Maurizio de Giovanni: «Ricciardi, Mina e i Bastardi son tutti quanti figli miei»

Parla il grande scrittore che ha creato i personaggi di tante fiction di successo (due ora in onda su Raiuno)

Maurizio de Giovanni:
4 Febbraio 2021 alle 09:32

Ricciardi e Mina Settembre sono figli dello stesso padre: lo scrittore Maurizio de Giovanni, già creatore di un’altra serie di successo, “I bastardi di Pizzofalcone”. In pratica tutto quello che scrive approda in tv (all’appello manca l’ex agente segreto Sara, protagonista di altri romanzi, ma arriverà anche lei…) e fa ascolti record.

Quando gli chiedo come si spiega questo “tocco magico”, da napoletano doc mi risponde mostrandomi un enorme cornetto rosso: «Sono fortunato (ride). Sono uno scrittore nazional-popolare, non ambisco a entrare nella storia della letteratura o ad avere il favore della critica, ma a raccontare storie con una forte partecipazione emotiva. Io stesso mi commuovo, rido, godo e soffro insieme con i miei personaggi mentre scrivo. È questa la chiave per entrare nel cuore della gente».

Come sono nati Mina Settembre e il commissario Ricciardi, così diversi e così amati?
«Le serie devono essere diverse a seconda delle occasioni, come gli abiti in un armadio. E poi devono rispondere alle mie diverse esigenze. Ho Mina quando ho bisogno di divertirmi e sorridere. Sara quando ho voglia di intrighi, di noir e di mettere le mani sui misteri italiani. Ricciardi quando ho la necessità di tornare al passato, alla lentezza, a un’emotività soffusa e a valori meno mediati. I Bastardi quando ho bisogno di caos, passando dalla rabbia alla risata. Ma ho già un paio di nuove idee da sviluppare…».

Il metodo di scrittura resta sempre lo stesso nel tempo?
«Sì, una volta che ho il materiale pronto, mi siedo alla scrivania e scrivo chiuso in camera per un mesetto. Mi nutro di avanzi, vengo escluso da ogni attività familiare e lasciato a me stesso, curo l’igiene quando capita, sono fuori dal mondo».

Mina, interpretata da Serena Rossi, non assomiglia a quella descritta da lei e anche la storia è un po’ diversa. Come mai?
«Hanno comprato i racconti che avevo scritto per l’editore Sellerio, ma volevano sviluppare la serie con una vena drammatica nella quale io non mi trovavo, per questo è diversa rispetto al libro. Nel suo caso ho dato solo l’idea, i personaggi, i luoghi e l’impostazione sociale. Ricciardi, invece, è la trasposizione esatta di quello che ho scritto, c’è una corrispondenza perfetta con i libri».

Guanciale assomiglia al “suo” Ricciardi?
«Nei libri lo descrivo di media statura, magro, affilato, non molto bello e con gli occhi verdi. Lino ha fatto un ottimo lavoro, pur essendo un attore tutt’altro che scontroso, antipatico e chiuso come è invece il personaggio. È riuscito a dargli un volto e delle espressioni credibili, sono contento di come l’ha reso».

Ha dato qualche consiglio ai due interpreti?
«A Lino ho detto di immaginare Ricciardi come se avesse sempre un forte mal di testa, che ti porta a pensare in modo frammentario e non ti fa concentrare. A Serena invece ho detto di pensare a Mina come a una persona che fa suo ogni caso che le portano, come se fosse un problema di famiglia».

Lei è stato sui due set?
«Mi invitano sempre, ma non ci vado volentieri perché vedo che metto tutti un po’ in difficoltà, e poi perché sono un pasticcione: inciampo, urto gli oggetti, entro in campo durante le riprese. Quindi vado per salutare, mi diverte, ma lo faccio di rado».

Almeno le hanno fatto vedere le prime immagini del girato?
«No, non voglio vedere il materiale. Rispetto molto il modo di lavorare degli altri, è giusto che io non entri nel merito, se no direi la mia e per rispetto dei ruoli è ineducato, non sono una persona invadente».

Ora che vanno in onda su Raiuno, come guarda le due fiction?
«In genere preferisco essere da solo. Cerco di guardarle come se non conoscessi la storia, con lo spirito dello spettatore. E ci riesco. Sono fiero di dire che queste serie, come pure i Bastardi, si collocano nella fascia alta delle fiction Rai. Anche se sono molto diverse: Mina la paragono a un fast food, Ricciardi a un ristorante stellato e Pizzofalcone a un’ottima trattoria».

La storia di Ricciardi termina con il 12° romanzo. È sicuro di non volerlo riprendere?
«Ricciardi l’ho interrotto all’apice del successo, ma potrebbe tornare. I produttori hanno comprato i diritti di tutti i libri e dei racconti, e se il successo dovesse proseguire spero faranno altre sei puntate. Ma il finale della serie potrebbe anche essere diverso da quello dei romanzi».

Di Mina continuerà a scrivere?
«Intendo scrivere un romanzo all’anno su di lei, mi diverto troppo, quale che sia l’interazione con la serie».

È vero che lei viene pagato come un calciatore? Ossia con un fisso e un premio in base ai risultati?
«Ci sono dei bonus sugli ascolti, sono dei regali, ma il pagamento è sull’idea. Le dico però, con orgoglio, che siamo sull’ordine dei decimali rispetto ai romanzi. È sui miei scritti che guadagno, il resto è una gratificante integrazione. Se smettessi di fare tv, non dimagrirei molto…».

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