Home TvFlavio Insinna: «Accendiamo la musica e la speranza»

Flavio Insinna: «Accendiamo la musica e la speranza»

Il conduttore è tornato con nuove puntate di "L’eredità" e con Federico Russo conduce "Europe shine a light"

Foto: Flavio insinna ha già commentato l’Eurovision con Federico Russo nel 2016, 2017 e 2019

14 Maggio 2020 | 10:15 di Stefania Zizzari

Nonostante tutto, la musica non si ferma. E anche la televisione va avanti, in un modo o nell’altro. Uno dei protagonisti di questi primi, timidi segnali di ripresa, almeno in tv, è Flavio Insinna. Il conduttore è tornato, con tutte le accortezze del caso, al timone di “L’eredità”. E poi, insieme con Federico Russo, commenterà per l’Italia la serata dell’Eurovision Song Contest, trasformata per l’occasione in “Europe shine a light - Accendiamo la musica”.

Flavio, almeno la musica non si ferma.
«Già. E speriamo di non scoprirci europei solo nelle canzoni, ma che questo sia un segnale concreto. La musica unisce sì, ma dopo, quando finisce l’ultima nota, possiamo essere una bella Europa unita anche nell’aiutarci e nel sostenerci? Mi piacerebbe che quel “shine” nel titolo sia proprio così: una scintilla per far “brillare” questa Europa anche nella solidarietà».

“Europe shine a light” sarà una versione senza gara dell’Eurovision.
«Giustamente: non mi sembra il periodo adatto per parlare di gare e vincitori. Qui dovremmo vincere tutti insieme, uniti».

Lei e Federico in passato avete commentato l’Eurovision tre volte.
«Sì, e durante la serata ripercorreremo i momenti più divertenti ed emozionanti della nostra strada fin qui, una strada che passa per Stoccolma, Kiev e Tel Aviv».

Ci fa un esempio?
«La mia prima volta all’Eurovision, appena arrivato a Stoccolma. Avevo in testa una maschera da alce e Federico mi guidava tenendomi per mano. Ci siamo messi in fila per entrare alle prove: l’emozione non me la dimenticherò mai. Eravamo tutti vicini, pigiati, felici, pur non capendo niente delle lingue degli altri, in una meravigliosa Babele. C’erano persone con la bandiera disegnata in viso, quelle con il cappello simbolo del proprio Paese, quelle con le corna da vichingo, con i capelli rasta… ma non sarebbe bellissimo vivere così, tutti insieme? E sa cosa penso?».

Cosa?
«Secondo me andrebbe raccontato ancora di più con le telecamere quello che succede nel backstage: ragazze, ragazzi, musicisti, artisti, ballerini, che provano tutti insieme. Nei camerini non ci si sta mai, si va in giro nei corridoi a fare amicizia, poi con qualcuno ti capisci, con qualcuno vai a gesti. Con Federico, stando all’estero, non ci si fila nessuno e allora dove vediamo una telecamera accesa passiamo e salutiamo sorridendo. Un paio di volte ci hanno pure intervistato! Tutto questo mi mancherà».

Con Diodato vi siete sentiti?
«Non ancora. Ma Antonio mi piace molto: così giovane eppure già così centrato. È una ragazzo intelligente e sensibile, e la sua canzone è bellissima».

Flavio, è tornato a registrare le nuove puntate di “L’eredità”, che ora hanno un intento benefico.
«Si gioca per raccogliere fondi per la Protezione civile. Abbiamo chiamato ex campioni del programma e hanno accettato subito: c’è uno spirito bellissimo».

Come è stato rientrare nello studio televisivo?
«Pensare di “tornare alla normalità” non va bene: non è certo come prima. Se siamo tutti con la mascherina in studio, a ranghi ridotti, senza pubblico, distanti, entrando e uscendo uno alla volta, non è normale. E come fai a dire a una famiglia che ha perso il nonno, il fratello, la madre, ti ridò la normalità? Ma certo che non posso. Forse però tornando con le nuove puntate l’espressione giusta è “regalare un minuto di libertà”».

Libertà da cosa?
«Dai pensieri che abbiamo, dal dolore che ci ha toccato tutti. Non è normalità, ma magari per un minuto riesco a portarti da un’altra parte, un po’ più leggera, ti faccio uscire fuori da questo clima. Sa qual è per me il complimento più bello? “Mi fai tanta compagnia”. Ecco, se in questo periodo riusciamo a dare compagnia anche solo per qualche minuto, allora mi sento felice e capisco, ancora una volta, che grande privilegio sia poter aiutare qualcuno».

Il nostro Diodato con "Fai rumore" incanterà tutta l’Europa

L’Eurovision Song Contest nella versione tradizionale quest’anno non ci sarà a causa della pandemia di coronavirus. Al suo posto il 16 maggio va in onda “Europe shine a light - Accendiamo la musica”, una versione “adattata” al tempo che stiamo vivendo.

Non c’è la gara, ma 41 artisti partecipano per altrettanti Paesi. Per l’Italia, rappresentata da Diodato, torna la coppia di commentatori Flavio Insinna e Federico Russo. Ogni artista si racconterà con un saluto e con un estratto della sua canzone, in una clip di un minuto. E tutti insieme realizzeranno una versione corale di “Love shine a light” di Katrina & the Waves.

Insinna e Russo si collegheranno con i protagonisti delle recenti edizioni dell’Eurovision, Mahmood, Ermal Meta e Fabrizio Moro, Francesco Gabbani, Francesca Michielin, Il Volo, oltre a interagire con Diodato e con altri ospiti tra cui Al Bano ed Enzo Miccio. Il vincitore del Festival di Sanremo porta una versione riarrangiata della sua “Fai rumore”: «Ci tenevo a fare qualcosa di diverso dal brano che tutti conoscono o del semplice “chitarra e voce” e provare a immaginare anche qualcosa di visivamente più intenso» dice Diodato, che si esibirà in una suggestiva Arena di Verona deserta.

E quanto all’esibizione corale con gli altri 40 artisti: «Era la prima volta che partecipavo a un progetto del genere in lingua inglese. Ho dovuto registrare tantissimi video e a un certo punto ho cominciato ad accusare una certa stanchezza... Un giorno vi mostrerò i numerosi tentativi: credo potrei farne una sitcom! (ride)». Compagno di viaggio e di “telecronaca” di Flavio Insinna è Federico Russo: «Saremo insieme, a debita distanza, al Teatro delle Vittorie per commentare la serata» spiega Russo. «Abbiamo una specie di motto portafortuna: “Navarandra!”. Ce lo disse il tassista a Stoccolma appena arrivati al nostro primo Eurovision. Credo volesse dire in svedese “stringetevi, così entrate in tre sul sedile di dietro”, o almeno noi così abbiamo capito... Da allora per noi è diventato una specie di incoraggiamento: “Stiamo uniti, compatti!”». E allora... “Navarandra”, Italia!