clara è una nobildonna che cresce... a piedi nudi, in campagna. Il padre non la vuole con sé e la affida a una famiglia di contadini e quindi lei vive libera e autonoma, immersa nella natura. Quando suo padre decide di andarla a riprendere, Clara è strappata dal suo mondo incantato e si trova rinchiusa a casa della zia, in un ambiente ostile. Un luogo in cui i tradimenti sono più crudeli e inaspettati, perché perpetrati all’interno della famiglia».

È vero che si è ispirata alla Rossella O’Hara di «Via col vento»?
«Rossella O’Hara è un mito intoccabile, conosco il film praticamente a memoria. Un personaggio fantastico: ormai dev’essermi entrato nell’inconscio. Certo, l’America della Guerra di secessione  e l’Italia dell’Ottocento sono molto diverse ma anche Clara, come Rossella, a un certo punto decide di riprendersi quel che le spetta».

Come si è trovata a recitare in costume?
«È stato meraviglioso: entrare nel costume ti fa calare nel personaggio, ti obbliga subito a camminare e a stare seduta in un certo modo. Indossare corpetti, gonne, sottogonne, calze, scarpette… è un sogno che hanno avuto tutte le bambine. Mi sono sentita privilegiata: molti abiti sono stati disegnati per me».

Ha potuto tenerne qualcuno?
«Purtroppo no! Ma mi riempie di orgoglio sapere che sono custoditi dalla Rai e che, accanto a ogni capo, c’è una targhetta con il mio nome».

La fiction è coprodotta da Telecinco, e nel cast ci sono molti attori spagnoli. In che lingua avete recitato?
«Ognuno nella propria, ma è andato comunque tutto bene. Certo, il primo giorno abbiamo avuto qualche difficoltà ma poi abbiamo capito che la recitazione, oltre che di parole, è fatta di emozioni e sguardi. Fuori dal set, invece, comunicavamo con un ibrido italo-spagnolo veramente divertente…»

Lei è catanese, Clara è trentina. Ha dovuto «adeguare» l’accento?
«No, si è deciso di recitare senza particolari inflessioni. Nel film “La scuola più bella del mondo” avevo provato a fare l’accento senese, ma in un film è più semplice, si sta sul set molto meno:  le riprese della “Dama velata”  sono durate mesi... Ci sono stati invece dei cambiamenti di voce nel personaggio. Nell’ultima fase ho dovuto adottare un timbro più basso, “velato” anche lui».

Quando è più giovane Clara ha i capelli ramati; poi, come dama velata, li porta neri.
«Non li ho tinti, in realtà uso una parrucca. Come capita spesso al cinema e in tv, non giravamo le scene in ordine cronologico, così quasi ogni giorno c’era la necessità di dover girare sia da “rossa” sia da “mora”».

Clara somiglia a qualcun altro dei suoi personaggi?
«Direi di no. Tra l’altro non avevo mai “coperto” un arco temporale così lungo, impersonando una persona dai 18 ai 30 anni».

C’è qualcosa che condivide con Clara?
«Il forte legame con la natura: anche a me stare in mezzo al verde dà un grande senso di libertà. Non succede a tutti:  dopo aver girato per mesi nei paradisi naturali del Trentino,  la costumista della troupe diceva di sognare l’asfalto».

Che cosa le ha lasciato questa serie?
«È un lavoro a cui tengo molto. Anche perché è un omaggio a una donna che si ribella alle convenzioni del suo tempo, una delle tante che hanno sofferto per darci un presente migliore».

Dopo «La dama velata», quando e dove la rivedremo?
«In “1992”, la fiction Sky ispirata a Tangentopoli (parte il 24 marzo). Interpreto un’aspirante soubrette, a dir poco problematica... Una donna molto diversa dalla “mia” dama velata».