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Laura Adriani: parla Maria di Che Dio ci aiuti 5

Si divide tra il cinema (tra gli altri ha recitato nei film Questi giorni e Tutta colpa di Freud) e le fiction (come I Cesaroni e Squadra mobile). Ora la vediamo nel ruolo della irrequieta nipote di suor Costanza (Valeria Fabrizi)

Foto: Laura Adriani è Maria in Che Dio ci aiuti 5

01 Febbraio 2019 | 15:58 di Simona De Gregorio

Si divide tra il cinema (tra gli altri ha recitato nei film Questi giorni e Tutta colpa di Freud) e le fiction (come I Cesaroni e Squadra mobile). Ora vediamo Laura Adriani in Che Dio ci aiuti 5 nel ruolo di Maria, la irrequieta nipote di suor Costanza (Valeria Fabrizi).

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Laura, è felice di questa occasione?
«In realtà all’inizio non ero molto convinta perché ho sempre puntato più sul cinema. Ma mi sono ricreduta. Le fiction sono un’ottima palestra perché i ritmi sono più veloci e devi calarti in fretta in un ruolo. E poi il cast è davvero di altissimo livello. Con Elena Sofia Ricci avevo già lavorato ne I Cesaroni e da Valeria Fabrizi si può solo imparare».

Con Simonetta come è andata. Nessuna rivalità?
«Lei è dolcissima. Il suo è un ruolo importante e ha retto benissimo. Oltretutto era la sua prima esperienza in una fiction. Tra noi ci sono stati molti scambi ma nessuna competizione. Il nostro è un lavoro di squadra in cui tutti hanno come obiettivo quello di realizzare il miglior prodotto possibile».

Cosa ti aspetti da questa esperienza?
«Ho imparato a non avere aspettative. Nel 2017, quando sono stata al Festival di Venezia per il film Il colore nascosto delle cose di Silvio Soldini, credevo mi sarebbero arrivate tante proposte, invece non è accaduto nulla. Le occasioni in questo lavoro bussano alla porta quando meno te l’aspetti».

E se non dovessero bussare?
«Ho preso la laurea in Psicologia proprio per crearmi un’alternativa per i periodi bui».

E ti è servita anche per fare l’attrice?
«Sì. Quando ho iniziato ero molto insicura. Trovarmi sul set con attori importanti mi metteva soggezione. Ho dovuto fare un importante lavoro su me stessa. E alla fine ho capito che per rendere al meglio devi rapportarti con tutti i colleghi in maniera rispettosa ma sentendoti alla pari».