“Sotto il sole di Amalfi”: crescere? Vuol dire affrontare grandi scelte

Tornano i protagonisti di una tra le produzioni più amate di Netflix: Lorenzo Zurzolo e Ludovica Martino

"Sotto il sole di Amalfi"  Credit: © Netflix
13 Luglio 2022 alle 08:30

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Nessuno, neppure loro, si aspettava il successo di “Sotto il sole di Riccione”, il film che nell’estate 2020 è schizzato al primo posto nella classifica delle produzioni italiane di Netflix più viste. E adesso Lorenzo Zurzolo e Ludovica Martino tornano nel ruolo di Vincenzo e Camilla in “Sotto il sole di Amalfi”.

E se nel primo capitolo si erano innamorati, superando pregiudizi e paure legati alla cecità di lui, adesso molte cose sono cambiate... Ma facciamole raccontare a loro.

Come avete reagito al successo del primo film?
Lorenzo: «Me lo aspettavo, ma non così tanto. Oggi se cerchi il mio nome in Internet uno tra i risultati è la domanda: “Lorenzo Zurzolo è davvero cieco?”. Vuol dire che ho interpretato la parte nel modo giusto».

E come c’è riuscito?
Lorenzo: «Parlando con ragazzi non vedenti e in particolare studiando i video di uno di loro su YouTube, dove spiega come riesce a fare tutto».

Come ritroviamo i nostri eroi, due anni dopo?
Lorenzo: «Vincenzo è cresciuto. Ha trovato un lavoro, una casa dove trasferirsi e vuole dimostrare che può farcela da solo alla sua mamma super apprensiva. E anche a Camilla».
Ludovica: «In effetti Camilla crescendo sta diventando più ansiosa. Prima si lasciava andare, adesso è tormentata dai dubbi. Anche perché deve prendere una decisione che potrebbe portarla lontano da Vincenzo».

Però anche Vincenzo ha dei dubbi e chiede a Lucio (Luca Ward): «Ti sei mai trovato davanti a un bivio senza sapere dove andare?».
Lorenzo: «Penso sia normale. Crescere vuol dire imparare ad affrontare le decisioni difficili».

Voi come vi comportate di fronte a un bivio?
Lorenzo: «Chiedo un consiglio a quelli di cui mi fido. Poi però decido io».
Ludovica: «Faccio lunghissime analisi dei pro e contro... e poi decido di pancia. Mi aiuta anche un po’ di fatalismo. Per esempio, se non mi scelgono per un ruolo dico: “Si vede che era destino”. Alla fine tutto torna e le cose vanno come devono andare».

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