Maurizio Lastrico: «Faccio ridere, però non basta per essere sexy»

In "Don Matteo" è conteso tra due donne: «Nella vita vera paga poco essere come il mio personaggio»

19 Maggio 2022 alle 08:52

Maurizio Lastrico ha la voce squillante ed è di ottimo umore, nonostante in questi giorni stia girando di notte a Roma per una nuova serie top secret: «Ma siamo molto felici e va bene così» ci dice in pausa pranzo, tra un boccone e l’altro. Ma intanto vediamo l’attore e comico genovese in “Don Matteo” nei panni del pm Marco Nardi, conteso dalla sua ex, la capitana Anna Olivieri (Maria Chiara Giannetta), e dalla giovanissima Valentina (Emma Valenti): «Sono due partner belle e piene di vita. Un’accoppiata un po’ strana per un over 40 come Nardi. Ma gli sceneggiatori sono furbi e hanno eliminato da Spoleto (dove si gira la serie, ndr) tutti gli uomini tra i 40 e i 50 anni, così non ha rivali. È come con le piattaforme per vedere le partite di calcio: anche se sai che prende male, ti devi adeguare».

Triangoli amorosi che capitano soltanto nella finzione, vero?
«Posso dire proprio di sì. Non sono un sex symbol. Però la cosa forte di Nardi è che non fa leva sulla bellezza, è un persona molto normale. A colpire è più il suo animo, l’essere comprensivo, i suoi valori, l’umorismo, avere un cuore buono. Nella vita non paga tanto, ma d’altra parte “Don Matteo” è una fiaba».

Valentina è figlia di Anceschi (Flavio Insinna) e nipote di Cecchini (Nino Frassica). Ti piacerebbe imparentarti con due come loro?
«Nelle prossime puntate vedrete cosa significa essere parenti di quei due lì. Dovrà esserci un amore sconfinato verso Valentina per avere a che fare con gente del genere».

Tra comici si riesce a rimanere seri mentre si lavora?
«Impossibile, anche se non rido facilmente. Frassica è come se avesse una lente surreale che gli fa vedere il mondo sotto un altro aspetto, riesce ad appigliarsi alle situazioni in modo sorprendente, è quasi poetico. Ha una grande disciplina, è molto serio sul lavoro. Però poi dispensa i suoi tocchi geniali anche alla troupe e alle comparse».

Oltre a Maria Chiara Giannetta, con chi hai legato sul set?
«Io e lei siamo amici, abbiamo lo stesso umorismo, condividiamo le medesime scelte lavorative e ci piace chiacchierare per il gusto di farlo. Domenico Pinelli (il carabiniere Romeo Zappavigna, ndr) è un talento mostruoso, è il classico compagno di banco, è l’amico che mi sgrida se sono pigro o trasandato. È una figura fondamentale per me».

Se Nardi si dovesse sposare, chi vorresti tra don Matteo e don Massimo a celebrare il matrimonio?
«Mi piacerebbe un rito civile celebrato da Nino Frassica, e che Pippo facesse il chierichetto laico!».

Cosa ti ha lasciato Terence Hill e cosa ti ha dato Raoul Bova?
«L’amore di Terence per il suo mestiere ha permeato tutta la troupe. Ha un’attenzione e un approccio quasi mistico al lavoro. Per quanto facciamo una cosa leggera, ci ha fatto capire che abbiamo una bella responsabilità. I ragazzi si appassionano alle storie che raccontiamo e noi cerchiamo di farlo nel modo più avvincente possibile. Invece Raoul ci ha insegnato l’umiltà e la dedizione».

Torniamo a parlare d’amore. Cosa seduce Maurizio Lastrico?
«L’imprevedibilità, l’intelligenza e la sensibilità. È bello stare vicino a una persona che ha uno sguardo profondo e ironico sul mondo».

Invece la tua “arma” con le donne qual è? Si dice che basti farle ridere. Ne avrai a decine ai tuoi piedi.
«Non è vero, è una cavolata! Alla fine piacciono gli uomini ombrosi. Fai tanto il saltimbanco e poi... ma non mi ritengo un seduttore».

Allora come hai conquistato la tua compagna Elisabetta?
«Ci conosciamo da tanto tempo. Però l’amore è scattato due anni fa e durante il lockdown siamo andati a convivere».

L’amore ti fa fare follie?
«Mi dà serenità. È una condizione imprescindibile per vivere la vita, scrivere le mie cose. È una base che dà qualità al tempo libero e lo rende più denso, è un modo per fare anche progetti insieme, confrontarsi. Mi fa star bene. Mi sento più me stesso».

Anche lei è un’attrice?
«No. Mi aiuta nella parte gestionale di questa carriera multiforme che ho, pur essendo disordinata come me: quando torniamo a casa passano due minuti prima di capire se siano entrati i ladri o l’abbiamo lasciata noi così».

L’amore ti ispira poesie in endecasillabi come quelle che declamavi a “Zelig”?
«No, mi ispirano più le sfortune. Mi piace raccontare i momenti di disagio. Ho provato a scrivere d’amore, ma mi pareva retorico e piagnone».

Durante il lockdown hai dato sfoggio delle tue doti ai fornelli: ti piace sedurre con il cibo?
«Ho un’ammirazione profonda per chi fa da mangiare. Sono un fruitore di cibo alla fine del processo creativo. A volte, quando voglio dare un tocco romantico alla serata, scelgo io i piatti da ordinare a domicilio. Io mi occupo della parte ludica della coppia: giochi, viaggi, scemate, tenerezza».

Ma almeno ti fai bello per lei?
«Lotto tra la pigrizia e la voglia di lasciare andare gli ormeggi, e i momenti di narcisismo in cui spero in 15 giorni di avere il fisico di un nuotatore usando qualunque scorciatoia, dal guru della dieta ai consigli del collega fisicato. In realtà non ho neanche bene la percezione del mio corpo, mi sento piccino e sfigatello anche se sono alto 1 metro e 91. Non so dire a me stesso cosa devo fare, cerco sempre un professionista che mi indirizzi. L’ideale sarebbe che mi dessero il ruolo di un super marine, così mi affiderei a un tenente della marina per l’addestramento!».

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