Flavio Insinna: «Faccio “Il pranzo e servito” e torno da “Don Matteo”»

Il conduttore porta su Raiuno il mitico quiz di Corrado e rimette la divisa del capitano Anceschi nella fiction con Terence Hill

Flavio Insinna
21 Maggio 2021 alle 09:05

Ricordate la canzoncina di Carletto, il bambino dispettoso che negli Anni 80 la faceva nel letto, per la disperazione di mamma e papà? «Mi piaceva talmente tanto che ho conservato la copertina del disco» racconta Flavio Insinna, che non ha mai nascosto la sua ammirazione per Corrado, interprete di quella canzone e punto di riferimento per chiunque faccia tv.

La notizia è che dal 28 giugno torna su Raiuno “Il pranzo è servito”, il programma ideato da Corrado e Stefano Jurgens, e trasmesso dal 1982 al 1992 su Canale 5 e poi su Rete 4. E sarà Insinna a condurlo, forte di un gruppo di autori tra cui c’è anche Simone Jurgens, il figlio di Stefano (era proprio lui il bambino Carletto, che cantava nel disco).

Flavio, quella che condurrà quest’estate sarà la 12a edizione di “Il pranzo è servito”.
«Sì, e non so come sarà! Scherzi a parte, io sto facendo ancora “L’eredità” e non c’è stato molto tempo per parlarne. Quando ci vediamo, poi, è a distanza, sul pc, ed è tutto più complicato. Quello che posso dire è che l’idea è nata da una chiacchierata amichevole con Marina Donato, la moglie di Corrado, durante le prove di “La Corrida” nel 2011. Parlando di “Il pranzo è servito”, ci dicemmo: “Hai visto mai che riusciamo a rifare anche questo?”. Dieci anni dopo abbiamo deciso di proporre l’idea al direttore di Raiuno Stefano Coletta, che a sua volta l’ha inoltrata all’amministratore delegato Fabrizio Salini. Ed eccoci qua».

Come sarà il programma, che è nella memoria di moltissime persone?
«La struttura sarà la stessa di sempre. Quel che è certo è che proveremo a regalare al pubblico l’allegria della versione originale, di cui abbiamo un gran bisogno, facendo anche vincere qualcosa a chi verrà a giocare da noi. Non aspettatevi grandi cifre, ma anche mille, duemila euro possono servire e portare un po’ di ottimismo. Stiamo anche pensando di introdurre un piccolo gioco per chi ci segue da casa».

Lei guardava “Il pranzo è servito”?
«E come no?! Era un appuntamento fisso. Quella musichetta era la colonna sonora del rientro da scuola, la sentivo già dalla tromba delle scale. Come mi sono innamorato del mestiere dell’attore guardando Proietti, Sordi e Gassman, così faccio il conduttore per avere amato Corrado, insieme con Pippo Baudo, Mike Bongiorno ed Enzo Tortora».

Erano i “quattro moschettieri” della Rai, tutti insieme in una foto storica. A suo avviso, chi ci sarebbe oggi in un’immagine come quella?
«Direi Carlo Conti, Amadeus, Fabio Fazio, Fiorello e Paolo Bonolis. A salire sul palco di Sanremo in smoking e dire: “Buonasera, ecco a voi...” sono capaci tutti. Loro sono stati in grado di costruire il Festival, di avere certi ospiti e farli brillare sul palco».

Non ha messo il suo nome tra i moschettieri.
«Io faccio l’attore. Proietti, che è stato il mio maestro, diceva: “Questo mestiere è un po’ come lo sport del pentathlon, dove io cerco di insegnarvi più lingue”. Quella del conduttore è una di queste lingue, come il teatro, che stavo facendo prima che la pandemia fermasse tutto. Dal canto mio provo a parlarle un po’ tutte».

Rimanendo nel tema recitazione, è vero che tornerà in “Don Matteo 13”? Rivedremo il capitano Anceschi?
«Lo dicono a ogni nuova stagione, ma questa volta è vero. Nei giorni scorsi sono andato a provare le nuove divise. Dovrei essere in un episodio... se la produzione non cambia idea (ride)».

Torniamo a parlare di pranzo: lei sa cucinare?
«Diciamo che sopravvivo. Un piatto di pasta, se serve, me lo faccio».

Il suo pranzo ideale?
«Mi vanno bene anche una mozzarella di bufala e un’insalata purché siano consumate in compagnia. Mangiare da solo non mi piace e, se devo farlo, allora meglio un tramezzino “mordi e fuggi”».

Prima di iniziare “Il pranzo è servito” deve concludere “L’eredità”. Se le chiedo di fare un bilancio di questa stagione che sta per finire, che mi dice?
«Le rispondo dicendo “grazie”. Devo fare un ringraziamento gigantesco al pubblico che, nonostante tutto ciò che sta ancora succedendo, non ci ha mai abbandonato. È facile dire: “Ti guardano perché stanno tutti a casa”. Non è così, perché ci sono centinaia di altri canali, ci sono i libri e c’è anche chi si lascia prendere dalla malinconia e non fa niente. C’è una parola che torna in tutte le lettere e le mail che ricevo e che sono sempre di più: “compagnia”. Tutti, dai bambini agli anziani, mi scrivono che gli facciamo compagnia. Questo non solo mi entusiasma ma dà un senso al mio lavoro. Speriamo succeda anche con “Il pranzo è servito”. Mi piacerebbe che la gente, dopo avere mangiato o tornando dal mare, avesse voglia di bere un caffè con noi. Anche perché la compagnia è reciproca: senza pubblico, non ci saremmo nemmeno noi».

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