“Mio fratello, mia sorella”: Claudia Pandolfi e Alessandro Preziosi ci raccontano Tesla e Nik

Arriva su Netflix un bellissimo film: Tesla e Nik sono costretti a convivere dopo la morte del padre, dopo un silenzio lungo una vita

Claudia Pandolfi e Alessandro Preziosi in "Mio fratello, mia sorella"  Credit: © Netflix
7 Ottobre 2021 alle 09:00

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Un film toccante, profondo ma anche molto divertente, che affronta temi importanti come il perdono, la solidarietà e l’accettazione. Girato benissimo e interpretato ancora meglio, “Mio fratello, mia sorella”, scritto e diretto da Roberto Capucci, racconta di Tesla (Claudia Pandolfi) e Nikolas (Alessandro Preziosi) che si rivedono dopo 20 anni di silenzio in occasione della morte del padre, che nel testamento li costringe a vivere insieme per un anno.

Tesla abita nella casa di famiglia («Esiste davvero e si trova nel quartiere Monti di Roma» svela la Pandolfi) con i figli Carolina (Ludovica Martino), aspirante stilista, e Sebastiano (Francesco Cavallo), malato di schizofrenia ma violoncellista di talento. L’arrivo dello zio, maestro di kitesurf («Ho usato la controfigura solo nelle scene da lontano» spiega Preziosi), donnaiolo impenitente e pianista mancato («Sono davvero io a suonare»), rischia di far saltare il fragile equilibrio familiare. Ma non sa rà così. A saltare saranno bugie e incomprensioni.

Un film delicato in cui si affronta anche il tema della malattia mentale: «Io e gli attori che interpretano i miei figli siamo stati in un centro specializzato e ho parlato con tante mamme di ragazzi schizofrenici» spiega Claudia Pandolfi. «Alessandro invece non è stato coinvolto perché, come il suo personaggio, doveva rimanere estraneo a queste problematiche».

E in effetti all’inizio Nik non fa una grande impressione: gira nudo per casa e si veste come un surfista bohémien: «I tatuaggi e i vestiti inizialmente ingannano. In realtà è un ragazzo nato e cresciuto a Roma, in una famiglia borghese. Girare nudo non mi ha creato imbarazzo, anzi mi ha divertito, essendo io un provocatore di natura. E poi con Claudia ho un rapporto di grande libertà, è una collega con cui mi trovo benissimo». Se non fosse così non avrebbero potuto girare certe scene emotivamente molto coinvolgenti. Insomma, si piange, si ride e si riflette, perché: «Dopo un cammino nel dolore, alla fine arriva il perdono» conclude Claudia.

“Mio Fratello, Mia Sorella”, scritto e diretto da Roberto Capucci, sarà disponibile su Netflix dall'8 ottobre, ecco cosa ci hanno raccontato i due protagonisti.

Claudia Pandolfi

Claudia, nei panni di Tesla sei meravigliosa. Quanto è stato difficile interpretarla?
«Non è stato difficile, avevo davanti a me una persona coinvolta e preparata (il regista e ideatore della storia, Roberto Capucci) che ha fatto uno studio approfondito su nuclei familiari colpiti da problemi come la schizofrenia. Avevo un copione attento e privo di pietismi. Tesla è una donna travolgente e mi ha subito colpita. Sta male e sta subendo le scelte che ha fatto, alcune suo malgrado (la malattia ti viene addosso e non si è mai preparati). Io non so cosa avrei fatto al posto suo, è una donna che soffre e non va giudicata. Se fossi amica sua le direi di non annullarsi tanto».

Anche il suo aspetto fisico all'inizio non è dei migliori, “colpa” del trucco?
«Non devo essere sempre bellissima, non è vero che le donne devono essere sempre perfette. Perché ci stupiamo se un'attrice si mostra non splendida? Io sono qui per offrire il mio corpo da cima a fondo, nella mia anima faccio entrare il personaggio, ma il mio corpo lo deve rappresentare. Anzi, ho detto io al regista di rendermi ancora più “naturale”».

Tesla è una madre che vive costantemente in ansia per i figli, Carolina e Sebastiano. È uno stato d'animo che conosci?
«Sì e lo rifuggo profondamente, non voglio essere una madre ansiosa e cerco di lavorarci. È brutto “occupare” i figli, ma trovare un equilibro è difficile: bisogna essere presenti ma non ingombranti. Io poi ho un campanello d'allarme: mi fa male lo stomaco. Ora infatti ho un po' di nausea, perché il piccolo è in prima elementare e non l'ha presa bene. E questo mi fa stare male, ma poi penso ad altre situazioni ben più dolorose e cerco di razionalizzare».

Sebastiano è un violoncellista schizofrenico. Chi è Francesco Cavallo, il bravissimo attore che lo interpreta?
«Capucci aveva iniziato a fare i casting per i ragazzi, un giorno mi ha telefonato dicendo che pensava di averli trovati. Mi ha mandato i loro provini ed è stato bellissimo, commovente, gli ho risposto con un video in cui mi mostravo distrutta dal pianto. Entrambi gli attori che interpretano i miei figli sono bravissimi. Francesco poi era supportato dagli studi che Roberto aveva fatto sulla schizofrenia, ogni gesto è stato calibrato, ogni risposta. Ho parlato con le mamme di ragazzi schizofrenici e anche Francesco e Carolina sono venuti a contatto con questa realtà. Alessandro Preziosi invece è stato tenuto fuori, perché doveva rimanere estraneo a queste problematiche».

Alessandro Preziosi, nei panni di tuo fratello Nikolas, è straordinario. Com'è stato lavorare di nuovo insieme dopo la serie tv “Masantonio”?
«Con “Masantonio” ci siamo incontrati per la prima volta. Ci siamo annusati e un po' svelati. Dopo che ci siamo conosciuti e piaciuti, ritrovarlo è stato splendido. Lo stimo molto, ha un carattere buffo e ci tiene a mostrarsi più brusco di quanto non sia. È una persona simpatica e accessibile».

Ci sono alcune scene molto intense tra voi, sono state complicate da girare?
«Emotivamente le scene di scontro e incontro sono state abbastanza faticose. Ma se non arriva questa fatica, sento di avere fatto un lavoro inutile. Bisogna donarsi. Sul set sono molto generosa, ma a casa non mi porto niente del personaggio che interpreto. Non lo faccio mai, devo uscirne assolutamente. La vita da attrice finisce quando saluto la troupe».

In una scena, Preziosi recita nudo davanti a te. Ti ha imbarazzato?
«Lui è bello, ma io sono una professionista e anche lui. Se pensi alla malizia hai finito (ride). In realtà è stato divertente. Io e lui abbiamo un approccio tanto giocoso da non prenderci troppo sul serio».

La casa di famiglia dove vivete assieme esiste veramente?
«Sì. È una casa bellissima che si trova nel quartiere Monti, a Roma. Lì ci abita un'amica e mi sentiva strillare dal cortile interno. Tant'è che un giorno mi ha chiamata chiedendomi chi fosse Sebastiano!».

Si capisce che siete a Roma, quando avete girato?
«In autunno e infatti ci siamo lamentati del freddo quando abbiamo girato l'ultima scena in un lago ghiacciato. Ha coinciso con l'ultimo giorno di lavorazione. È stato catartico: finalmente arriva il perdono dopo un cammino nel dolore».

Che rapporto hai con la “fratellitudine”?
«Ho una sorella più piccola, che ho voluto fortemente perché volevo una persona con cui condividere l'infanzia. Enrica è stata il dono più bello della mia vita, ho un rapporto molto speciale con lei e questo mi ha aiutato nelle scene con Alessandro. Il nostro rapporto è fatto solo di cose belle, comprese le liti perché poi le riconciliazioni sono bellissime».

Immagino tu sia già al lavoro per altri progetti visto che, come dice Preziosi, sei tra le poche attrici che lavorano sempre.
«Con Alessandro è nata un'amicizia, voglio incontrarlo di nuovo per lavoro e secondo me ricapiterà. Ho bellissimi progetti per il futuro. Uno è una serie che uscirà tra poco sulla Rai, “Un professore” con Alessandro Gassman, in cui sono la madre di un adolescente problematico. E tra un po' uscirà il film di Paolo Virzì che per me è come una medaglia, un Oscar. Riconosco in lui una guida, un autore meraviglioso, sono brava quando lavoro con lui, mio malgrado: fa recitare anche le tazze! Adoro i suoi film. Quando mi ha detto che aveva pensato a me per questo ruolo ho pianto. “Siccità” è un film corale, con attori magnifici. Ora invece sto girando con Luigi Lo Cascio una serie per Amazon Prime Video: “The bad guy”, sono un avvocato e lui un magistrato, ma non ti fidare di questi ruoli. Per un mese mi trasferirò in Sicilia e infatti sono in ansia per il piccolo che è un mammone, mentre il grande, diciamolo, ormai se ne frega».

Alessandro Preziosi

Nikolas è un personaggio straordinario, in apparenza superficiale, ma in realtà molto profondo.
«Considero questo personaggio come un puzzle, fatto di tanti elementi che raccontano questa storia del perdono, che a sua volta ha tante facce: lontananze siderali, conoscenza di sé e dell'altro, negazione totale dell'altro. Ho cercato di creare la distanza più grande dal punto di arrivo a quello di partenza. Poi è stato interessante, come spesso mi capita, trovare registi che proiettano su di me la loro storia personale o immaginifica. Queste cose del regista le ho capite e ho cercato di farmele raccontare e portarle dentro il mio personaggio».

Anche l'abito inganna, visto che ti vestono come un surfista bohémien…
«I tatuaggi e i vestiti tradiscono, inizialmente. In realtà Nik è un ragazzo nato a cresciuto a Roma, in una famiglia borghese».

Ti hanno messo più a disagio certe mise o girare nudo davanti alla Pandolfi?
«Non mi mette a disagio, è il mio lavoro, è il nudo di un personaggio. Non mi ha creato imbarazzo, anzi mi ha divertito, essendo io un provocatore di natura. E poi con Claudia ho un rapporto di grande libertà, è una collega con cui mi trovo benissimo e ha un repertorio molto vario, ha sia il registro comico che drammatico, sa improvvisare, è un'attrice a tutto tondo, una delle poche che lavora ininterrottamente».

Com'è stato recitare di nuovo con lei dopo la fiction “Masantonio”?
«Prima è come se avessimo preso un té, adesso ci siamo messi a cena con primo, secondo e dolce. È un'attrice con cui mi trovo molto bene. Due volte di seguito con una stessa attrice non mi era mai capitato, ma mi piacerebbe farlo ancora. Con lei sarebbe divertente fare il remake di “Natural born killers”. Siamo una coppia abbastanza folle! Di una follia molto saggia».

Ci sono alcune scene molto intense tra voi, sono state complicate da girare?
«Molto. Non è stata buona la prima e neanche la decima. È stata una costruzione. Claudia si presta anima e corpo, io ho più pudore. Invece lei ha una grande forza. Ci siamo molto sostenuti».

Come le avete preparate?
«Una buona preparazione non consiste nell'imparare le battute, ma nell'avere confidenza, sentirsi ascoltati dalla troupe. Il regista è stato bravo, perché ha saputo creare un'atmosfera intima. Solo con Claudia e Vittoria (Puccini, la sua ex, ndr) sono riuscito a creare una così grande drammaticità. Ti puoi preparare quanto vuoi, ma questa dote o ce l'hai o non ce l'hai».

Nel film Nik insegna Kitesurf. Hai usato delle controfigure?
«Solo nelle scene da lontano, in quelle da vicino ero io. Ho imparato a farlo per il film e mi sono ispirato al mio istruttore, un “tombeur de femme” come Nik».

Invece quando ti vediamo suonare il piano sei tu?
«Sì, ho sempre suonato un po'. Da piccolo però ho fatto un errore fatale: mi sono intascato i soldi per le lezioni e quando mia madre lo ha scoperto non mi ha più mandato. Un peccato, anche mio padre suonava a orecchio come me».

Alla fine dicono a Nik: “Fermati, respira e perdona”. È una frase che senti tua?
«Una frase così ti può ispirare. Ti segnala una possibilità che poi sta a noi sfruttare. In cuore mio ho sempre perdonato tutto. Il perdono è un percorso molto lungo, ed è interessante perché sono credente e il perdono è la manifestazione più forte della presenza dello Spirito Santo».

Cosa ti ha lasciato questo personaggio?
«Una maturità. Mi ha ispirato un percorso di vita, mi sono visto molto adulto. Mi ha lasciato il senso di fraternità. Io ho due fratelli maschi, la presenza femminile è solo quella ingombrate di una madre non quella complice di una sorella. Ecco, mi ha lasciato la potenziale complicità con una sorella che non avrò mai».

Tu a chi consigli questo film?
«Alle famiglie. Ne racconta tanti aspetti, dalle difficoltà di avere un figlio con problemi allo stare tutti assieme per affrontare i grandi drammi».

Questo è il tuo primo film “in streaming”. Altri progetti?
«Sì, anche io sono arrivato nel mondo streaming… Al momento ho girato il film di Fausto BrizziBla bla baby” dove interpreto un bidello in un asilo per bambini. Interagirò con loro in modo rocambolesco, è una commedia divertentissima. E poi sarò nel film “La peste” di Francesco Patierno, oltre a continuare a fare teatro».

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