Home TvFilmPierfrancesco Favino: «Io mi sento da sempre un vero moschettiere»

Pierfrancesco Favino: «Io mi sento da sempre un vero moschettiere»

È di nuovo nei panni di D’Artagnan nell’irresistibile film che verrà trasmesso da Sky la sera di Natale. «Grazie a questo personaggio, sono ritornato a essere un po’ bambino» ci racconta l’attore

Foto: Pierfrancesco Favino

17 Dicembre 2020 | 9:08 di Solange Savagnone

Le belle notizie, per chi ama Pierfrancesco Favino, sono due. La prima è che lo vedremo a Natale su Sky nel film di Giovanni Veronesi “Tutti per 1 - 1 per tutti”, sequel di “Moschettieri del Re - La penultima missione”, dove torna a indossare cappa e spada insieme con i compari Valerio Mastandrea e Rocco Papaleo (Porthos e Athos). La seconda è che finalmente si è tagliato i baffi e il “pizzetto” alla D’Artagnan che, diciamolo, non gli rendevano merito. «Sì, li ho tolti però ho fatto ricrescere la barba, anche se meno settecentesca, perché amo tenerla lunga» ammette sorridendo.

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Bene, ora che ci ha tolto questo pensiero, parliamo del film, a metà tra una favola e “L’armata Brancaleone”…
«Una favola lo è sicuramente, ancora più che nel primo film, perché la presenza dei bambini questa volta è molto importante. E sì, i nostri personaggi sono dei Brancaleone, smitizzati e non più eroici come un tempo, rivisitati da noi in tono da commedia».

Duelli e cavalcate... ma avete ancora l’età per fare i moschettieri?
«Questo secondo capitolo ci ha dato una brutta botta (ride)».

Il suo D’Artagnan ha un esilarante modo di parlare. Com’è nato?
«In treno! Con il regista Giovanni Veronesi all’inizio avevamo un’altra idea, ma mentre ero in viaggio e rileggevo il copione, ho ragionato sul fatto che D’Artagnan fosse un personaggio della cultura francese, un eroe fanciullo. Così nella lettura successiva ho fatto sentire a Giovanni questo strano modo di parlare e si è divertito tantissimo. Questo è uno dei personaggi a cui sono più legato perché in lui c’è qualcosa di me, l’aspetto giocoso e comico, il fatto che sia un po’ bambino. Mi diverto molto a interpretarlo».

Quel modo di fare se l’è portato dietro anche nella vita?
«Ogni tanto lo faccio con le mie figlie e per strada mi capita che soprattutto i bambini mi chiedano di parlare in quel modo e questo mi inorgoglisce».

Quante ne avete combinate sul set con Mastandrea e Papaleo?
«Capita di rado di avere un gruppo di attori così legati. Abbiamo condiviso tante cose, vissuto fisicamente negli stessi luoghi, spesso provavamo insieme il giorno prima di girare e abbiamo improvvisato tantissimo sul set».

Ok, siete grandi amici. Ma scherzi ve ne facevate?
«Rocco è un uomo molto paziente, al contrario di Valerio che non sa stare fermo un attimo, quindi diventava la sua vittima sacrificale. Se c’era una pausa, Valerio vessava Rocco: approfittando del fatto che ci vede poco gli appendeva delle cose al mantello o gli metteva la spada nel costume».

E lei restava a guardare?
«No, no... Io ero l’aiutante di Valerio! E poi facevamo cose da ragazzini stupidi come tirarci per i mantelli e rubarci la spada prima di entrare in scena. Oppure, delle piccole sfide tra me e Valerio: mentre aspettavamo di andare a girare, già vestiti da moschettieri, giocavamo a baseball con le pigne».

Qual è stato il momento più esilarante sul set?
«Prima di partire per questa nuova missione, andiamo a rendere omaggio al quarto moschettiere che non è più tra noi. Su quella tomba avremmo dovuto intonare un canto malinconico, invece è venuta fuori un’altra cosa divertente, provata la sera prima. È stato difficile girare fino in fondo la scena: ridevano tutti. Ma non so se sia finita nel film».

In realtà ci sono anche momenti commoventi…
«Sono contento che il film vada in onda questo Natale perché ha tanti ingredienti che possono risollevarci lo spirito. Tra questi la tenerezza e un tema importante, che è quello di scegliere di fare ciò che si sente e non ciò che si deve. Questo genera emozione e commozione».

Lei che rapporto ha con le favole?
«Ancora oggi mi piacciono, raccontare favole è il mio mestiere. Anche quando sono storie vere».

Ma lei da piccolo giocava a fare il moschettiere?
«Ho sempre provato un certo fascino per i mantelli e i mascheramenti, meno per le spade. Hanno iniziato ad attirarmi grazie a questo film: tirar di spada è stato divertente, faccio io tutti i duelli che vedrete sullo schermo».

Con le sue figlie gioca ancora?
«Lea, che ha 8 anni, propone “giochi di ruolo” mentre Greta, di 14, preferisce suonare o ascoltare musica con me».

E con sua moglie Anna?
«Abbiamo giocato su questo set. Per la prima volta recitiamo nello stesso film, anche se lo avevamo già fatto a teatro. È andata bene».

Il segreto del vostro amore?
«Vedersi poco (ride). Scherzo, penso che siano il sostegno reciproco e la condivisione di un progetto di vita e professionale, che volutamente non ci aveva mai portato a lavorare assieme, finora. Ognuno deve avere il suo percorso. Quando hai la possibilità di avere i tuoi spazi e poi ti rincontri, il desiderio di condividere è ancora più grande».