Home TvFictionValeria Fabrizi: «Suor Costanza è simile a mia mamma»

Valeria Fabrizi: «Suor Costanza è simile a mia mamma»

La madre superiora di Che Dio ci aiuti parla della sua vita in cui la fede è sempre stata importante. «Spero che Raiuno decida di fare anche la quinta stagione della fiction» dice l’attrice

Foto: Valeria Fabrizi in «Che Dio ci aiuti» con Christian Monaldi e Bianca Di Veroli

02 Febbraio 2017 | 14:30 di Alberto Anile

«Le faccio una confidenza» mi dice Valeria Fabrizi. «All’inizio suor Costanza prendeva spesso una pillola per il cuore e minacciava tutti: “Non mi fate arrabbiare sennò zac!”. Bene, ho sempre pensato che l’esigenza di prendere quella pillola fosse nel copione perché, se il mio personaggio andava male, sarebbe stato facile cancellarlo. Non ne ho mai parlato agli autori di “Che Dio ci aiuti”, è solo un mio pensiero malizioso. Per fortuna nelle ultime due serie la prendo di meno».

Meno male. Intanto la fiction continua ad avere un grande successo.
«È un prodotto ben riuscito in cui lavorano tutti con entusiasmo, anche i ragazzi subentrati dopo che Lino Guanciale ha lasciato la serie. Se funziona così bene anche alla quarta stagione è proprio per la squadra che ci lavora. E anche perché, in un momento in cui abbiamo tutti bisogno di serenità e positività, “Che Dio ci aiuti” è una tisana ben confezionata».

Si rivede in tv?
«Ah, sì. Quando mi danno il copione guardo solo la mia parte perciò poi vivo la serie quando va in onda: divento proprio una del pubblico. Infatti quando i fan mi chiedono cosa succede a questo e a quello io non so rispondere. Un’altra cosa che mi chiedevano è quando saremmo tornati: non ne potevo più, ci aspettavano da tanto. Ormai “Che Dio ci aiuti” è un appuntamento!».

A questo punto ci sarà anche una quinta stagione?
«Magari, magari... Io penso di sì, non sarebbe giusto abbandonare una storia così. E visto che l’Italia è un Paese longevo, io spero di esserci anche nella prossima».

Quando gira per strada la riconoscono spesso come suor Costanza?
«Continuamente. Anche perché vado sempre in giro, prendo l’autobus, vado a fare la spesa, non sono una diva».

Dopo tanti anni di carriera non le spiace essere identificata con un solo personaggio?
«No, mi piace essere clonata. E anche essere riconosciuta. Anzi, prima si sbagliavano, mi chiamavano sempre Franca Fabrizi, oggi sanno che mi chiamo Valeria e mi fermano: “Sa che ci ha fatto piangere?”. E io sono contenta di aver toccato il loro cuore».

Con chi del cast ha legato di più?
«Arianna Montefiori è la mia nuova pupilla: è l’attrice che fa Valentina, la ragazza trasgressiva. Il forte rapporto tra suor Costanza e lei è rimasto anche nella realtà. Sono stata molto carina con lei anche se non ne aveva bisogno perché è talentuosa, una ragazza brava e perbene. Anche con Giusy Buscemi, la protagonista di “Il paradiso delle signore”, ci sentiamo una volta alla settimana».

Per interpretare suor Costanza si è ispirata a qualche figura reale?
«Non proprio, anche se da bambina sono stata in collegio dalle suore Canossiane. Quando mi è stato proposto il ruolo mi sono subito chiesta come avrebbe potuto essere la madre superiora interpretata da me. E siccome nella vita io sono davvero un po’ impicciona, contestatrice, ho pensato di fare proprio me stessa, con l’aggiunta di un pizzico di mia madre. Un personaggio burbero ma simpatico, un po’ goffo, con la simpatia della bolognese».

Lei è credente?
«Ho sempre creduto in Dio fin da piccola. Tengo con me il Gesù della Misericordia, un santino che mi regalò tanti anni fa Carlo Campanini, oggi è tutto rovinato. Con Campanini e Macario (famosi attori nati all’inizio del ‘900, ndr) andammo anche da padre Pio. Oggi vado sempre in Vaticano a comprare dei piccoli rosari del Gesù della Misericordia da regalare. È un rosario piccolissimo con tre grani: un Padre Nostro, un’Ave Maria e un Gloria: lo possono fare tutti».

Ci racconti di padre Pio.
«Nel 1961 lavoravo in una compagnia con Campanini e Macario: la rivista era “Una storia in blue jeans”, una sorta di “West Side Story” dei poveri. Macario chiese a Campanini, che era devotissimo a padre Pio, di conoscerlo e andammo tutti insieme. All’inizio padre Pio non voleva ricevere me e l’altra soubrette, Lucy D’Albert: siamo rimasti due giorni e il secondo, grazie alle insistenze di Campanini, abbiamo avuto modo di incontrarlo. Si dice che Macario si sia convertito subito dopo».

Come vanno le riprese di «Il paradiso delle signore 2»?
«Finora ho girato un giorno solo: andremo avanti quattro-cinque mesi e saremo in onda in autunno. La mia contessa rimarrà contessa, mi hanno però detto che avrò un nuovo parente, un nipote o una nipote».

Rifare a teatro «Angeli con la pistola», il film con Bette Davis, è sempre il suo sogno nel cassetto?
«È sempre lì. Per il teatro ho anche un altro progetto, la storia un po’ autobiografica di una ex stella che ha rinunciato al successo per amore. La scrivo di notte e dovrei mettermici più d’impegno, il fatto è che sono pigra. Ma ho sempre un desiderio immenso di fare “Angeli con la pistola”. D’altronde canto, ballo, faccio ancora la matta».

Ha anche l’età giusta.
«Ottant’anni. Le mie colleghe mi sgridano: “Gli anni non si dicono!”. Ma io lo faccio, perché ne dimostro meno».