Home TvFilmElena Sofia Ricci interpreta Rita Levi-Montalcini «Così sono diventata un premio nobel»

Elena Sofia Ricci interpreta Rita Levi-Montalcini «Così sono diventata un premio nobel»

Un film tv in onda il 26 novembre su Rai1 sulla vita della grande scienziata: «Una star pop e un esempio per i giovani»

Foto: Elena Sofia Ricci nei panni di Rita Levi-Montalcini

20 Novembre 2020 | 9:15 di Solange Savagnone

Quando il film è stato presentato ad “Alice nella città”, sezione della Festa del cinema di Roma dedicata ai giovani, il pubblico si è commosso. «Ha avuto tanti applausi. Vedevo gli occhi lucidi in sala nonostante le mascherine spiega Elena Sofia Ricci, che interpreta la scienziata premio Nobel per la Medicina Rita Levi- Montalcini nel film per la tv che vedremo il 26 novembre su Raiuno: «Questa figura di donna così protesa verso i giovani è molto contempo- ranea, sia dal punto di vista scientifico sia dal punto di vista umano. Ma è anche un personaggio divertente, talmente appassionata del suo lavoro che non conosceva orari».

Ci spieghi meglio...
«Aveva sposato la scienza e non concepiva che qualcuno potesse avere una famiglia. Aveva un forte senso della morale e dell’etica. Spero sia un esempio per i ragazzi. Ho voluto fortemente questo progetto. Rita ha una storia molto complessa. L’avevo amata e conosciuta attraverso i suoi libri, ancora prima che mi fosse presentato il progetto. La mia agente di allora, Marina Diberti, una decina di anni fa quando andavo in giro a proporre le grandi donne del ‘900, continuava a dire di fare lei, ma non potevo. Era viva ed era una superstar molto pop che si sapeva raccontare da sola. Poi otto anni fa Rita se n’è andata e nel 2016 anche Marina. Ma pochi mesi dopo mi è arrivata questa sceneggiatura meravigliosa. È stato un segno!»

Come mai il film va in onda soltanto ora?
«Il progetto è rimasto fermo per un po’ perché tutte le ricerche di cui si parla nel film non erano state ancora messe a punto. Poi, quando finalmente alcuni dei farmaci che sono stati sintetizzati grazie alle scoperte della Levi-Montalcini sono diventati accessibili, abbiamo fatto il film che, però, è liberamente ispirato alla sua storia».

Che cosa c’è di vero?
«Alcuni riferimenti sono reali, ma spesso sono stati cambiati i nomi e le storie romanzate. Però non c’è niente di inventato. La ragazzina di cui si parla nel film è esistita sul serio, anche se non era una violinista: la bimba che la interpreta è Elisa Carletti, una vera violinista. Per trovarla ho scatenato mio marito compositore e tanti amici musicisti, e fra le tante proposte, alla fine, è stata scelta lei. Come pure è vero che Rita comprò un appartamento al suo collaboratore storico Franco (interpretato da Luca Angeletti, ndr) a pochi metri dal Consiglio nazionale delle ricerche, il Cnr, perché se aveva un’illuminazione, anche di notte, lui doveva correre. Ci siamo concentrati sugli anni del Nobel, vinto nel 1986, ma ci sono molti flashback: l’infanzia a Torino, la vita da studentessa quando era l’unica donna a voler fare il medico, le leggi razziali».

Cosa l’ha colpita di Rita?
«Sono stata nella camera dove ha vissuto. C’era una branda con un materasso per dormire. Ma passava il tempo a studiare. In camera aveva il microscopio, tantissimi cd di musica classica e sulla libreria erano appiccicati con lo scotch dei foglietti con scritte frasi importanti per lei, tra cui spiccava “Sapere aude!”, il motto latino usato anche dal filosofo tedesco Immanuel Kant, ossia “Osa conoscere, osa sapere”».

Anche fisicamente c’è stato un grosso lavoro di trasformazione.
«Per prepararmi ci volevano due ore e mezzo di trucco. È stato fatto sul mio viso con materiali particolari, ma senza aggiungere pezzi. Rita non era facilissima da fare, abbiamo tutti il ricordo di com’era negli ultimi anni, ma io dovevo restituirla più “giovane”, intorno ai 78 anni. Così sono andata dall’imitatrice Emanuela Aureli, amica meravigliosa che ringrazio e che mi cucinava piatti sopraffini, ma che non potevo mangiare perché Rita era magrissima. Con lei abbiamo lavorato prima sull’imitazione, poi abbiamo cominciato a togliere, perché non doveva essere una caricatura».

Che effetto le ha fatto il risultato finale?
«La prima volta che mi sono vista è stata sullo smartphone e poi alla Festa di Roma: mi sono emozionata tanto. Anche perché lo era il pubblico. Ho visto l’amore per questa donna».

Quanto è difficile interpretare una persona realmente esistita?
«Tanto, come lo è stato interpretare Francesca Morvillo, magistrato e moglie del giudice Falcone, e Veronica Lario, ex moglie di Silvio Berlusconi. La prima cosa, quando ti immergi in una donna esistita o ancora in vita, è il rispetto».

Ora è sul set di “Che Dio ci aiuti”. Come stanno andando le riprese?
«A marzo ho avuto il Covid, per fortuna senza sintomi, e ho ancora una certa immunità, ma sto comunque attenta. Ora il mio motto è diventato: “Cerca di frequentare persone negative” (ride). Lavoriamo 12 ore al giorno. Corriamo come matti per consegnare le puntate, non sapendo quale sarà il nostro destino. Ma lavorare è sempre una gioia perché è un set bellissimo e non riesco a togliermi di dosso suor Angela: è come se fosse un supereroe con il velo, ma basta che lo tolga e posso trasformarmi in un’altra».

La vita incredibile di una grande donna e scienziata

Rita Levi-Montalcini è nata a Torino nel 1909 ed è morta a Roma nel 2012. Figlia di un ingegnere e di una pittrice, nel 1930 si iscrive a Medicina e sei anni dopo si laurea con lode. Quindi si specializza in neurologia e psichiatria. A causa delle leggi razziali, essendo la sua famiglia ebrea, scappa in Belgio, poi torna a Torino e quindi si nasconde a Firenze. Dopo la Seconda guerra mondiale si trasferisce negli Stati Uniti e ci resterà fino 1977. Intanto inizia a lavorare anche con l’Italia: dirige il Centro di ricerche di neurobiologia (dal 1961 al 1969) e il Laboratorio di biologia cellulare (dal 1969 al 1979), entrambi del Cnr. Nel 1986 vince il Nobel per la Medicina grazie alle ricerche, iniziate negli Anni 50, che la portarono alla scoperta del “Fattore di crescita” delle cellule nervose, studiato ancora oggi per trovare la cura ad alcune gravi malattie del sistema nervoso: tra queste, la Sclerosi laterale amiotrofica (Sla) e l’Alzheimer.