Home TvFictionLa dottoressa Giò, Marco Bonini è il fascinoso Zampelli

La dottoressa Giò, Marco Bonini è il fascinoso Zampelli

Romano, 46 anni, laureato in Filosofia estetica, ha due figli e una lunga carriera di attore. E a febbraio uscirà in libreria il suo primo romanzo Se ami qualcuno dillo

Foto: Marco Bonini

25 Gennaio 2019 | 14:47 di Barbara Mosconi

Romano, 46 anni, laureato in Filosofia estetica, Marco Bonini ha due figli e una lunga carriera di attore. E a febbraio uscirà in libreria il suo primo romanzo Se ami qualcuno dillo. In queste settimane lo vediamo in tv su Canale 5 nei panni del tostissimo primario Paolo Zampelli. Con la dottoressa Giò (Barbara d’Urso) è partito col piede sbagliato, ma poi...

Aveva mai interpretato un medico?
«No. Sul set c’erano sempre dei dottori veri che ci istruivano su come muovere le mani e sulle terminologie mediche. Zampelli è fissato con la robotica ed ero io stesso a impugnare un robottino. La cosa bella del lavoro di attore è che ogni volta che si incontra una mestiere nuovo, si imparano delle cose».

Come attore il suo curriculum annovera una quarantina di serie tv. Le tre dove ha lasciato il cuore?
«Le ragazze di piazza di Spagna, è stata l’inizio ufficiale della mia carriera. Poi Il paradiso delle signore, dove interpretavo un personaggio molto particolare. E, infine, direi proprio Dottoressa Giò per quanto stimo Barbara d’Urso».

È nata un’amicizia.
«Quando ci scriviamo i messaggi io la chiamo “tsunami” o “vulcano”, è un fenomeno naturale, è energia allo stato puro, non so come faccia».

E la d’Urso come la chiama?
«Lei mi prende in giro, nel senso che sembro più vecchio di lei, mi viene sonno presto. Diciamo che sono un ex ragazzo un po’ noioso».

Com’è che da ragazzo voleva fare il ballerino?
«Per colpa di John Travolta. Dopo aver visto Staying Alive mi sono appassionato alla danza. Negli ultimi due anni di liceo avevo vinto una borsa di studio e ballavo otto ore al giorno».

La folgorazione per la recitazione come l’ha avuta?
«Quando la mia insegnante di ballo mi ha detto che ero troppo alto. O sei un fuoriclasse come Roberto Bolle o per il corpo di ballo non vai bene. “Però sei espressivo”, mi disse, “perché non provi a fare l’attore?”. Così mi sono iscritto all’Accademia d’arte drammatica».