Home TvFiorello: «Pippo? Per me è come un secondo papà»

Fiorello: «Pippo? Per me è come un secondo papà»

Lo showman racconta solo a Sorrisi il suo rapporto con Baudo. A partire da un provino che sembrava andato male e invece...

Foto: Pippo Baudo e Fiorello insieme nella trasmissione di Fiorello “Stasera pago io... Revolution” in onda su Raiuno nel 2004

31 Maggio 2019 | 09:05 di Ezio Genghini

Fiorello ha una particolarità. In realtà ne ha parecchie, ma una lo distingue dal panorama artistico italiano: è uno dei pochi personaggi dello spettacolo a non essere stato “scoperto” da Pippo Baudo. Lo ha dichiarato proprio “Sua Pippità” ricordando un provino in cui Rosario era ancora totalmente sconosciuto. «Quella volta ho proprio toppato» racconta Baudo, che era in cerca di talenti per “Fantastico 5”, nel 1984. E noi di Sorrisi abbiamo subito deciso di sentire la versione di Fiorello, che quel provino se lo ricorda molto bene.

Pronto, Fiore come stai?
«Bene, benissimo, siamo qui a Radio Deejay che gettiamo le basi per la puntata di oggi del “Rosario della sera”. Anche se andiamo in onda alle 19 noi siamo pignoli e iniziamo a prepararci dalla mattina».

Noi volevamo chiederti di Pippo Baudo, che il 7 giugno compie 83 anni di età e 60 di carriera. Ma è vero che Pippo “toppò” clamorosamente non prendendoti a un provino?
«Guarda, ho ricordato con lui quell’episodio proprio qualche giorno fa e posso assicurarti che non andò così. In realtà ecco cosa accadde: era il 1984 e io lavoravo ancora come animatore nei villaggi. Lì ero stato notato da Renato Greco, un coreografo storico della Rai dei programmi degli Anni 60 e 70, che mi disse: “Sei troppo bravo, Baudo ti deve conoscere assolutamente”. Non c’erano ancora i cellulari e una mattina trovai un messaggio dal concierge del villaggio dove lavoravo: “Baudo ti vuole incontrare”».

E tu come hai reagito?
«Ho subito preso le mie cose e sono corso al Teatro delle Vittorie a Roma. Soltanto che mi sono trovato nel mezzo di un provino con altre 3.000 persone. Io non avevo provato nulla, non avevo preparato nessun monologo. Di più, non avevo mai fatto un provino in vita mia e quando fu il mio turno sul palco dissi: “Scusate, mi sono sbagliato, io non volevo fare un provino. Solo che ora devo tornare da dove sono arrivato e mi servono i soldi per il viaggio, potete rimborsarmeli subito?”. Tutti scoppiarono a ridere pensando che quello fosse l’inizio del mio monologo. E sono andato avanti così per 40 minuti raccontando la mia situazione. Io avevo visto i provini precedenti e duravano tre, quattro, massimo cinque minuti, quindi capii che c’era qualcosa di strano».

E come si è sbloccata la situazione?
«A un certo punto Baudo mi prese e mi portò in una stanza. Eravamo in questa stanza soli, io e lui. Mi guardava e non diceva niente. Poi a un certo punto cominciò (Fiorello fa la voce di Baudo, identica, ndr): “Tu sei bravo. Sei bravo ma sei lungo. Sei troppo lungo, tu non la puoi fare questa cosa che sto organizzando adesso, a me servono persone che facciano sketch da tre minuti al massimo. Tu in tre minuti riesci solo a dire come ti chiami. Se c’è una cosa che tu potresti fare è presentare ‘Fantastico’. Ma, mi spiace, ci sono già io” e si fece una risata».

E tu come reagisti?
«Lo presi come un complimento. E in seguito mi resi conto che aveva ragione, perché io non sono un tipo da tre minuti, anche oggi io in tre minuti non riesco a far ridere, me ne servono almeno una decina. Quindi Pippo non “toppò” affatto; è vero che non mi prese per quel provino, ma in realtà mi fece un grande complimento intravedendo che avevo delle potenzialità per fare quel tipo di carriera che poi in effetti ho intrapreso».

Abbiamo ristabilito la verità: Pippo non sbaglia mai.
«Esatto. E a conferma di questo posso raccontare un episodio che non ho mai rivelato. A dimostrazione del fatto che lui aveva visto qualcosa in me. Quando Pippo passò dalla Rai a Mediaset, mi chiamò per fare un programma insieme a lui. Non avevamo ancora parlato nello specifico di cosa si trattasse, c’era solo l’idea di fare qualcosa insieme. Poi però la sua esperienza a Mediaset non fu fortunata e si concluse quasi subito, quindi purtroppo non facemmo in tempo a lavorare insieme. Io poi conobbi Claudio Cecchetto e la mia carriera prese la direzione che sapete».

E quando, anni dopo, vi siete rincontrati cosa ti disse Pippo?
«Fu negli Anni 90, se non ricordo male a un Telegatto, e fui io a ricordargli l’episodio del provino. Lui mi disse: “Ah, ma tu sei quel siciliano là, ma allora avevo ragione a dire che eri bravo!”. E poi ci siamo visti ancora tante volte, io nelle sue trasmissioni, lui nelle mie, oltre, ovviamente ai Sanremo».

A proposito, come andò a Sanremo?
«L’unico Sanremo che io feci da cantante fu quello del ‘95 cantando “Finalmente tu”. Per tutto il Festival io ero dato come vincitore, e invece arrivai quinto. A fine serata Pippo mi disse una delle sue frasi mitiche (Fiorello si trasforma di nuovo in Baudo, ndr): “Fiorello, sei entrato Papa e sei uscito Cardinale!”. Lì sbagliammo noi, perché la canzone era bella e meritava, ma io ero davvero sovraesposto, ero come Fedez, Ferragni e Belen messi assieme. Quando c’è un’aspettativa così grande è quasi inevitabile che qualcosa vada storto. Quando arrivi così in alto, a un certo punto non puoi che cadere. Ma col senno di poi, forse fu un toccasana per rimettermi a posto e iniziare una nuova carriera, anche artisticamente. Così cominciai col varietà grazie a Bibi Ballandi e Giampiero Solari che mi rimisero in carreggiata».

Al di là delle occasioni televisive, com’è il tuo rapporto con Pippo?
«Ah, stupendo! C’era un periodo in cui gli facevo sempre gli scherzi telefonici. Quando ero con qualche amico e avevo voglia di fare uno scherzo dicevo: “Dai, chiamiamo Pippo!”. Una volta gli telefonai fingendo di essere Nanni Moretti e gli dissi (Fiorello imita la voce di Nanni Moretti, ndr): “Caro Pippo, scusa il disturbo ma gradirei molto che tu presentassi questo premio importantissimo che si chiama ‘La mensola di Gubbio’”. Lo presi in giro per parecchi minuti convincendolo che questo era il “padre di tutti i premi” per importanza, in quanto era una mensola sulla quale poi si potevano appoggiare i premi che uno riceveva. E lui: “Nanni, vabbene, vabbene, lo facciamo”. A quel punto io mi svelai: “Pippo, sono Fiore!”. E lui: “Ma vaffan...!”».

La parola “baudismo” è entrata nei vocabolari. Che cos’è l’essenza di Baudo?
«C’è un motivo se lo chiamano “Sua Pippità”: nei suoi spettacoli lui è il “Deus ex machina”, cioè si interessa a tutto, anche ai dettagli apparentemente più insignificanti. E pure a Sanremo si occupava di ogni cosa, dai fiori alla scenografia, cambiava testi di canzoni, cambiava titoli. Addirittura durante le prove coi cantanti li fermava e diceva: “Ma perché la prendi così alta, prendila più bassa!”. E si metteva al pianoforte a suonare: “Te la faccio vedere io come la devi fare! Ecco come la devi fare!”. Non è mai esistito uno come lui. E poi non si può non ricordare la sua capacità di scoprire talenti: da Grillo al trio Solenghi, Marchesini, Lopez, e a tantissimi altri. E la cosa bella è che quelli scoperti da Baudo sono rimasti tutti, non erano meteore, ma artisti che poi sono rimasti nel mondo dello spettacolo, dalla Cuccarini alla Parisi, non la bellona di turno. Lui scopriva davvero il talento».

Tra le tante caratteristiche di Baudo quale gli vorresti “rubare”, artisticamente parlando?
«Gliel’ho già rubata! Ed è proprio quella maniacalità per i dettagli. Adesso che faccio le mie cose sono diventato un pignolo anch’io. Dalle luci a tutto il resto. Certo, non arrivo ai livelli di Baudo perché lui ha una cultura musicale davvero enorme che a me manca.
E poi la presenza scenica: quel suo modo di occupare il palco che catalizza l’attenzione. È un suo marchio di fabbrica e in tanti, non solo io, hanno tentato di riprodurlo».

Se doveste fare adesso una trasmissione insieme, che tipo di programma ti piacerebbe realizzare?
«Sicuramente una trasmissione di racconti e un varietà in cui lui sta al pianoforte e suona, io canto e poi interagiamo con gli ospiti che ci vengono a trovare».

Cosa vuoi dire a Baudo per il suo compleanno?
«Che gli voglio molto bene. Ma veramente tanto. Per me, che ho perso il papà presto, lui è stata un po’ una figura paterna. Quando ci incontriamo sento come un senso di protezione e viene fuori anche la nostra “sicilianità”, l’accento. E a telecamere spente, qualche parola in siciliano ci scappa e ci facciamo tante risate. Pippo, ti voglio bene!».