Raoul Bova su Canale 5 con “Buongiorno, mamma!”

L'attore è il protagonista della nuova serie di Canale 5 in partenza il 21 aprile

Raoul Bova in "Buongiorno, mamma!"
14 Aprile 2021 alle 08:55

L'attesa per “Buongiorno, mamma!”, la nuova serie di Canale 5 che vede Raoul Bova nei panni del protagonista, sta per finire. La partenza è prevista per il 21 aprile e noi di Sorrisi abbiamo intervistato l’attore in anteprima. Ma la tentazione di chiedergli subito dello scherzo realizzato da “Le iene”, che gli hanno fatto credere di essere diventato nonno, è irresistibile.

Raoul, si è ripreso?
«(Ride) L’idea di diventare nonno non mi spaventava, in realtà. Mi preoccupava solo che mio figlio potesse essersi trovato in una situazione strana. E poi quel bambino era così bello: non chiedeva il biberon, gli davo il ciuccio e si calmava... sembrava un bambolotto! Ho detto: lo tengo io, tanto con un figlio in più o in meno... a casa c’entriamo! Ho chiamato l’avvocato e lui: “Ma dove lo porti! Fermati non lo puoi prendere... è sequestro di minore!”».

Certo, con i bambini di esperienza ne ha. Nella vita ha quattro figli e nella nuova serie “Buongiorno, mamma!”, di cui è protagonista, pure...
«Sì. Sono Guido Borghi, padre di quattro figli e, proprio come me, due maschi e due femmine».

Lei e il suo personaggio vi siete “scambiati consigli”?
«Abbiamo tante cose in comune. La gestualità, il modo di muoversi, il modo di prendere il più piccolo in braccio, di giocarci, fare le vocine, sono cose che mi sono venute in modo automatico perché le utilizzo quotidianamente con le mie figlie più piccole. Poi è ovvio che i miei figli hanno caratteri diversi da quelli della sceneggiatura e che il mio personaggio si trova davanti a situazioni più “intense”. Ma nell’interpretarlo alcuni spunti mi sono serviti anche nella vita reale. È un po’ come se durante le riprese in quel periodo della mia vita io avessi avuto otto figli!».

Che vicenda è?
«La storia, una commedia familiare che nasconde un mistero, si svolge in circa 30 anni, dagli Anni 90 ai giorni nostri, e per ogni fase ci sono ovviamente un trucco, un’acconciatura e uno stile diverso. È stato divertente».

Con barba e baffi, solo con i baffi, con la faccia pulita, con i capelli più o meno scuri... qual è il suo look preferito?
«Ovviamente quello dell’anno in cui ero più giovane! È la magia del cinema, che ti toglie 20 anni in un’ora: ero così contento di non avere capelli bianchi, di avere la barba scura... Vedendomi nei panni di Guido a 25 anni mi sono ricordato di come ero davvero a quell’età, delle cavolate che si fanno da giovani, dei dubbi sul futuro, dei sogni».

E com’era il Raoul 25enne?
«Sono sempre stato un sognatore: ho sempre pensato che se nella vita vivi con amore, prima o poi la vita ti sorprende. E la mia sorpresa è stata il cinema. Quando mi sono ritrovato a 25 anni a fare il mio quinto film non ci potevo credere, la mia vita era cambiata. E a quel punto il sogno era quello di arrivare in America, come per qualunque attore».

E ci è arrivato.
«L’America l’ho toccata, diciamo così».

In realtà ha girato diversi film oltreoceano. Tra gli altri, “Avenging Angelo” con Sylvester Stallone, “Alien vs. Predator”...
«Nella vita quando vuoi tanto qualcosa e ci metti l’anima per ottenerla, senza venderla beninteso, in un modo o nell’altro accade. Poi però l’anima deve sentirsi bene in quella situazione e invece la mia non si sentiva a suo agio in quell’ambiente. La verità è che che mi ero reso conto di non essere così felice come pensavo».

E ha deciso di tornare in Italia.
«Noi italiani alla fine torniamo sempre in patria (sorride). Non c’è Paese più bello!».

Oggi con i nuovi network internazionali è più facile per un attore italiano lavorare in America.
«È vero. Nel periodo in cui è successo a me (i primi anni Duemila, ndr) è stata la mia “grande occasione”. Ma solo perché ho incontrato degli angeli, delle persone che mi hanno portato fin là: è la vita che mi ha regalato delle belle opportunità, io non ho grandi meriti in questo».

Su Raoul, non sia così modesto.
«Sono dell’idea che vada sempre dato il giusto peso a quello che è il tuo merito, ma anche a quello che ti hanno dato gli altri. Sennò ci si dimentica di come ci sei arrivato a raggiungere un traguardo: durante il percorso ci sono sempre delle persone che ti hanno supportato. Invece molti hanno la memoria corta».

Torniamo al suo Guido.
«Incontra Anna quando sono entrambi giovani, pieni di speranze e con tutta la vita davanti. Si innamorano follemente e bruciano le tappe: vogliono mettere su una famiglia e i figli arrivano subito: quattro. Francesca, poi Jacopo, Sole e il piccolo Michelino. Guido è preside di una scuola, i soldi sono contati ma la loro unione è solida e Guido è un padre amorevole, affettuoso e sa come prendere i figli».

Lei che figlio è?
«Sono cambiato crescendo, ma sono sempre stato rispettoso delle regole».

Mai stato ribelle?
«Ribelle magari no, ma non stavo zitto: se c’era qualcosa che non andava bene non me lo tenevo dentro».

E Raoul papà com’è?
«Ho quattro figli in età diverse: ognuno con le sue esigenze e le sue difficoltà (Alessandro Leon di 21 anni, Francesco 19, Luna 5, Alma 2, ndr). I più piccoli magari non riescono a salire sullo scivolo e i più grandi hanno un futuro incerto davanti e devi infondere loro fiducia e sicurezza. L’educazione che cerco di dare è quella che ho ricevuto. Non credo nella punizione ma nella autocorrezione: i genitori ci sono, sono attenti, ma se uno sbaglia deve correggersi da solo. Impongo poche regole, ma non vanno trasgredite».

Quali sono?
«La sincerità, l’onestà, il rispetto per se stessi e per gli altri».

Nella serie Guido insegna a nuotare a sua figlia Sole. Anche lei l’ha fatto con i suoi figli?
«Sì, l’acqua è un elemento che ben conosco e deve essere amico. Insegnare a nuotare è compito degli insegnanti, ma all’acquaticità ci ho pensato io: quando sono nati li ho messi tutti subito in acqua».

E il Raoul attore in che cosa è impegnato?
«Aspetto che si concretizzi un film per il cinema, una coproduzione internazionale che dovrei cominciare a girare a inizio estate. Tratto da una storia vera, è un film dove la musica è la protagonista».

E la tv?
«Ci sarà una serie sull’operato della Croce rossa italiana, è un progetto in fase di scrittura, che vedrà la luce il prossimo anno».

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