Home TvFictionLino Guanciale: «Dietro quella Porta rossa c’è il mio cuore»

Lino Guanciale: «Dietro quella Porta rossa c’è il mio cuore»

L'attore torna nel ruolo del commissario Cagliostro nei nuovi episodi della serie di Rai2. E in quest’intervista ci fa entrare nella sua vita

Foto: Lino Guanciale  - Credit: © Gabriele Crozzoli

11 Febbraio 2019 | 16:10 di Giusy Cascio

Premessa indispensabile per poter leggere quest’articolo: dato che Lino Guanciale è un attore dotato di uno spiccato senso dell’umorismo, in occasione della seconda stagione di La porta rossa, al via su Raidue per sei serate dal 13 febbraio, abbiamo deciso di fargli un’intervista bizzarra, con tutte le domande sul tema “porta e affini”: portali, portoni, sportelli, portoncini, portieri... Vedremo se il “fantasmatico” commissario Leo Cagliostro della serie firmata da Carlo Lucarelli e Giampiero Rigosi starà al gioco.

Lino, apra una porta che finora ha sempre tenuto chiusa: ci confidi un segreto.
«Da ragazzino spiavo tutti dal buco della serratura. Non lo facevo per beccare i miei genitori in situazioni imbarazzanti, ma era una cosa di una naturalezza estrema. Spiavo anche gli insegnanti in sala professori, per dire. Insomma, prima di fare l’attore sono sempre stato uno spettatore».

Adesso chi le piacerebbe spiare dal buco della serratura?
«Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Per capire se ci è o ci fa, se qualcuno gli suggerisce cosa dire e cosa fare. Per scoprire perché ha il nodo della cravatta sempre storto, se c’è del metodo nella follia» (ride).

Lei è popolarissimo grazie a “La porta rossa” e a tante altre fiction come “L’allieva” e “Non dirlo al mio capo”. Ma ricorda la prima porta in faccia presa a un provino?
«In realtà fui io a sbattere la porta al primo casting. Il selezionatore mi disse: “Non sei male, ma cambiati ’sto cognome”. E pensare che ora Alessandra Mastronardi mi chiama Bacon, “guanciale” in inglese. Potrei millantare una parentela con mio “cugino” Kevin. Sa quante porte aperte avrei in America?».

Chiusa una porta le si è mai aperto un portone?
«Sì, durante la terza stagione di “Che Dio ci aiuti”. Avevo chiesto io agli sceneggiatori di far uscire di scena il personaggio (l’ex avvocato e fascinoso prof Guido Corsi, ndr). Sentivo che si era esaurito un filone della storia, avevo dato già tutto. Ho smesso con il quarto capitolo, per rispetto del pubblico. Ma non avevo contratti, sembrava un salto nel buio. Invece poi sono arrivati altri lavori interessanti».

Ricorda quando i suoi genitori le hanno dato le chiavi di casa?
«Prestissimo, a 10 anni. Perché mia mamma, Maria Pia, da insegnante stava spesso a scuola il pomeriggio. E io dovevo andare a nuoto, poi a rugby... Il problema è che le perdevo, le chiavi. Sono sempre stato un tipo un po’ distratto».

Quindi oggi il suo portinaio della casa a Roma, che immagino sia suo fan, gliene tiene una copia di scorta?
«Quando sono andato a vivere a Tor Bella Monaca il portinaio non ce l’avevo. E non ce l’ho neanche oggi che sto alla Garbatella. Mi piacciono i quartieri popolari, colorati e multietnici di Roma. Ho dei vicini molto simpatici. All’inizio non mi si filava nessuno: ricordo che mangiavo la pizza al taglio da un indiano. Che alla tv non mi guardava proprio: per lui gli attori sono solo quelli di Bollywood».

La sua prima auto a 18 anni era una quattro porte?
«Sì, una Citroën Visa di sesta mano. L’ho rigata la prima sera che la guidavo, sbattendo contro il cancello di casa della nonna della mia fidanzatina di allora. E, come il più vile dei vandali, scappai per l’imbarazzo».

Lei è uno di quegli uomini galanti che aprono le portiere alle donne per farle salire in macchina?
«Sì, lo faccio. Per la gioia di Gabriella (Pession, che interpreta Anna, la moglie di Cagliostro in “La porta rossa”, ndr) lo faccio anche con le auto della produzione sul set».

Crede ai portali del tempo?
«Magari! Mi piacerebbe andare nel futuro, fra 100 anni. O nel passato, negli Anni 60, durante l’adolescenza dei miei genitori. Loro, cresciuti in famiglie semplici, mi raccontano che è stato un periodo bellissimo, vissuto con candore».

Qual è stato il suo momento “Sliding doors”?
«Come nel film in cui la vita di Gwyneth Paltrow cambia per via delle porte scorrevoli della metropolitana che le si erano chiuse in faccia generando una serie di conseguenze imprevedibili? Confesso che ogni tanto mi chiedo come sarebbe andata a finire la mia vita se, dopo aver passato il test di Medicina all’Università, mi fossi poi anche iscritto a quella facoltà per seguire le orme di mio padre Clelio. Lui è un bell’esempio: faceva l’analista di laboratorio, poi è diventato un medico di famiglia scrupoloso per tanti anni. Adesso è in pensione».

Paragonandosi a una porta, fuori dal set lei ha una personalità più blindata, scorrevole, o girevole?
«Girevole nel senso che ogni tanto mi girano le scatole? (ride). No, sono “blindato”, introverso. Non lo dico per tirarmela, lo dico sul serio: in questo somiglio proprio al commissario Cagliostro».

A questo punto dobbiamo proprio chiederglielo: quale serratura bisogna scassinare per conquistare il suo cuore?
«Questa è facilissima. Datemi qualcosa di buono da mangiare ed è fatta: amo moltissimo i dolci. Ormai si è sparsa la voce e spesso a teatro le signore me li portano. Ma devo stare attento a non esagerare, altrimenti rischio che mi venga il diabete».

Parliamo di altri suoi gusti personali: quelli televisivi. Guarda “Porta a porta”?
«Chiaro che sì! Ma seguo anche i documentari di storia, i canali sportivi e tante serie tv, tra cui “Mad men”, “Homeland”, “Black mirror”, “Breaking bad”».

Tra i classici del cinema preferisce il film horror “Non aprite quella porta” o il thriller “La nona porta”?
«Scelgo “Non aprite quella porta”. Con mio fratello Giorgio e i miei cugini, da piccoli, guardavamo gli horror presentati dal pupazzo Zio Tibia su Italia 1. Io ero il più pauroso di tutti mentre li vedevamo, ma poi ero l’unico che riusciva a dormire la notte».

Andrà al Festival di Sanremo per cantare “Porta Portese” con Claudio Baglioni?
«L’idea è così divertente che lo farei anche in videocollegamento su Internet».

Non ci lasci sulle spine... Alla fine della seconda serie, Cagliostro varcherà “La porta rossa” o si aprirà una finestra sulla terza stagione?
«È complicato. Diciamo che alcune porte si chiuderanno, ma resteranno tanti misteri da esplorare. Inoltre il commissario Cagliostro avrà a che fare con degli altri fantasmi, facendo così tanto rumore da far tremare porte e finestre, altroché! Un tale fracasso che spesso durante le riprese la polizia di Trieste è venuta a bacchettarci sul set...».