Home TvFiction«Sacrificio d’amore», parlano i protagonisti Francesco Arca e Francesca Valtorta

«Sacrificio d’amore», parlano i protagonisti Francesco Arca e Francesca Valtorta

Parte l'8 dicembre la nuova fiction di Canale 5 ambientata nelle cave di Marmo di Carrara. I due attori sono «Pronti per un vero Sacrificio d'amore»

30 Novembre 2017 | 16:15 di Solange Savagnone

Una fiction sontuosa. A partire dalla sigla, cantata niente meno che da Mina e curata da suo figlio Massimiliano Pani. «Sacrificio d’amore» è una lunga serie tv in 21 puntate prodotta da Endemol Shine Italy al via l’8 dicembre su Canale 5. Si tratta di una storia in costume ambientata, a partire dal 1913, nello spettacolare paesaggio delle cave di marmo di Carrara, che per la prima volta diventano protagoniste di una fiction. Si parte quindi dalla fine della Belle Époque, si attraversa l’inferno della Prima guerra mondiale e si arriva fino al dopoguerra. Al centro della vicenda c’è la grande storia d’amore dei due protagonisti. Francesco Arca è Brando, un cavatore, un ragazzo idealista che si batte per i diritti dei lavoratori. Francesca Valtorta, invece, è Silvia, una donna di umili origini, emancipata e sposata con Corrado Corradi, interpretato da Giorgio Lupano, uomo illuminato nonché proprietario delle cave di marmo dove lavora Brando. La rivalità tra i due uomini non riguarderà soltanto Silvia, ma sfocerà anche in una disputa sociale.

Ci sono poi altre storie che renderanno ancora più appassionante la serie. C’è l’amore contrastato tra due giovani sognatori: Tommaso (Rocco Giusti), precettore del figlio di Silvia e Corrado, e la domestica Maddalena (Desirée Noferini). C’è il patriarca Leopoldo Corradi (Paolo Malco), un uomo arrogante e avido di potere che ha un pessimo rapporto con il primogenito Alberto (Ruben Rigillo). E ancora, Alessandro (Luca Bastianello), figlio dell’anarchico Annibale (Luca Biagini), medico di un ospedale per proletari dove finiscono molti operai malati ai polmoni. Tutti loro saranno pronti a sacrificarsi per amore e per i propri ideali, per i diritti e contro le ingiustizie. Fino a quando la guerra stravolgerà le loro vite.

«Sacrificio d'amore»: i vestiti, lo stile e la moda dell'epoca

Francesco arca, l’eroe romantico

Foto: Andrea Montovoli e Francesco Arca

Francesco Arca ci racconta del suo personaggio, un cavatore, anzi un «lizzatore». «Ci sono vari ruoli in una cava. I lizzatori erano quelli che portavano i massi di marmo a valle, facendoli scivolare con una sorta di slitta di legno: un’operazione pericolosa. Ma anche oggi lavorare nelle cave è rischioso: due anni fa due ragazzi hanno perso la vita per una frana. Noi sul set abbiamo usato massi finti, dove possibile, ma le cave di Carrara sono vere».

Molte riprese sono state fatte in Veneto.
«Sì, ad Asiago nelle trincee della Grande guerra. Girare nei posti che sono stati teatro di eventi veri e così drammatici è stato ancora più toccante».

Ci spieghi chi è Brando.
«Un personaggio molto fisico e un idealista. Per amore della famiglia, dei suoi compagni e di Silvia, la moglie del padrone, farà scelte dolorose. È un uomo d’altri tempi, un eroe romantico come non ce ne sono più molti».

Com’è stato lavorare in una serie così lunga?
«È andata bene, ma è stato massacrante. In sette mesi abbiamo realizzato 21 puntate da 80 minuti. Giravamo 12 ore al giorno, da lunedì a venerdì. Non potevamo mai staccare. È stato molto pesante. Ora, però, qualunque altro lavoro mi sembra in discesa!»

Francesca Valtorta, la passionaria

Per Francesca Valtorta il ruolo di Silvia è forse il più importante della sua carriera, perché è il primo da protagonista. «È arrivato nel momento giusto. Dopo tanta gavetta».

Com’è la sua Silvia?
«È una donna di umili origini, figlia di contadini, che ha studiato per fare la maestra. È felicemente sposata con un uomo di un ceto superiore, proprietario di alcune cave e azionista dell’ospedale dove lei fa la volontaria. La sua vita però viene sconvolta dall’incontro con Brando: all’inizio è attrazione fisica ma poi…».

In effetti ci sono diverse scene d’amore. Imbarazzo?
«No, ero abituata perché in “Squadra antimafia” (era la boss Rachele Ragno, ndr) ne ho girate diverse. Sono scene divertenti, non impegnative. Ho provato più imbarazzo per altre scene, Silvia è emotiva e gliene succedono di tutti i colori».

Ma almeno indossa abiti e gioielli bellissimi.
«Ci ha seguito una costumista teatrale e gli abiti erano fatti quasi tutti su misura. La preparazione delle acconciature, poi, era molto laboriosa. Anche per le scene più semplici ci volevano un paio di ore di lavoro. Ma trasformarmi fisicamente è stato molto utile per entrare nell’atmosfera e nel personaggio: gonna stretta e busto mi aiutavano anche nella postura a diventare Silvia».