Home TvFictionAmbra Angiolini: «Faccio tutto, o niente. Io sono libera»

Ambra Angiolini: «Faccio tutto, o niente. Io sono libera»

Ha dimostrato di saper fare tutto e anche molto bene, ora torna su Canale 5 con "Il silenzio dell’acqua 2", pubblica un libro, interpreta un nuovo film

Foto: Ambra Angiolini  - Credit: © Alberto Buzzanca

19 Novembre 2020 | 9:10 di Giusy Cascio

Va in onda su Canale 5 con la seconda stagione della fiction “Il silenzio dell’acqua”, ha finito di girare il film “Per tutta la vita”, e ha appena pubblicato il suo primo libro, “InFame” (Rizzoli). Signore e signori è (di nuovo) il momento di Ambra: attrice, cantante, personaggio televisivo, ora anche scrittrice. Una “fantasista”, insomma, che da quasi trent’anni consideriamo come una figlia, una sorella, una di casa. Tanto che viene naturale darle del tu.

Ambra, hai tante belle cose in ballo. Da quale vuoi iniziare?
«Andrei a caso: pesca tu il bigliettino (ride)».

Cominciamo dalla serie tv. Torni nei panni di Luisa Ferrari, vicequestore poco empatica. Anzi, quasi antipatica. Nella seconda stagione si scioglierà?
«Antipatica è come la vedono superficialmente. Succede alle donne che non mostrano la voragine di emotività che hanno dentro. Permettimi di fare una sorta di “Pubblicità Progresso”: tiriamo fuori le fragilità! Alla mia Luisa l’occasione si presenterà in questa seconda stagione, quando lei, madre mancata, ritroverà una bambina in un bosco e si legherà molto a questo esserino indifeso che il destino le ha fatto incontrare sulla sua strada».

E che cosa succede con il collega Andrea Baldini, ovvero Giorgio Pasotti?
«Per me Andrea e Giorgio sono la stessa cosa. Ormai Giorgio lo chiamo Andrea. O Baldini. Mi è piaciuto così tanto calarmi nella serialità, che non vorrei più smettere. C’è identificazione totale con i personaggi, farei altre mille stagioni».

Riassunto del set?
«Il mio tormentone: “Sei in un mare di guai, Baldini”. A Giorgio gliela ripeto anche al telefono, questa frase, anche quando parliamo di fatti nostri. È stata la prima battuta del copione che dovevo pronunciare. Bastava un attimo e poteva venire in stile telenovela venezuelana, tipo “Topazio”. Mi sono detta: “Se la sbaglio, sono veramente nella m...”. Invece è andata bene e quindi l’abbiamo messa pure nella seconda stagione».

Ti vedo ferrata su “Topazio”.
«Scherzi? Se devo pensare a un ricordo felice della mia infanzia mi viene in mente il lettone di mia madre che diventava una specie di piazzetta del paese dove tutti noi, io, mio fratello Andrea e mia sorella Barbara, ci radunavamo la sera, mentre c’era Drupi che cantava la sigla: “Così piccolaaa e fragileee”».

“Piccola e fragile” è un aggancio per parlare del tuo libro, “InFame”. Perché tu eri poco più di una bambina quando hai incontrato la bulimia. Nel romanzo descrivi le abbuffate, il vomito, la pancia con un vuoto da riempire ancora, e ancora. Una parola, questo “ancora”, che non sopporti.
«Quando alla parola “amore” sostituisci la parola “ancora” inizi ad avere una fame insaziabile. Comincia quando incontri qualcuno che non ti capisce, che ti chiede di essere qualcos’altro, ancora, ancora e ancora. Tu invece ti fai tante domande, sei diversa, non cedi all’idea di rimanere nel posto dove ti hanno messo tutti. E finisce che ti senti sbagliata».

Ma non è un libro triste, anzi. A tratti è buffo, divertente. C’è ironia persino quando scrivi: «Sono venuta al mondo sfocata». È così che ti sentivi da bambina?
«Ma io sono buffa, guardandomi con distacco. La bambina che vedo, e che ero, sarebbe nata così anche se come genitori avesse avuto due ornitorinchi».

Oggi cosa provi guardando crescere i tuoi figli? Jolanda ha 16 anni, Leonardo 14, sono grandi.
«Guardo loro le spalle, senza impedire che scrutino l’orizzonte da soli. Non impallo la visuale, li proteggo, ma non li ostacolo. Li lascio essere ciò che sono».

E come sono?
«Danda è una ballerina classica della vita. Tra una piroetta e un “grand jeté” ha le sue priorità, è generosa, ha il terrore di ferire gli altri, è saggia, non mi dà mai motivo per sgridarla. Ci divertiamo insieme. Dipingiamo con gli acrilici, facciamo bricolage: l’altro giorno volevamo mettere in piedi una scarpiera, ma poi è diventata un appendiabiti. Leo è un ragazzone più schivo. In pratica vive con noi in subaffitto, se ne sta sulle sue. A casa c’è la regola che almeno un’ora la sera ci si parla. Lui svicola, dice che ha da fare filosofia o matematica, trova ogni scusa. E io mi consolo: “Beh, ma per quanto studia almeno diventerà un genio”».

Con Francesco Renga avete fatto un ottimo lavoro.
«Incredibile, eh (ride)? Ce lo chiediamo ancora oggi com’è mai possibile che da due come noi siano venuti fuori due come loro. Rido, perché sembra un complimento, ma non lo è».

Come quelli che ti incontrano e ti dicono: «Ma come stai bene...».
«Tremendo! Quando succede a me, penso: “Vuol dire che prima ero uno schifo?».

Non saresti uno schifo neanche se ti impegnassi. E sei simpatica, quasi quanto il tuo cagnolino nero che sbuca sul divano quando fai le dirette Instagram.
«Si chiama Bugo, come il cantautore. L’ha battezzato così mia figlia, perché è una sua fan. L’abbiamo preso, guarda caso, poco prima che Bugo mi chiedesse di fare il video della sua canzone “Mi manca”. Cose strane della vita: io non lo conoscevo!».

Hai appena finito di girare “Per tutta la vita” di Paolo Costella, il nuovo film che ti vede nel cast con Luca e Paolo, Fabio Volo, Carolina Crescentini, Claudia Gerini, Filippo Nigro e Claudia Pandolfi.
«Spero che, Covid permettendo, esca nelle sale presto, perché lo merita: è una commedia sull’amore che va e viene. E sul matrimonio».

Matrimonio?
«Occhio, che ora arriva la domanda che piace ai giornalisti. Siete fissati con ‘sto matrimonio».

In passato hai dichiara- to: «Sono sposata con me stessa, non ho bisogno dell’abito bianco». Vale sempre?
«E chi lo dice? Vivo, penso, agisco, smentisco, vediamo come va la vita. Faccio tutto, o niente. Io sono libera».

Un altro caso per Luisa Ferrari, protagonista della fiction

Pronti per un nuovo intricatissimo giallo, in cui è difficile capire il movente e indovinare il colpevole tra tanti sospettati? Dopo il successo della prima stagione, arriva “Il silenzio dell’acqua 2”, secondo capitolo della fiction coprodotta da RTI e Garbo Produzioni, diretta da Pier Belloni e girata nella provincia di Trieste, tra rocche, borghi e scenari marini mozzafiato. Torniamo un anno dopo nel paese immaginario di Castel Marciano e i vicequestori Luisa Ferrari (Ambra Angiolini) e Andrea Baldini (Giorgio Pasotti) si ritrovano insieme per risolvere il caso legato a un efferato duplice omicidio: quello di una giovane madre, Sara Liverani (Margherita Laterza), assieme al figlio adolescente Luca (Pietro Belloni). La donna è stata uccisa a coltellate, il ragazzo con un colpo d’arma da fuoco. Luisa, che è una madre mancata, a un certo punto incontrerà la figlia minore di Sara, Giulia (Jessica Claudia Paun), una bambina che ha soltanto 6 anni, un essere indifeso che viene trovato a vagare nel bosco in stato di shock. E con lei creerà subito un legame speciale. Intanto il suo collega è preso da problemi affettivi. Sembrava andare tutto bene con la sua compagna Roberta (Camilla Filippi): lui le ha anche chiesto di sposarla. Ma improvvisamente, dopo quasi 18 anni di assenza, torna a farsi vedere Elio Moras (Stefano Pesce), il padre biologico di Matteo (Riccardo Maria Manera), il figlio di Roberta a cui Baldini ha fatto da padre adottivo. E questo metterà in crisi la famiglia, portando Andrea a confidarsi e ad avvicinarsi sempre di più a Luisa...