Home TvFictionLino Guanciale, diviso tra due fiction, si confessa a Sorrisi

Lino Guanciale, diviso tra due fiction, si confessa a Sorrisi

Intervista all'attore, star delle due serie del momento: «Non dirlo al mio capo» e «Il sistema»

Foto: Lino Guanciale

19 Maggio 2016 | 16:00 di Stefania Zizzari

A colazione con Lino Guanciale. Sono le nove di domenica mattina e lui parcheggia puntuale l’auto davanti al bar. Nulla di strano se non fosse che arriva da Bologna, dove era impegnato a teatro. «Sono partito alle 5 e mezza, ma non è un problema, amo guidare e macino 70 mila km l’anno» racconta, mentre ordina una spremuta d’arancia, l’attore che in questi giorni vediamo su Raiuno nelle fiction «Il sistema» e «Non dirlo al mio capo». «Sto girando una serie tv a Trieste. Ora faccio tappa a Roma e stasera recito in Abruzzo».

Insomma, non sta fermo un attimo!
«Viaggiare è una delle cose che amo. Quando sto troppo tempo in un posto, scalpito. Con la mia compagnia teatrale lavoriamo in modo particolare: se portiamo uno spettacolo in una città, per cercare di coinvolgere il maggior numero di pubblico possibile, iniziamo a lavorare mesi prima facendo cicli di letture e laboratori nelle scuole e nelle carceri. La nostra compagnia cambia nome a seconda del progetto. Ora si chiama “Carissimi padri” e siamo sbarcati a Firenze e a Bologna».

Lei, però, vive a Roma.
«Sì, a Tor Bella Monaca. In periferia ci sono cresciuto e ho scelto di viverci tuttora, mi aiuta a mantenere il contatto con la realtà».

Intanto è in tv con due prime serate a settimana... Che effetto le fa?
«Sono molto critico con me stesso e non mi riguardo volentieri, ma capisco che farlo è utile per migliorarsi. E devo ammettere che di Michele Grandi (il personaggio che interpreta in “Il sistema”, ndr) e di Enrico Vinci (“Non dirlo al mio capo”, ndr) sono molto soddisfatto. Di Michele, poi, mi piace molto il suo essere insofferente alle regole». 

Lei non le rispetta?
«Già, sono un anarchico».

Se lo lasci dire, a vederla non si direbbe proprio.
«Perché mi ritengo una persona educata, allora risulto posato, razionale. E ho anche una grande capacità di concentrazione: in questo bar rumoroso potrei isolarmi e studiare un copione. In realtà il mio controllo è preventivo: ho un’energia talmente dirompente che devo “disciplinarla”».

Ci spieghi meglio.
«Sono pieno di tic. E ne ho regalato uno all’avvocato Vinci: quando è nervoso schiocca di continuo le dita. Io lo faccio prima di ogni ciak».

Non lo avevo notato.
«Quando sono nervoso, poi, devo compiere gli stessi gesti in numero pari. Stamattina arrivando qui ho chiuso lo sportello della macchina due volte. E prima di ogni ciak ripeto una frase per 13 volte».

Ma non è un numero pari.
«Però è il numero della maglia che indossavo quando giocavo a rugby. Mi porta fortuna». 

Rugby, uno sport tosto... 
«Tra i 10 e i 20 anni sono stato nella Nazionale giovanile. E per me, che avevo interessi un po’ da “nerd” come la lettura e il cinema, il rugby, lo sport di squadra e di contatto per eccellenza, è stato di grande aiuto. Soprattutto per curare la mia insicurezza».

Ma sullo schermo sembra così sicuro di sé. Ed è perfino un latin lover!
«Seduttore io? Mi viene da ridere. Guardi che io sono più il genere di uomo che fa “tappezzeria”. Se mi ritrovo in una stanza con più di tre persone, mi metto in disparte e cerco di passare inosservato. E dal mio osservatorio speciale scruto gli altri ai limiti della maniacalità».

Prego?
«Le persone mi incuriosiscono. Ma è pericoloso: in metropolitana ho rischiato la rissa più volte».

E come se l’è cavata?
«Scendendo al volo. Non sa le volte che ho sbagliato fermata... Pensi che da ragazzo i miei amici non mi portavano più con loro alle feste perché i miei sguardi indagatori finivano per scatenare delle liti». 

Insomma, con lei non si dorme tra due «guanciali», a dispetto del suo cognome! 
«Sì, il cognome si presta a ironia, gli amici mi chiamano Lino Bacon (pancetta in inglese, ndr). Ma Lino Guanciale è il nome di mio nonno e non voglio cambiarlo».

Si innervosisce se le faccio una domanda personale?
«No, prego».

È fidanzato? 
«Sì, lei si chiama Antonietta Bello, ed è una collega attrice». 

E gira il cucchiaino. Due volte.