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“Tutte le volte che ho scritto Ti Amo”: perché guardare la trilogia

Su Netflix è uscito il capitolo conclusivo. Ecco perché vale la pena recuperare i tre film

"Tutte le volte che ho scritto ti amo"
18 Febbraio 2021 alle 11:31

Nella top ten dei titoli più visti su Netflix in questi giorni c’è “Tua per sempre”, ultimo capitolo della trilogia iniziata con “Tutte le volte che ho scritto Ti Amo”. Basati sui best seller di Jenny Han, i film raccontano la storia d’amore tra Lara Jean (Lana Condor) e Peter (Noah Centineo) dal terzo anno di liceo fino al diploma.

Un po’ commedia romantica e un po’ racconto di formazione, i film della trilogia sono indirizzati a un pubblico adolescente ma possono piacere anche agli adulti perché sono un classico esempio di feel-good movie: rientrano insomma in quella tipologia di film che ci fanno stare bene quando li guardiamo perché sono leggeri, senza grandi drammi e con conflitti che sappiamo verranno risolti in fretta. Ma andiamo con ordine.

Cliché (ma fatti bene)

“Tutte le volte che ho scritto Ti Amo” parla di Lara Jean, adolescente sognatrice e romantica con un preciso rituale: ogni volta che si innamora di qualcuno, riversa i suoi sentimenti in una lettera che chiude in una scatola, senza dichiararsi mai al diretto interessato. 

La sua vita procede tra i soliti alti e bassi tipici di qualunque liceale finché non scopre che sua sorella minore ha fatto l’irreparabile: ha trovato le lettere e le ha spedite ai destinatari originali. Tra questi c’è Peter, un compagno di scuola per cui lei aveva una cotta e che nel frattempo si è fidanzato con l’ex migliore amica di Lara Jean, Gen. 

Peter e Gen si sono appena lasciati e per farla ingelosire lui chiede a Lara Jean di fingere di stare assieme. Parte così il tipico cliché narrativo da commedia romantica della finta relazione con tutte le conseguenze del caso.

"P.S. Ti amo ancora"

“Tutte le volte che ho scritto Ti Amo” non inganna lo spettatore: è una commedia romantica che fa ampio uso dei cliché e dei modelli narrativi tipici del genere (come appunto i due protagonisti che fingono di stare insieme quando non è così), senza provare a sovvertire le aspettative in alcun modo. In realtà funziona proprio grazie a questa sua onestà d’intenti, perché gli spettatori sanno cosa aspettarsi e non restano delusi. E poi i cliché sono fatti bene: Lara Jean è una protagonista con cui è facile empatizzare, la chimica tra Condor e Centineo è convincente e anche i personaggi di contorno come la famiglia di Lara Jean e gli altri studenti sono bene caratterizzati.

Oltre la commedia romantica

A differenza dei protagonisti della maggioranza delle commedie romantiche, Lara Jean e Peter non si fermano al solito “e vissero tutti felici e contenti”. Il secondo e il terzo film infatti li vedono alle prese con le prime difficoltà della loro relazione, dal primo litigio alla prospettiva di essere distanti dopo il diploma (passando per un potenziale terzo incomodo nel secondo film, quando in città arriva una delle vecchie cotte di Lara Jean). 

In questo modo la trama si allontana dalle dinamiche della commedia romantica per avvicinarsi a qualcosa di più reale, ma senza eccessive pretese di realismo: resta sempre tutto molto leggero e ottimista, e i problemi dei protagonisti non diventano mai fonte di eccessivo dramma.

C’è spazio anche per il racconto di formazione: anche se il centro narrativo della trilogia è il rapporto tra Lara Jean e Peter, vediamo crescere la protagonista non solo in funzione del suo fidanzato ma anche e soprattutto come singolo individuo – soprattutto nel terzo film, in cui Lara Jean è divisa tra il voler andare nella stessa università di Peter, in California, e il voler studiare a New York.

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