Formidabili quegli anni della Bussola

Un film-documentario su Rai3 ripercorre la storia del mitico locale che per decenni animò la Versilia

Adriano Celentano si esibisce in versilia nell’agosto del 1967
21 Giugno 2024 alle 08:36

Chi passa oggi da quei luoghi, sul litorale tirrenico della Versilia, non vede nulla, se non un locale chiuso lungo una strada dove stabilimenti balneari si susseguono senza fine. Ma chi passava di lì tra la metà degli Anni 50 e la fine degli Anni 60 s’imbatteva in una folla di persone, un traffico di macchine e auto di lusso, signore in abiti eleganti, imprenditori, attori, star dello spettacolo, ragazzi scatenati. E, soprattutto, c’erano le stelle della musica italiana e internazionale. Lì c’era La Bussola di Sergio Bernardini, colui che trasformò la Versilia in una della mete più frequentate dal jet set e dalla gente comune. Ora un film documentario racconta “La Bussola”, sottotitolo “Il collezionista di stelle”. Prodotto da Lux Vide con Rai Cinema, firmato da Andrea Soldani con la collaborazione di Mario Bernardini (il figlio di Sergio), andrà in onda su Rai3 venerdì 21 giugno (quindi sarà disponibile in streaming su RaiPlay).

Sergio Bernardini Figlio di versiliesi, era nato a Parigi il 7 maggio 1925 e cresciuto a Torino. Nel 1947 con due buoni del Tesoro di mezzo milione l’uno prestati dal padre, il contrabbasso e un gruppetto jazz amatoriale (il pianista era Piero Angela) si trasferisce in Versilia dove prende in gestione alcuni locali di Viareggio.

L’intuizione fu quella di comprare un capannone-balera a Marina di Pietrasanta (LU), fino ad allora con fama di luogo sfortunato dove l’umidità rovinava la perfetta messa in piega delle signore. L’investimento iniziale fu di 60 milioni di lire. «In breve tempo la Bussola divenne il tempio della musica» racconta il regista Andrea Soldani. «Se non andavi alla Bussola non eri nessuno, per gli artisti era un dramma sapere che quell’estate non potevano esibirsi lì. Bernardini, che si definiva “un bottegaio” dello spettacolo, fu un visionario, riuscì a portare in Versilia tutti i divi dell’epoca».

L’inaugurazione avvenne il 4 giugno 1955 alle 20.30. Ospite d’onore Renato Carosone, «napoletano dalla faccia triste e il sorriso allegro»: così lo descrisse Bernardini, che lo volle follemente, lo corteggiò e assediò per un anno e quando finalmente Carosone accettò lo ricompensò con un cachet per l’epoca enorme (160 mila lire).

Alla Bussola si ascoltava musica, si cenava, si incontravano i personaggi famosi, si giocava a carte fino all’alba. L’orchestra intratteneva l’ingresso del pubblico, si ballava, ma quando arrivava la star, si sparecchiavano i tavoli, tutto si bloccava e cominciava lo spettacolo. Disse Sergio Bernardini: «Ai tavoli tenevo prezzi altissimi. Era una scelta precisa. Io offrivo il meglio e quindi pretendevo il massimo anche dai clienti».

Da una scala si saliva in un locale più piccolo, Il Bussolotto, poco più di un centinaio di posti, dove si suonava jazz. Al pianoforte, Renato Sellani ed Enzo Jannacci, a volte Romano Mussolini (il figlio del duce), João Gilberto alla chitarra e Chet Baker che entrava e usciva dalla clinica di Lucca dove si disintossicava dalle droghe.

Mario Bernardini, figlio di Sergio e a sua volta imprenditore nello spettacolo, ricorda: «Negli Anni 70 ero un ragazzino, ma ho avuto la fortuna di vedere Duke Ellington, Ella Fitzgerald, tutti i più grandi. Mio padre aveva un rapporto di amicizia con gli artisti, li chiamava “i miei nipotini”. Renato Carosone, che pure aveva smesso di cantare e dipingeva, nel ’75 tornò per un’esibizione e raccolse 15 minuti di applausi». Anche Mina, che alla Bussola era di casa, registrò proprio lì il primo album live nel 1968 (“Mina alla Bussola dal vivo”).

Mina comparve nell’estate del 1957, era una ragazzetta magra tra le tante clienti del locale. Marino Barreto la invitò a esibirsi e lei intonò un’indiavolata “Un’anima fra le mani”. Sergio Bernardini non la capì: «Ma quanto urli» le disse. Poi se ne scusò. Fu uno dei suoi (pochi) riconosciuti errori.

Celentano si esibiva con un chitarrista d’eccezione, Giorgio Gaber. Quando Sergio Bernardini lo incontrò era “un rockettaro sconosciuto” (così lo descrisse in un libro autobiografico), lo ingaggiò per 6 mila lire a serata. «Si presentò il pomeriggio con una canottiera bianca, calzoncini corti, sandali e pedalini bianchissimi. Inorridii. Mi sembrò un cocktail fra un bagnino e un tedesco in vacanza».

Correva voce di una grande rivalità fra Ornella Vanoni e Mina. Una sera a quest’ultima venne la tracheite, Ornella la sostituì. Mina era in prima fila, a fine concerto andò in camerino e disse alla Vanoni: «Grazie, contraccambierò». E Ornella: «Non credo proprio che accadrà».

Bernardini cercò invano di portare alla Bussola Frank Sinatra, ma il divo non volle attraversare l’oceano. Il regista Andrea Soldani aggiunge altri due nomi mancati: Maria Callas aveva già firmato il contratto, ma poi la morte la colse all’improvviso. Il manager dei Beatles, invece, arrivò in Versilia, disse che il locale era troppo piccolo, allora Bernardini gli propose lo stadio di Viareggio oltre a un mucchio di soldi, ma non ci fu nulla da fare.

La notte di Capodanno tra il 1968 e il 1969 la Rai è pronta per il collegamento dalla Bussola come tradizione. L’ospite d’onore della serata è Shirley Bassey, ma fuori dal locale si radunano giovani e studenti universitari: volano pietre, uova, pomodori, la polizia carica i manifestanti e un “colpo vagante” si conficca nella schiena del 18enne Soriano Ceccanti, che resterà paralizzato. Per la Bussola e il suo mondo spensierato è l’inizio del declino.

Anticipa Mario Bernardini: «L’anno prossimo sarà il compleanno di papà, l’anniversario dei 100 anni dalla nascita. Per festeggiarlo c’è un progetto che stiamo mettendo a punto con Rai, Lux Vide e Carlo Conti».

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