Home TvFictionPeppino Mazzotta: «Accanto a Marco Bocci mi trasformo in un mostro»

Peppino Mazzotta: «Accanto a Marco Bocci mi trasformo in un mostro»

L’abbiamo conosciuto nei panni di Fazio, il fedele braccio destro di Montalbano, lo ritroviamo spietato in «Solo» su Canale 5

Foto: Peppino Mazzotta interpreta Bruno Corona nella fiction «Solo»

22 Novembre 2016 | 16:02 di Solange Savagnone

Nei panni di Bruno Corona, figlio di un boss della 'ndrangheta nella fiction di Canale 5 «Solo», Peppino Mazzotta è irriconoscibile. Lo sguardo, i modi, la durezza. Niente a che vedere con Fazio, puntiglioso braccio destro del commissario Montalbano, che interpreta ormai da 18 anni.

Peppino, come ha fatto a rendere così cattivo il personaggio di Bruno?
«Ho coltivato la mia parte oscura e alimentato il mio malumore. Ma passare sei mesi costantemente arrabbiato non è stato facile. Un giorno mi sono sfogato con Marco Bocci perché non ce la facevo più a maltrattare le persone».
Vuol dire che il peggio deve ancora venire?
«Mano a mano che la storia si complica Corona peggiora. È un cattivo puro, un demonio senza redenzione».
Nella fiction lei e Marco Bocci siete inseparabili. Come si è trovato con lui?
«Marco è una conoscenza recente, ma abbiamo legato subito. Mi ha sostenuto e confortato fin dal primo giorno di riprese. È un attore generosissimo e instancabile. Tant'è che molte scene in cui erano previsti gli stuntman ha voluto girarle lui stesso. E io, per non essere da meno, ho fatto altrettanto. Ci siamo divertiti, è un collega perfetto. Siamo stati benissimo».
Bruno Corona è l'opposto di Fazio. In quale personaggio si sente più a suo agio?
«Quando si parla di Fazio c'è un problema: lo frequento da tanti di quegli anni che ormai non riesco più a vederlo come un ruolo da interpretare. È diventato un fratello, un parente. Dopo 18 anni è così naturale infilarmi nei suoi panni che non distinguo più dove finisce lui e dove comincio io. Corona invece è un personaggio che ho studiato, che ho dovuto costruire. È stato un lavoro più gratificante perché mi sono dovuto sforzare per ottenere un risultato».
Corona ucciderà, professionalmente parlando, il buon Fazio?
«Non lo so. Tra pochi mesi andranno in onda due nuove puntate de ?Il commissario Montalbano?. Saranno storie tremende, ispirate alla cronaca nera. Una è tratta dal romanzo di Andrea Camilleri ?Un covo di vipere?. L'altra, ?Come voleva la prassi?, è ricavata dai racconti. Mentre tra aprile e giugno inizieremo a girare altri due episodi. Per quanto riguarda ?Solo?, se faranno una seconda stagione Corona ci sarà. Sarà una presenza forte nell'immaginario del pubblico, che si aggiungerà a quella di Fazio».
Bruno è calabrese come lei. Che esperienza ha di quella realtà?
«Ho lasciato la Calabria a 21 anni per fare teatro. Non ho avuto rapporti con la ?ndrangheta. Invece ho esperienza diretta della cultura di quella terra e dei fortissimi legami di sangue che si creano nelle famiglie, anche quelle oneste».
Lei che rapporto ha con la sua famiglia di origine?
«Da sei anni vivo a Napoli ma sento i miei regolarmente, anche se li vedo poco. Sono figlio di contadini, grandi persone che però hanno un modo tutto loro di manifestare i sentimenti».
Per curiosità: una commedia la farebbe mai?
«Mi piacerebbe misurarmi in un ruolo nuovo. Ma l'Italia è piena di attori straordinari, il lavoro è poco e dobbiamo dividercelo. Capita anche di restare a casa. In quei periodi vado in barca a vela, scrivo testi teatrali e sceneggiature. E mi dedico alle mie piccole passioni, dal restauro di mobili antichi al pugilato...»