Massimiliano Gallo: «Volevo farlo assolutamente io, l’avvocato Malinconico»

L'attore è l’irresistibile protagonista della nuova fiction di Rai1 tratta dai romanzi di Diego De Silva

Massimo Gallo con Michele Placido
17 Ottobre 2022 alle 08:11

Legale anomalo, marito inaffidabile e aspirante filosofo. Ecco l’identikit di “Vincenzo Malinconico, avvocato di insuccesso”, protagonista (e titolo) della nuova fiction di Rai1 al via il 20 ottobre per quattro prime serate. A interpretare il simpaticissimo personaggio della serie di romanzi creata dello scrittore Diego De Silva (pubblicati da Einaudi) è Massimiliano Gallo. E l’attore napoletano brilla per bravura in questa storia televisiva a metà tra la commedia e il giallo.

Massimiliano, che cosa le è piaciuto di questo ruolo?
«Ho amato tutto fin dall’inizio del progetto. Mi piace che Malinconico sia imperfetto, pieno di debolezze, un personaggio con senso dell’umorismo, che ama filosofeggiare. Lo sento affine a me: è uno che, in un mondo in cui conta l’apparire, viaggia in autobus. Ho sempre voluto interpretarlo. Se non l’avessi fatto io, avrei “rosicato”».

E cosa ha messo di suo nel cucirselo addosso?
«Tanto, perché mi ha preso. Mi sono inventato un paio di cose: il fatto di mettere i post-it nei libri o il modo di “abbracciare” la borsa da avvocato come una sorta di coperta di Linus, anziché portarla, sono tratti che ho voluto io. E mi ha fatto piacere quando De Silva mi ha detto che erano trovate giuste e che da ora in poi, per lui, Malinconico avrà la mia faccia quando scriverà i prossimi libri».

Ma conosciamolo un po’ meglio. Da napoletano, ci spiega cosa intende il suo conterraneo Vincenzo Malinconico quando dice di essere “una mappina” d’uomo?
«Dunque, la mappina è lo straccio che si usa in cucina».

Lo strofinaccio?
«No, no, nemmeno la raggiunge quella dignità: la “mappina” è un pezzo di stoffa sbrindellato, recuperato per non buttarlo via, da un vecchio lenzuolo o una vecchia camicia, con cui poi si spolvera o si asciugano i piatti. In pratica, Malinconico si sente ’na pezza d’uomo (ride)».

Se invece dovesse dare una definizione di sé?
«Sono testardo e credo nel lavoro: se mi metto in testa una cosa, voglio ottenerla a tutti i costi».

Le capita di rimuginare come fa Malinconico, che spesso si perde nei suoi mille ragionamenti?
«Io penso a tante cose contemporaneamente, credo che sia un tratto tipico dei Gemelli, il mio segno zodiacale. Però sono molto fatalista, mi fido del caso. E se qualcosa non succede, mi dico che non doveva succedere. Non mi lascio affliggere dai pensieri».

Pure lei, come il suo personaggio, odia ricevere vocali sul telefonino?
«Non li amo, li tollero. Soprattutto quelli lunghi. Mi chiedo: “Ma non facevi prima a chiamarmi?”. Che fastidio!».

All’avvocato scatta un piccolo tic nei momenti di tensione.
«Sì, quando va in crisi o è in imbarazzo Malinconico cambia l’ordine delle parole nelle frasi. Esempio: “Ho fatto ieri ti proposta una”. Le parole se ne vanno per i fatti loro, la frase la pensa giusta, ma gli esce di bocca “smontata”. Specie al cospetto della sua bella collega, “la Persiano” (l’attrice Denise Capezza, ndr)».

Le donne lo turbano?
«Con il mondo femminile Malinconico è sempre “fuori fuoco”, troppo complicato per lui. L’ex moglie (Teresa Saponangelo, ndr) lo ha lasciato per un altro ma ogni tanto torna da lui. E se lui cerca di ricucire, lei scappa. Ma quando Malinconico mette gli occhi sulla collega bionda, si arrabbia».

Lei invece è felicemente sposato con una collega.
«Ero divorziato. Con Shalana (Santana, attrice brasiliana che ha recitato anche in “Don Matteo”, ndr) ci siamo conosciuti a una cena. Adesso sono sette anni che siamo insieme».

Sua moglie la preferisce nei panni di Malinconico o in quelli del vicequestore Luigi Palma nella serie tv, sempre di Rai1, “I bastardi di Pizzofalcone”?
«Mi preferisce Malinconico. Si sa, alle donne gli uomini con qualche fragilità fanno tenerezza. È il loro fascino inconsapevole».

Per fiction è anche Pietro, il marito di Imma Tataranni, di cui è appena finita la seconda stagione. Due ruoli diversi così vicini non fanno andare in crisi d’identità?
«No, anzi. Io sono contento se la gente vede Pietro, il vicequestore Palma dei “Bastardi”, o Malinconico, e non si accorge che sono sempre io. E io stesso non mi riconosco e vedo Pietro che cammina con le spalle chiuse, Palma che le apre, Malinconico dal passo sgangherato...».

Insomma, è un attore nato. E non poteva che essere così, nella sua famiglia: suo papà Nunzio Gallo è stato un grande interprete e un mito della canzone. E sua mamma, Bianca Maria Varriale, un talento alla scuola di Eduardo...
«Da piccolo non ho mai desiderato altro che recitare. E ho iniziato subito: a 12 anni imparavo a memoria i monologhi di Gigi Proietti».

E quando non lavora è felice? Come dobbiamo immaginarla nei momenti di relax?
«D’estate vado a pescare da solo, così stacco la testa da tutto. D’inverno mi rifugio a casa: per me è come un castello, con il calore della famiglia».

Seguici