Alessandra Mastronardi: «Così sono diventata il mito Carla Fracci»

L'attrice è la leggendaria stella della danza in un film tv su Rai1: «Mi sono allenata anche in casa»

Alessandra Mastronardi e Carla Fracci
2 Dicembre 2021 alle 09:07

Quasi tutti la chiamavano “la Fracci” e già il solo cognome rimandava all’eterea étoile milanese che volteggiando sulle punte aveva conquistato il mondo. Nel film tv di Rai1, in onda il 5 dicembre e ispirato alla sua autobiografia, è semplicemente “Carla”. Ma per Alessandra Mastronardi, l’attrice che ha passato mesi a leggere, immaginare, pensare e poi recitare quel ruolo, è sempre e solo «La signora Fracci». Ne parla in modo lieve e reverenziale, con quel “signora” che mai manca ad accompagnare un nome già di per sé così famoso.

Alessandra, come si affronta un ruolo del genere?
«Quando me l’hanno proposto ero abbastanza terrorizzata: “Ma siete sicuri?” ho chiesto. Io non vengo dalla danza classica, c’era da fare un lavoro grande a livello fisico, a partire anche solo dal portamento o da come stare dritta».

Come ha superato il terrore?
«Quando mi hanno detto che la signora Fracci aveva fatto il mio nome l’ho presa come una specie di onorificenza. Comunque la paura non mi ha mai abbandonata».

Quando avete iniziato a girare il film Carla Fracci era ancora viva.
«Lei ha partecipato alla sceneggiatura e ha scelto gli attori con il regista e la produzione: sia lei sia il marito, il signor Beppe Menegatti, erano molto presenti nella lavorazione. E in ogni caso non è un film nato per essere un memoriale o un santino. È un film vitale».

Della storia della grande étoile cosa l’ha colpita?
«Che è partita dal niente, non era figlia d’arte, non aveva mezzi per studiare, la sua vita è tutta basata sul talento e sulla dedizione, sull’amore e sul sacrificio. Mi ha colpito moltissimo in un periodo storico, il nostro, dove quasi tutto sembra dovuto e di fronte al primo sacrificio si rinuncia».

Carla è venuta sul set?
«Una volta sola, quando giravamo a Milano, alla Scala. Prima avevamo fatto delle riunioni via Internet. Stavamo preparando l’ultima scena, il balletto di “Lo schiaccianoci”, con il costume originale. La mia coroncina era proprio quella della signora Fracci!».

Cosa le disse?
«Per il mio guardaroba nel film è stato aperto l’archivio di Laura Biagiotti con gli abiti originali disegnati per la signora Fracci. Lei mi guardò in una scena dove indossavo quei bellissimi vestiti bianchi di cachemire, i pantaloni, le collane, e mi disse: “Ce li ho anche io, proprio così!”. E io le risposi: “Certo, sono la copia dei suoi vestiti”».

Le ha dato dei consigli?
«Quando le chiesi un segreto per interpretarla rispose: “La serietà, la forza”. Voleva che uscisse fuori che è stata una donna molto forte. Io sono abituata a ridere molto o a nascondermi dietro un sorriso, la signora Fracci aveva molti sorrisi quando danzava, ma quando lavorava era molto seria».

Ha fatto una preparazione fisica specifica?
«All’inizio, con il lockdown, il mio primo approccio con la coreografa è stato via Internet e l’asse da stiro a casa è stata la mia sbarra. Poi siamo entrati in sala prove, per ottenere l’eleganza del portamento. Dovevo stare attenta alle mani e alle braccia che sono famosissime nel balletto della signora Fracci. Ho fatto del mio meglio, ma per le parti complicate avevo come controfigura Susanna Salvi, étoile dell’Opera di Roma».

Carla Fracci trovò la sua strada sin da bambina. Lei, la sua, quando l’ha scoperta?
«Anche io ho iniziato a lavorare molto presto, ho imparato le tecniche sul campo, cadendo e rialzandomi. Dagli errori ho capito come si sta sul set e come si affrontano i copioni. Non vengo dalla scuola, la mia scuola è stato il set».

Ha mai avuto la “rivelazione”?
«Dopo il liceo ho avuto un periodo di confusione, mi ero iscritta all’Università e intanto volevo entrare al Centro sperimentale di cinematografia. Finita la prima stagione di “I Cesaroni” Carlo Bixio, il produttore, mi disse: “Se ti impegni potresti fare della tua passione il tuo lavoro”. Mi sono rimboccata le maniche: “Ok, è un passo che si può fare”».

Oltre alla Fracci quali altri incontri hanno influito sulla sua vita artistica?
«Dopo “I Cesaroni” fui scelta per il film di Woody Allen “To Rome with Love”. Ho passato più di una settimana sul set, all’inizio Allen era molto taciturno, non capivo se gli piacevo o meno, a un certo punto andai a chiedergli: “Va tutto bene?”. Mi rispose: “Se ti ho scelto mi fido di te e di quello che puoi dare, rilassati”».

Quali altri grandi donne vorrebbe interpretare?
«Se parliamo di figure letterarie il mio lato melodrammatico napoletano adorerebbe recitare un drammone d’amore come “Anna Karenina”. Se, invece, penso a una donna realmente esistita mi affascina Tina Modotti, una fotografa italiana degli Anni 20: ha avuto una vita incredibile, è stata una rivoluzionaria. Mi piacciono i personaggi che la Storia ha un po’ dimenticato».

E invece ora è sul set di “Con chi viaggi”, un film tutt’altro che drammatico.
«È una commedia un po’ dark. Sto girando, fra il Lazio e l’Umbria, con Lillo, Fabio Rovazzi e Michela De Rossi. La cosa più difficile è non ridere in scena, a volte mi devo dare dei pizzichi per non scoppiare».

A distanza di un anno dalla puntata finale della serie “L’allieva” le manca un po’ la sua Alice?
«No, Alice Allevi ha chiuso un po’ un cerchio, almeno per me: sono sempre stata contraria all’overdose dei personaggi, delle storie e dei racconti. Le ho dato tanto e ora si va avanti».

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