Luisa Ranieri: «Vi presento la mia Lolita»

Interpreterà su Raiuno una poliziotta molto affascinante. «Ama il cibo, è autoironica e tiene a bada una squadra di soli uomini: il vice questore Lobosco vi conquisterà» dice l’attrice

Luisa Ranieri  Credit: © Assunta Servello
11 Febbraio 2021 alle 08:29

Dal 21 febbraio, per quattro prime serate, Raiuno ha un’inedita signora della domenica. Anzi, non chiamatela “signora” ma “dottoressa”, con il titolo di studio. Perché a Lolita Lobosco, affascinante vice questore del commissariato di polizia di Bari, piacerebbe di più così. È lei, la protagonista dei romanzi di Gabriella Genisi, la nuova eroina interpretata da Luisa Ranieri.

Conosciamola meglio: Luisa, cosa le piace di questo personaggio?
«Di Lolita mi piace che è una donna mediterranea, single, a capo di una squadra di soli uomini. E che per essere autorevole e farsi rispettare non ha bisogno di mascherarsi, né di castigare la propria femminilità: in questo è un personaggio molto moderno».

È questa la sua idea del potere femminile?
«Sì, coincide con la mia visione. Ma di Lolita amo molte altre cose: la passione per il cibo, l’autoironia, la sua vita affettiva irrisolta».

Lolita è una single convinta?
«Sì, la sua è una scelta consapevole, è felice di essere single. Mi fa tenerezza perché, dopo un periodo passato al Nord, torna “giù” a Bari e tutti le fanno sempre la stessa domanda: “Come mai non ha figli?”. E lei li guarda infastidita, perché non dovrebbe certo essere un problema. Come a dire: “Ma siete de coccio (lo dice in romanesco, ndr)?”».

Lei, napoletana che vive a Roma, per interpretare Lolita ha dovuto imparare il dialetto barese.
«Meh (espressione tipica barese, ndr)! Ho avuto un bravissimo coach: l’attore Totò Onnis, che è nel cast della terza puntata. Con me ha avuto molta “paziensa” (lo dice proprio così, con la esse al posto della zeta, ndr)».

Lolita ha una mamma premurosa (Lunetta Savino), una sorella un po’ gelosa dei suoi successi (Giulia Fiume), l’amica magistrato Marietta (Bianca Nappi) che tenta di trovarle un fidanzato.
«Un fidanzato a tutti i costi. E ci saranno varie occasioni in cui perderà la testa…».

Com’è stato lavorare in un set pieno di donne?
«Divertente. Lunetta ha una maestria unica, è bravissima nel rendere tanto con poco. Ho adorato anche lavorare con Bianca, siamo diventate amiche».

La cosa più divertente?
«“Mannègghia”, l’intercalare barese che è diventato un tormentone fra grandi risate. Il cast è una famiglia con cui fai un viaggio: se non lavori con le persone giuste, è un inferno. Invece noi ci siamo divertiti. Io sono stata conquistata dalla simpatia di Giovanni Ludeno e Jacopo Cullin, che interpretano gli agenti Forte ed Esposito: due attori eccezionali!».

Già nella prima puntata scopriamo che Marietta e Lolita sono amiche per la pelle.
«Complici: ciascuna sa tutto delle fragilità dell’altra».

Lei nella vita di amiche così ne ha?
«Sì, tre: Marinella, incontrata sui banchi di scuola e che ora vive a Ginevra; Vissia, attrice conosciuta a scuola di recitazione, e Francesca che fa l’avvocato».

Anche lei, come Lolita, è cresciuta in una famiglia matriarcale.
«Assolutamente sì, ed è tuttora così: mio cognato Nicola ha due figlie, mia cognata Angela ha due figlie, Luca e io abbiamo Emma e Bianca. Siamo pieni di femmine!».

Lolita è una che fa jogging per mantenersi in forma, ma poi cede alla gola.
«E io sono come lei, più o meno. Perché mi piace mangiare, ma è un combattimento, perché poi bisogna fare qualche sacrificio».

Inseguire i malviventi con il tacco 12 nei panni di Lolita, per esempio, fa smaltire calorie. È stato difficile correre su quei trampoli?
«No, perché io sono abituata a portare i tacchi. Il regista Luca Miniero era preoccupato per le mie caviglie e diceva: “Questa scena giriamola in macchina”, ma io ho insistito: tacco 12!».

Anche perché Lolita alla macchina d’ordinanza della polizia preferisce la sua amata Bianchina…
«Meravigliosa, amo questa sua passione per un’auto d’epoca».

Per non parlare di quando se ne va in giro a Bari Vecchia usando a mo’ di taxi il furgoncino di un venditore ambulante di frutta.
«Mi ricorda me da ragazzina a Ischia, lì come taxi c’è l’Ape a tre ruote».

Da ragazza immaginava per sé una vita da attrice?
«In realtà mi vedevo più avvocato o magistrato».

La scintilla come è scoccata?
«Grazie alla mia insegnante di italiano mi sono appassionata alla letteratura e da lì al cinema e al teatro».

C’è un personaggio chiave nella storia di Lolita: il papà Nicola, detto “Petresine”.
«Lolita da piccola pensava che fosse un pescatore e invece scopre che è un contrabbandiere. Da qui il suo senso di rivalsa. È il dolore che fa sì che lei diventi un poliziotto».

Il padre agli occhi delle figlie resta sempre un eroe, anche se sbaglia.
«Lolita infatti lo ha amato anche se lui l’ha riempita di bugie. Ed è per quello che d’istinto non si fida degli uomini, anche se ha tanti amici maschi».

Luisa, lei nella vita ha avuto due figure paterne.
«Mio padre e il secondo marito di mamma, sì. Ma non pensavo a loro mentre recitavo. Perché con mio padre non ho avuto un rapporto simbiotico come Lolita con Petresine, né odiavo il mio secondo papà, anzi: lo adoravo».

E suo marito Luca che papà è oggi, con Emma e Bianca?
«Il migliore che potessi desiderare. Anche se Luca si scioglie subito con le bambine, non riesce a tenere il punto».

Lei è più severa?
«Per forza. Sono severa anche con me stessa, altrimenti nella vita non si ottiene nulla».

Le bambine stanno crescendo.
«Emma, la grande (nata nel 2011, ndr), ha già i suoi gusti e bisogna stare attenti, perché ha molto spirito critico. Bianca, la piccola (del 2015, ndr), invece vive ancora nel suo mondo magico. Quando le chiedi: “Che lavoro fa la mamma?”, lei risponde: “Mamma mi compra le scarpe e fa la spesa”».

La “ascolterà” nel prossimo film Disney “Raya e l’ultimo drago”, visto che lei dà la voce alla madre della protagonista.
«Capace che neanche ci farà caso, alla mia voce, ma va bene così».

Con suo marito avete coprodotto la serie. Quali sono gli altri progetti in pista? Continuerete con Lolita, magari?
«Perché no? Ci sono altri libri a cui si potrebbe attingere. Ma i progetti sono tanti. Noi ci mettiamo la creatività, siamo “produttori di idee”. Poi, come nel caso di Lolita Lobosco con Bibi Film Tv, ci affidiamo ai produttori che ci mettono l’impegno economico».

La vostra casa di produzione ha un nome strano: Zocotoco. Che cosa vuol dire?
«È il nome di un gatto che aveva Luca, molto amato».

Adesso in casa avete altri animali?
«Un cane, Lucky. Le bambine l’hanno battezzato così, “fortunato” in inglese, perché pensano che sia stato fortunato a incontrare la nostra famiglia. Ma io lo chiamo Ciro, perché mi piace di più».

E chi bada al cagnolino?
«Un po’ tutti, a casa ci dividiamo i compiti. Lavare i piatti, spolverare… Con Luca facciamo a turno tutto, tranne cucinare, perché sono più brava io».

Quando c’è da scegliere cosa guardare la sera in tv chi vince?
«È una bella lotta, perché Emma vorrebbe guardare tutte le serie tv che non può vedere, considerata la sua età».

Le serie di mamma e papà si guardano tutti insieme?
«Certo, a casa c’è il fan club!».

Luisa, capiterà che qualcuno faccia paragoni. Se definissero Lolita Lobosco la “Montalbana”, come la prenderebbe?
«Se agli altri servono delle etichette, a me non importa. Ognuno ha la sua sensibilità, “c’amma fa?” (lo dice in napoletano, ndr). Comunque, dato che il “Montalbano” di Luca è la serie che ha avuto più successo negli ultimi 20 anni, sarebbe solo un complimento».

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