Massimiliano Gallo: «…E adesso finalmente su Sorrisi ci sono io!»

Figlio d’arte, è il protagonista della seconda stagione di “Imma Tataranni"

Massimiliano Gallo
11 Novembre 2021 alle 08:54

Con il suo vice questore Luigi Palma ci aveva appena salutato dopo la fine della terza stagione di “I bastardi di Pizzofalcone”. Ma Massimiliano Gallo ha continuato a farci compagnia con la seconda stagione di “Imma Tataranni - Sostituto procuratore” con la prima parte che si è conclusa martedì 9 novembre. Qui è ancora Pietro De Ruggeri, marito accomodante della carismatica protagonista interpretata da Vanessa Scalera.

Tra tv e cinema (è anche nel cast dell’ultimo film di Paolo Sorrentino, “È stata la mano di Dio”), Massimiliano è alle prese con sfide professionali che gli stanno regalando sempre più successo. A 5 anni già recitava nella compagnia per piccoli attori messa su dalla mamma ed era protagonista di alcuni telefilm per bambini sulla Rai. L’arte è stato il marchio di famiglia e il talento, oltre che dalla madre Bianca Maria Varriale, Massimiliano Gallo l’ha ereditato dal papà Nunzio, attore e grande voce della canzone napoletana e italiana (vinse il Festival di Sanremo del 1957 in coppia con Claudio Villa).

I suoi personaggi sono particolari: Palma è un quarantenne piuttosto vivace, De Ruggeri è un marito remissivo. Chi ama di più?
«Nei copioni sono due personaggi delineati alla perfezione. Da uomo, dico che sono entrambi distanti da me. Pietro non lo sopporto perché è troppo accondiscendente. Mi fa arrabbiare perché dice sempre “sì” alla moglie. Dovrebbe reagire, che cavolo (sorride)!».

Da uomo innamorato, si è mai fatto mettere i piedi in testa da una donna?
«No, nemmeno da ragazzo. Sarà perché sono uno che potenzialmente sta bene anche da solo. Un rapporto dove lui o lei domina è sbagliato. Manca l’equilibrio».

Sappiamo, invece, che lei è molto innamorato della sua compagna, l’attrice brasiliana Shalana Santana. Su quale set vi siete conosciuti?
«In realtà ci presentò un amico comune, dopo di che ci demmo appuntamento per un caffè in un bar di Roma dalla vista spettacolare. Parlando parlando, si fece molto tardi. Prima di salutarci, io e Shalana ci rendemmo conto di non avere bevuto né caffè né altro. Era un segnale inequivocabile...».

Ha una partner che fa il suo stesso lavoro. Vi confrontate molto?
«Sì. Shalana mi aiuta molto a ritrovare una centralità rispetto alla confusione di questo mestiere. È il mio “giudice”. Lei è sempre obiettiva. Nei successi così come nelle delusioni».

Dove vivete?
«Da quando mi sono separato dalla mia ex compagna sono tornato a Napoli. Ogni artista trae forza e ispirazione da questa città. Shalana, che è nata a Brasilia (capitale del Brasile, ndr), dice che Napoli è la città più bella del mondo per vivere e non la cambierebbe con nessuna. A Napoli ci sono i miei fratelli, i nipoti. Insomma c’è tutta la mia famiglia d’origine».

Nemmeno sua figlia Giulia riesce a tenerle testa e a renderla più mansueto?
«Lei sì. Giulia ha un carattere forte. La famiglia è il mio punto fermo, quello che mi fa stare sempre con i piedi per terra».

Giulia come vive i successi del papà?
«Con indifferenza… “I bastardi” li ha visti su Raiplay. E mi sa che è rimasta ancora alla prima stagione di “Imma Tataranni” (sorride). È contenta per la mia carriera, per i miei premi. Nonostante l’abbia portata a teatro da quando era neonata, a lei non interessa lo spettacolo. Studia Psicologia. Abbiamo un bel rapporto. Giulia mi fa domande, mi vuole psicanalizzare... Forse lei rintraccia nel mio modo di fare qualche insicurezza. Poi, io in analisi ci sono stato davvero».

Come mai?
«Per il rapporto con mio padre. Ero arrabbiato con lui e non capivo il motivo. Crescendo, ho realizzato che avevo vissuto e visto Nunzio Gallo mito in televisione per poi ritrovarmelo a casa vecchio, senza più i cosiddetti super poteri che hanno tutti i papà agli occhi dei figli. Sono l’ultimo dei fratelli. Certo se fosse vivo, sono sicuro che oggi sarebbe il mio più grande fan».

Crescere all’ombra di un gigante come suo padre non sarà stato semplice…
«Non è stato semplice, ma anche ora che ho un po’ di popolarità non mi sento mai divo grazie proprio a lui che ha lavorato con grandi artisti, a partire da Totò per finire ad Anna Magnani. Il suo approccio a questo mestiere era quello di un artigiano che costruiva la propria carriera pezzo dopo pezzo e con grande umiltà. Purtroppo papà non ha fatto in tempo a vedere i miei veri successi. Quando cresci in una famiglia di artisti, vieni formato come un soldato. Il vantaggio è che puoi giocarti subito un jolly d’affetto del pubblico. Ma se non hai talento, ti bruci».

Lei ha avuto successo dopo i 40 anni. C’è più consapevolezza a quell’età…
«Dopo una lunga gavetta teatrale, il mio primo film al cinema è stato “Fortapàsc” del 2009. L’ho girato con il compianto Libero De Rienzo, che ricordo come un ragazzo puro, che non parlava mai male dei colleghi. In questi 12 anni ho dovuto “recuperare” facendo 35 film e 15 serie tv. Ho corso tanto. La popolarità serve a darti la possibilità di scegliere, di fare un film piuttosto che un altro. Sono felice perché in un Paese dove si racconta che non esiste la meritocrazia, io ho avuto la fortuna di emergere. Nella mia vita non ho mai conosciuto un onorevole né ho avuto bisogno della spinta. La Rai mi ha premiato e ne sono riconoscente».

In primavera andrà in onda su Raiuno la fiction “Vincenzo Malinconico”. Cosa può dirci?
«Che finalmente qui sarò protagonista assoluto! E andrò in ansia per gli ascolti (sorride)».

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