“Un passo dal cielo”, parla Gianmarco Pozzoli, il tenero Huber

L'attore prova grande simpatia e un pizzico di tenerezza per il “suo” Huber Fabbricetti, il fedele assistente del commissario Nappi (Enrico Ianniello)

Gianmarco Pozzoli
20 Maggio 2021 alle 09:00

Gianmarco Pozzoli prova grande simpatia e un pizzico di tenerezza per il “suo” Huber Fabbricetti, il fedele assistente del commissario Nappi (Enrico Ianniello) a "Un passo dal cielo". Esattamente come noi, che lo seguiremo anche giovedì per l’ultima puntata di questa stagione.

Ci sarà una settima stagione?
«Non ho ancora notizie in merito. Però mi piacerebbe. "Un passo dal cielo" per me è un po’ come una famiglia. È la “comfort-zone” del mio lavoro. E poi come si fa a non sentire la mancanza di quei posti incantati...».

Già, San Candido, il lago di Braies, Cortina d’Ampezzo, San Vito di Cadore...
«Hanno contribuito tanto al successo della serie, un po’ come è successo con Montalbano. Penso di essere l’unico, insieme con Terence Hill, a esserci tornato spesso anche fuori dal lavoro. Mi ci sono persino sposato!».

Dove?
«A San Candido. Con mia moglie Alice abbiamo organizzato una cerimonia suggestiva nella quale abbiamo legato le nostre promesse d’amore alle zampe di un falco, che è volato via portandole con sé. Avremmo voluto farla in un maso sul Monte Baranci, con gli invitati trasportati in seggiovia, ma purtroppo c’era la neve e ci siamo “accontentati” di rimanere ai piedi della montagna».

Lei ama la montagna ma vive a Milano.
«Sì, ci sono nato, ma amo anche Roma. Quando ero ancora single e giravo gli interni di "Un passo dal cielo" a Formello, poco distante da Roma, ne approfittavo per fare il turista. Ora, invece, con mia moglie soggiorniamo a Trevignano Romano, sul lago di Bracciano: lo preferiamo al traffico della città».

Torniamo a quell’adorabile pasticcione di Huber.
«A Huber ho portato in dote la meraviglia verso la natura e la passione per le cose antiche e preziose. Poi gli ho regalato la mia balbuzie, che non era stata prevista dagli sceneggiatori. Quella di Huber è la mia, anche se la sua l’abbiamo un po’ esasperata per renderlo più divertente. Non potendola eliminare nella realtà, è diventata uno dei tratti distintivi del personaggio. Diverse volte gli spettatori hanno sentito il commissario Nappi dire a qualcuno: “Già ho un assistente che balbetta, non ti ci mettere pure tu con frasi complicate!”».

Prima ha accennato al suo matrimonio. Con sua moglie e i vostri due bambini sui social siete i “The Pozzolis Family” e siete seguitissimi.
«Per fortuna era già sul web prima della pandemia e ci ha risparmiato tante angosce economiche... A novembre dovremmo riprendere il tour in teatro. Poi stiamo scrivendo una serie, ci piacerebbe diventare i “Sandra e Raimondo” dei giorni nostri. Anche se loro, paradossalmente negli Anni 70, erano molto più liberi di essere cinici e ironici. Far ridere oggi è diventato decisamente più complicato».

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