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“Made in Italy”, su Canale 5 il mondo della moda Anni 70

Arriva la fiction sugli stilisti che hanno rivoluzionato il modo di vestire. In onda in prima serata dal 13 gennaio

Foto: Greta Ferro, Marco Bocci e Margherita Buy

24 Dicembre 2020 | 9:08 di Giusy Cascio

Nella Milano Anni 70, tempo di conflitti, cambiamenti politici e tensioni sociali, qualcosa di straordinario stava per nascere: la moda italiana per come la conosciamo oggi, fiore all’occhiello del nostro Paese, un settore in sofferenza come molti altri, in questi mesi bui di pandemia. Ma a ricordarci lo splendore degli albori c’è la serie “Made in Italy”, prodotta da Taodue, creata da Camilla Nesbitt e in onda su Canale 5 per quattro prime serate dal 13 gennaio.

• “Made in Italy”: trama, cast e personaggi

La protagonista è la giovane Irene Mastrangelo (Greta Ferro, al suo debutto in tv), studentessa universitaria di una famiglia del Sud, papà operaio e mamma sartina, che si ritrova a lavorare in una rivista di nome “Appeal”. Caparbiamente, inseguirà il sogno di diventare giornalista. Ma i sacrifici da fare sono tanti... E c’è anche un fidanzato geloso che vorrebbe avere l’esclusiva del suo tempo. Ma a Irene interessano di più le interviste ai maestri dell’eleganza: gli “stilisti”, come iniziano a chiamarsi proprio allora. Gli abiti che vedremo nelle sfilate ricostruite dalla fiction sono pezzi autentici di grandi firme: da Armani a Krizia, da Missoni a Ferré.

E anche molti capi degli attori sono “vintage”, creazioni di un’epoca in cui si ascoltavano la disco music, Mina, Battisti e la Patty Pravo della sigla iniziale: “La bambola”. La storia racconta la vita di redazione in un giornale femminile tra mannequin, macchine per scrivere e telefoni che squillano. Finché una sera in corridoio Irene intercetta John Sassi, fotografo cosmopolita (Marco Bocci) ingaggiato dalla testata per i servizi patinati. Sarà amore? Comunque sia, la ragazza dovrà meritarsi l’approvazione di Rita Pasini (Margherita Buy), la severa caporedattrice di “Appeal” che ha più esperienza di lei, tanto nel giornalismo quanto nei sentimenti.

Margherita Buy: «Amo le scarpe eleganti»

Margherita Buy ha una carriera strepitosa (basti pensare ai sette David di Donatello vinti) e non ha bisogno di presentazioni. Quindi andiamo al sodo, parliamo di “Made in Italy” e del suo personaggio: la bravissima caporedattrice Rita Pasini.

Partiamo dal titolo. Cosa le viene in mente se dico “Made in Italy”?
«Il nostro saper fare, la cultura e la simpatia: anche nelle situazioni più difficili noi italiani sappiamo sdrammatizzare».

Girando la serie, ha imparato qualcosa sulla nascita del prêt-à-porter?
«Tutto! Per esempio, non sapevo che lo stilista Walter Albini avesse avuto un ruolo cruciale nel passaggio dall’artigianato all’industria della moda».

A chi si è ispirata per interpretare Rita?
«Ad Adriana Mulassano, storica firma del “Corriere della Sera”, grande musa della moda».

Qual è stata la cosa più difficile per calarsi nel ruolo?
«Per come sono fatta io di carattere, immedesimarsi in una donna energica, ferma e determinata».

Somiglia un po’ alla Miranda del film “Il diavolo veste Prada”?
«Forse un po’ nella severità del colloquio di assunzione di Irene (Greta Ferro, ndr) nella prima puntata. Poi la fiction va in tutt’altra direzione».

Che ci dice degli abiti di scena?
«Ricordo un cappottone nero... Ma quanto pesavano i vestiti degli Anni 70? Stoffe rigide come moquette!».

Il momento più divertente sul set?
«Sui set si tira a sopravvivere! Io ho avuto la febbre a 40, ero sotto antibiotici. Milano mi ha stroncato. Però ho amato via Vivaio, piena di palazzi stupendi, tra cui quello dove abbiamo costruito la redazione di “Appeal”, il giornale in cui lavoro nella fiction».

Personalmente, segue le mode?
«Ho il mio gusto, ma trovo imbarazzante che qualcuno ci debba dire se indossare il rosa o il giallo per tutta una stagione. Una cosa “burinissima”».

Il suo stilista preferito?
«Armani, mi veste da una vita. E un suo capo è per sempre».

Tra gli accessori, scarpe o borse?
«Le borsette, che fastidio... O grandi, e poi non ci trovi mai niente dentro. Dico scarpe: devono essere belle, ma comode. E senza fronzoli, borchie, fibbie».

Lei era una bambina negli Anni 70. Che ricordi ha di quell’epoca?
«Avevo dei cugini grandi di Milano e mi arrivava da loro l’eco delle manifestazioni. La contestazione ha portato anche qualcosa di interessante, alla fine».

Rita si augura che Irene non faccia i suoi stessi errori.
«Negli Anni 70 era difficile per una donna emanciparsi. Rita cerca di proteggere Irene come farebbe una madre».

Lei è una madre protettiva con sua figlia Caterina?
«Non troppo. Mia figlia sta facendo l’Università in Inghilterra. Studia Cinema, speriamo in bene».

Marco Bocci: «Nella vita ho un look un po’... barbaro!»

Da “Romanzo criminale” a “Squadra antimafia” e “Solo”, Marco Bocci ha diverse fiction d’azione alle spalle. Stavolta, in “Made in Italy”, interpreta il fotografo John Sassi. Un tipo molto affascinante e misterioso.

Chi è davvero John?
«Un romano giramondo, che parla inglese per darsi un tono, quando scatta i servizi fotografici».

A lei piace fare foto?
«Sì, ho sempre amato la fotografia e ho fatto anche delle mostre».

A tema?
«Foto di oggetti che, grazie a effetti di luce e tagli particolari, sembrano tutt’altro. Per esempio, un paravento nero che appare come un mare di petrolio».

Collezionerà anche le foto con sua moglie Laura Chiatti e i vostri bambini.
«Sì, quelle sono più facili perché le faccio con il telefonino. I bambini (Enea, 5 anni e Pablo, 4, ndr) hanno preso da me: siccome mi rubavano il cellulare per scattare, ho comprato loro una macchinetta a testa, una grigia e una rossa».

Le piace pure posare per i servizi fotografici?
«Quello no, lo detesto. Per me che, come attore, sono abituato al movimento, stare in posa è una tortura».

La foto ricordo che ha nel cuore?
«Una polaroid ingiallita: siamo io e mia sorella Sara, davanti a casa».

Il suo John è molto attento al look: barbetta sensuale, foulard profumati... Quali sono i suoi peccatucci di vanità?
«I miei sono più “barbari”: porto collane, orecchini».

È un modaiolo?
«Per niente. Non rinuncio alla comodità, mi piacciono i pantaloni larghi, non quelli “slim” più stretti e sono molto umorale nel vestire. Indosso anche abiti più estrosi, a fantasie floreali».

Il giornale da cui John viene ingaggiato si chiama “Appeal”, una parola che esprime la capacità di attrarre, di sedurre. Lei sembra abbastanza ferrato in questo, no?
«In realtà sono abbastanza un disastro. Galante il giusto, sì, ma non sono affatto un “piacione”».

Per Greta Ferro è stata la prima serie tv, le ha dato qualche consiglio?
«Non ne ha bisogno. È una ragazza intelligente, con la testa sulle spalle, che si è data anima e corpo a questo progetto. È stato bellissimo lavorare insieme».

Che entusiasmo!
«Sono un entusiasta, un ottimista cronico. Ogni nuovo lavoro mi ricorda quanto è stata dura farcela, quanto ho lottato all’inizio».

E quale sarà la prossima “battaglia”?
«Il film “Bastardi a mano armata”, un bel giallo diretto da Gabriele Albanesi. Io sarò Sergio, un 40enne che nella vita ha fatto tanti errori ed è finito in galera. Ma a un certo punto qualcuno gli propone di tirarlo fuori di lì in cambio di un favore che solo lui può fare...».

Greta Ferro: «La verità è che i vestiti anni 70 pizzicano»

Nei panni della protagonista di “Made in Italy” c’è l’attrice emergente Greta Ferro. Studentessa di Economia, management e inglese alla Bocconi di Milano, ha 25 anni, parla quattro lingue (tra cui il cinese) ed è una modella molto quotata per le campagne beauty di Giorgio Armani.

Greta, la vediamo per la prima volta in una serie tv. Per lei è il coronamento di un sogno?
«Sì, ho sempre avuto una sorta di “formicolio” allo stomaco, il senso di attrazione verso la recitazione. La prima occasione è stata il cortometraggio “A jacket” - Una giacca”, girato da Armani e presentato alla Mostra del cinema di Venezia. Poi questa serie, un progetto incredibile».

Avrebbe potuto interpretare una mannequin. Invece è Irene, aspirante giornalista.
«Per costruire il personaggio ho tirato fuori le due qualità più importanti che un giornalista deve avere: empatia e curiosità».

Cosa ha scoperto girando “Made in Italy”?
«Ho imparato molto della storia della moda. Per esempio, non conoscevo bene Fiorucci, il suo genio creativo e visionario».

Anche lei, come Irene, riconosce i tessuti al tatto?
«Non sono brava come lei, non capisco se il cotone è un raffinato dévoré. Ma ho le basi: distinguo tra raso e seta, ecco».

Si è ispirata ad Andy, il personaggio di Anne Hathaway in “Il diavolo veste Prada”?
«No. E Rita, interpretata da Margherita Buy, non è perfida come Miranda-Meryl Streep, anzi: è umana e mi fa da maestra. Ma io amo quel film. Mia nonna Pia, che ora non c’è più, mi ha sempre detto che somiglio alla “Itiuèi”, come la chiamava lei. Se qualcuno dice che la ricordo nell’aspetto, è un complimento».

Con Fiammetta Cicogna, che interpreta Monica, la migliore amica di Irene, vi sentite ancora?
«Certo! Sul set ci siamo divertite come matte. Credo che la nostra sintonia traspaia nella serie».

Le è piaciuto indossare capi Anni 70?
«La verità? Pizzicano! Specie i cappotti. E poi col Loden avevo freddo, perché sono abituata ai piumini».

Che colore le sta bene?
«Mia madre, che si chiama Gilda, dice che il verde mi sta bene. Ma, come si dice: “Ogni scarrafone è bello...”».

E papà che dice?
«Mio padre Giuseppe è un imprenditore. Dai miei genitori ho imparato il valore della meritocrazia, che spero mi guidi sempre».

La sua biografia non è chiara: lei è molisana o abruzzese?
«Metà e metà: sono nata a Vasto, in Abruzzo, e molte estati le ho passate lì, ma sono cresciuta in Molise».

Si arrabbia se qualcuno scherzando dice che «il Molise non esiste»?
«La prendo sul ridere. Mi dico che almeno, così, viene la curiosità di andarlo a cercare sull’atlante».

È fidanzata?
«Sì».

Crede nel matrimonio?
«Aiuto, non ci ho ancora pensato (ride)!».

Quando sarà, da chi vorrebbe farsi disegnare l’abito da sposa?
«Per il modo in cui lui mi ha fatto crescere, Armani».

In futuro si vede in passerella o a Hollywood?
«Per ora preferisco non scegliere. Recitazione e sfilate mi portano entrambe lontano, nel mondo. E a me piace moltissimo viaggiare. Ho tanti sogni e, se sogno, sogno in grande».

E Raoul Bova nella serie è il giovane Giorgio Armani

Raoul Bova in “Made in Italy” interpreta lo stilista Giorgio Armani, di cui è amico di lunghissima data. La moda Armani è elegante, equilibrata e portabile; ha “destrutturato” la giacca spostando bottoni e togliendo imbottiture.

Milano è da sempre nel cuore dello stilista, che quest’anno ha vestito molte star della prima del Teatro alla Scala “A riveder le stelle” e sul maxi cartellone poco lontano dal Duomo, che ospita abitualmente le sue pubblicità, ha lasciato il messaggio: «Io ci sono per Milano, con i milanesi, con sentimento». Giorgio Armani è “Re Giorgio” anche in questo.