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“Storia di Nilde”, Anna Foglietta interpreta la grande politica

«Nilde Iotti è mia zia» scherza l'attrice, che la interpreta nella docu-fiction in onda su Raiuno giovedì 5 dicembre, a 20 anni dalla sua scomparsa

Foto: Anna Foglietta nei panni di Nilde Iotti

28 Novembre 2019 | 12:16 di Stefania Zizzari

«Nilde Iotti è mia zia» scherza Anna Foglietta, che la interpreta nella docu-fiction “Storia di Nilde” diretta da Emanuele Imbucci (una produzione Gloria Giorgianni per Anele in collaborazione con Rai Fiction), in onda su Raiuno giovedì 5 dicembre, a 20 anni dalla sua scomparsa.

«Intendiamoci, non per davvero, ma è sempre stata una figura familiare per me. Mia zia Anna, la sorella di mamma, non era sposata e stava spesso con noi. Mio padre l’aveva soprannominata Nilde per l’atteggiamento austero, per la postura sempre un po’ impettita e perché indossava spesso quelle camicie di seta color glicine… E diceva scherzando: “Nilde vuoi mangia’?”. E: “Nilde vai a dormi’?” (ride). Ecco perché Nilde Iotti la sento come una di famiglia. Per me… è mia zia» spiega la Foglietta.

Qual è stato il suo primo pensiero quando le hanno proposto di interpretare Nilde Iotti?
«Credo nel sincronismo. Venti giorni prima della proposta ero andata alla Casa internazionale delle donne, visitato l’archivio, con quei bei manifesti delle grandi battaglie degli Anni 50 e 60. E mi sono comprata un libro sulle donne della Costituente. Sono partita per girare il film di Carlo Verdone (“Si vive una volta sola”, in uscita a febbraio, ndr) e il libro me lo sono portato dietro. Lo finisco e subito dopo mi chiama il mio agente: “Anna, la Rai ti vorrebbe per interpretare Nilde Iotti”, che è stata proprio una delle donne dell’Assemblea Costituente. Non ci potevo credere… Ho pensato: è quello che desidero fare, interpretare le grandi donne che hanno avuto la forza e la voglia di cambiare il corso della storia. Donne che hanno mostrato la loro forza senza però cedere il passo alla mascolinità, rimanendo fedeli a se stesse: questo mi emoziona e lo sento in linea con il mio modo di interpretare la femminilità e il mio stare al mondo».

Come ci si prepara a diventare Nilde Iotti?
«Ho studiato su fonti scritte e sui video che si trovano: li ho consumati a furia di rivederli. Per la Nilde privata invece ho parlato a lungo con le persone che la frequentavano e che la conoscevano nell’intimo: la figlia Marisa Malagoli Togliatti e Giorgio Frasca Polara (portavoce della Iotti quando era Presidente della Camera, ndr)».

E il risultato?
«Ho lavorato sull’immagine: il cambiamento dell’acconciatura nel corso degli anni, un appesantimento nella figura prima e poi un dimagrimento quando era più anziana. Ho lavorato anche sulla voce: sul dialetto emiliano inizialmente più marcato e poi sempre più edulcorato da una dizione che a quell’epoca era imposta a tutti i politici. E ancora la sua gestualità quando parlava: muoveva le mani come un direttore d’orchestra per sottolineare le parole chiave del discorso. Poi ho scoperto un aspetto inedito».

Quale?
«Era una donna simpatica e spiritosa. Anche semplice. Era bravissima in cucina: la domenica si dedicava a fare i suoi meravigliosi tortelli di zucca per tutta la famiglia».

Le ha insegnato qualcosa questo personaggio?
«Nei suoi discorsi tutto era misurato e preciso. Questa è una cosa di cui ho fatto tesoro: credo che le parole debbano tornare ad avere un ruolo rilevante nelle nostre vite. Ecco, per me lei è stata una sorta di supereroina».

Lei è nata nell’anno in cui Nilde Iotti è diventata Presidente della Camera e vi è rimasta per 13 anni. Ha qualche ricordo?
«Certo. Ho ricordi precisi di quasi tutta la classe dirigente di quel periodo. A sei anni mi sono fatta una foto ricordo con Giovanni Spadolini al Giardino degli Aranci a Roma (ride). A casa mia la politica è sempre entrata, mio padre la seguiva. All’epoca gli uomini politici erano delle certezze, non come oggi che durano 10 minuti. Allora erano innamorati davvero della cosa pubblica. Me li ricordo tutti, da Craxi a De Michelis, da Spadolini ad Andreotti, da Berlinguer a Nilde Iotti…».

Le piace la politica?
«Da sempre. Credo che sia importante conoscerla per essere padroni delle nostre scelte e delle nostre esistenze. Ho sempre fatto politica, anche al liceo: partecipavo ai collettivi politici, ai cortei e alle autogestioni. E la mia passione per la politica continua tuttora».

Ha definito Nilde Iotti una supereroina ma forse anche lei lo è: tre figli, un lavoro, una onlus, una perfetta forma fisica…
«(Ride) C’è un minimo comune denominatore in tutte le donne che riescono nell’impresa, che sembra impossibile, di tenere tutto insieme: credere nelle cose che si fanno. La passione rende tutto possibile. Se credo in quello che faccio, non mi pesa nulla e mi viene facile. La famiglia è il mio motore, il lavoro è la mia linfa, mi dà la leggerezza dell’esistenza e la possibilità di conoscermi profondamente. La onlus di cui sono presidente, “Every child is my child”, mi dà l’opportunità di aiutare 80 bambini siriani e le loro famiglie in un campo profughi turco. Certo, la stanchezza la sento pure io, ma mi piace anche andare in palestra o andare a prendere un caffè con le mie amiche. La giornata è lunga e se ci fossero 48 ore le impiegherei tutte, però riesco ad adoperare bene il mio tempo. Se c’è una cosa che voglio fare la faccio, poi dove non arrivo metto il punto».