“Mina Settembre”, Giuseppe Zeno: «Chi vuol bere un caffè con me?»

L'attore è un medico bello e simpatico nella fiction di Raiuno che vede protagonista Serena Rossi

Giuseppe Zeno
28 Gennaio 2021 alle 09:08

Com’è questo Domenico Gambardella detto Mimmo che la domenica sera imperversa nella serie “Mina Settembre” su Raiuno (e nel cuore di molte telespettatrici)? Rispondiamo come sullo schermo dice a Mina (l’attrice Serena Rossi) una delle sue care amiche: «Brutto non si può dire».

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È la prima cosa che si può dire anche di Giuseppe Zeno?
«Diciamo che per le amiche di Mina mi sono dovuto allargare le spalle, tonificare il sedere, ingrandire le mani, un intenso lavoro dal punto di vista attoriale... (scherza, ndr)».

Domenico Gambardella, ginecologo napoletano, bello e simpatico.
«È un personaggio brillante e positivo, fa leva su una sorta di ingenuo romanticismo, sempre pronto a mettersi a disposizione e al servizio del prossimo, conosce bene i problemi delle persone, sa capire chi ha davanti e così pure capisce i disagi e le conflittualità di Mina».

Ci si è ritrovato?
«Mi ha dato grande soddisfazione, è riuscito a tirar fuori una chiave leggera e brillante che un po’ mi appartiene, ma che a volte gli addetti ai lavori sono portati a pensare che io non possa avere: mi danno spesso ruoli drammatici».

D’altronde ha interpretato personaggi parecchio “abbrutiti”: mafiosi, camorristi, assassini...
«In realtà ho interpretato anche personaggi eroici, romantici o decadenti, l’avvocato, il magistrato, il velista... Ma i ruoli da cattivo mi sono rimasti addosso nell’immaginario collettivo».

Come mai?
«Perché il male suscita più fascino, un personaggio cattivo ispira nel pubblico l’idea che si possa redimere, cambiare atteggiamento. Il bene si dà per scontato. Il personaggio che agisce nel fango e nella melma resta più impresso».

Nella serie è un ginecologo: in tema di nascite è preparato, essendo diventato papà di due bimbe negli ultimi tre anni.
«Beh, diciamo che con i ginecologi ci ha avuto a che fare più mia moglie (l’attrice Margareth Madé, ndr). Però io, di conseguenza, ho imparato qualcosa, ho certamente ampliato il mio vocabolario e repertorio in materia, riesco a intuire il senso della terminologia».

La storia di “Mina Settembre” esce dalla penna dello scrittore Maurizio de Giovanni. Lo conosceva?
«Un anno prima che si sapesse qualcosa di questa serie, tramite un’amica comune, de Giovanni mi fece avere il romanzo “Dodici rose a Settembre” autografato e con tanto di dedica. Allora lo ringraziai, poi l’ho considerato un segno premonitore».

La sua “napoletanità” come emerge da questa serie?
«In termini di cifra linguistica, essendo io originario di Ercolano. Non abbiamo osato fino in fondo nel dialetto perché è un prodotto per un pubblico generalista, se avessimo marcato troppo alcune cose non sarebbero state di immediata comprensione. Ma resta una musicalità dialettale che mi appartiene».

Cos’altro della città le appartiene?
«C’è il mio conoscere Napoli, le sue peculiarità, le sfaccettature, le persone del posto con le quali mi sono confrontato, degli amici a cui mi sono ispirato nel modo di guidare la moto veloce, curvo e sgasando, e nel modo di espormi sentimentalmente nei confronti di Mina».

La cosa più tipica che fa il suo Mimmo?
«Prova continuamente a invitare Mina a prendere un caffè. A Napoli tutti ti dicono: “Pigliammoce ’nu cafè” e lui, infatti, continua a chiederle: “Ti posso offrì ’nu cafè?”. E per quanto ci abbia provato, finora non li abbiamo visti bere un caffè insieme».

Giorgio Pasotti, che interpreta il marito di Mina, definisce Mimmo «un tamarro pazzesco».
«Se per “tamarro” si intende una persona non convenzionale, non legata al seguire ostinatamente la moda nel vestire, una persona genuina, che non fatica a essere se stessa e a esternare il suo mondo, probabilmente è così».

Ma lei, a differenza del suo Mimmo, sembra tutto meno che un “tamarro”...
«Chissà, visto che non amo essere legato alle convenzioni in questo sì, forse sono un po’... “tamarro” (ride)».

Con la protagonista Serena Rossi vi conoscete da quasi vent’anni.
«Ci siamo incontrati nei primi anni Duemila sul set di “Un posto al sole”, io facevo una “guest”, un personaggio che è durato due o tre mesi, avevo il ruolo di un pugile omossessuale».

Come fu quell’incontro?
«Interagivo poco con lei, non abbiamo girato molte scene insieme, più che altro ci incontravamo al bar. Poi ci siamo rivisti più a lungo sul set della serie “Il clan dei camorristi”».

Ma anche lì non è stato amore...
«Tutt’altro! Ricordo una scena dove andavo a spaventare suo padre perché mi cedesse la fattoria. Giravo in moto in maniera intimidatoria intorno a questa fattoria continuando a minacciare...».

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