Home TvFrancesco Giorgino: «Lo speciale sul dramma di Notre-Dame è il frutto di un grande sforzo di squadra»

Francesco Giorgino: «Lo speciale sul dramma di Notre-Dame è il frutto di un grande sforzo di squadra»

Mentre a Parigi l'incendio avvolgeva la cattedrale, in Italia 4,3 milioni di telespettatori erano incollati davanti alla tv per seguire l’edizione straordinaria del Tg1

Foto: Francesco Giorgino nello studio del Tg1 durante lo speciale con due ospiti: monsignor Vincenzo Paglia e l’ingegnere dei Vigili del fuoco Francesco Notaro

25 Aprile 2019 | 09:10 di Stefania Zizzari

Mentre a Parigi si consumava il dramma di Notre-Dame, in Italia 4,3 milioni di telespettatori erano incollati davanti alla tv per seguire l’edizione straordinaria del Tg1 con Francesco Giorgino.

Dalle 21.25 del 15 aprile il giornalista ha condotto due ore di diretta con un racconto lucido, puntuale e al tempo stesso appassionato, con ospiti, collegamenti con i corrispondenti, immagini e notizie che si susseguivano sul filo del secondo. Lo abbiamo incontrato la mattina seguente all’Università Luiss di Roma, dove insegna Comunicazione e marketing e dove aveva appena terminato la sua lezione. Sono le 10.30 e davanti a un caffè si schermisce: «Non è merito mio, io ho solo fatto il mio lavoro. Questo risultato, che senz’altro ci gratifica, è il frutto di un grande sforzo di squadra».

Quante persone lavorano a un’edizione straordinaria del telegiornale?
«Dipende. Ieri sera c’erano una quarantina di colleghi, molti di loro sono venuti spontaneamente da casa per dare una mano. Altri, già andati via, sono rientrati e si sono messi a disposizione. In quei casi tutti fanno tutto. Si monitora il flusso di notizie, si cercano le immagini e i filmati sul web: è importante la velocità. E poi ci sono il reparto tecnico, il montaggio, la segreteria di redazione…».

Ma in diretta davanti a milioni d’italiani c’era lei.
«Io ho avuto il privilegio e la responsabilità di rappresentare il Tg1 e, attraverso di noi, tutta la Rai nel suo ruolo di servizio pubblico».

E dire che aveva appena finito la conduzione del Tg delle 20.
«E proprio verso la fine del tg nel “teller” mi hanno detto: “Non andare via, devi condurre uno speciale tra poco”».

Scusi, ma il “teller” cos’è?
«È un piccolo auricolare attraverso il quale ci arrivano le comunicazioni tecniche durante la diretta».

Quello che innesca il classico: «Mi dicono dalla regia», insomma. E come avete messo in piedi in pochi minuti uno speciale di due ore?
«Alla fine del telegiornale sono andato nella stanza del direttore Giuseppe Carboni per una veloce riunione con lui, i vicedirettori e i colleghi della redazione Esteri. Lì abbiamo organizzato una idea di scaletta, di ospiti, abbiamo contattato i due colleghi del Tg1 a Parigi e organizzato i collegamenti con New York, Berlino e Londra, per dare un respiro internazionale al racconto. E poi via, siamo partiti. Il Tg1 è una macchina collaudatissima».

Ha sempre un cambio d’abito per le emergenze?
«Sì. Una giacca e una cravatta».

Cosa si porta in studio?
«Una bottiglietta d’acqua. Ma ero così di corsa che non ho pensato neanche a quella: in un momento in cui non ero inquadrato ne ho chiesta una. Per il resto, sono arrivato in studio con i quattro dispacci di agenzia disponibili a quel momento, il telefonino silenziato nella giacca, che nella conduzione normale non porto, una penna e tanta concentrazione».

Perché il telefonino?
«In alcuni casi può essere utile. Il testo del messaggio del Presidente della Repubblica mi è arrivato con un messaggio sul cellulare e l’ho letto da lì perché non era stato ancora diffuso».

Quali strumenti ha in diretta?
«C’è il monitor con le agenzie davanti a me e poi il “teller”. Il compito di un conduttore è avere la sensibilità di capire il filo narrativo della notizia».

Nel caso dell’incendio di Notre-Dame?
«La narrazione che ho proposto è stata la corsa contro il tempo. Sono partito dalla dichiarazione del responsabile dei Vigili del fuoco francesi: c’era a disposizione un’ora e mezzo per domare l’incendio prima che la cattedrale subisse danni irreparabili o addirittura collassasse. Un’ora e mezzo era più o meno il tempo del nostro speciale».

Qual è l’aspetto più difficile?
«Mantenere la lucidità, la tranquillità e la concentrazione nel racconto e avere tutto sotto controllo. Devi commentare immagini che vedi per la prima volta con i telespettatori. Poi ci sono le agenzie da controllare, gli ospiti a cui fare domande, i colleghi in collegamento da far intervenire. E intanto al “teller” ti vengono date indicazioni tecniche: è pronto un servizio, oppure tra 30 secondi hai in collegamento telefonico il presidente del Consiglio. E così mentre segui il racconto devi preparare mentalmente le domande da fare a Giuseppe Conte. Ecco, la concentrazione è fondamentale per cucire tutto e mantenere la linea del racconto».

Un’impresa. Lei come fa?
«Servono esperienza, tecnica, allenamento. Diciamo che i miei 19 anni di conduzione e le lezioni all’università tutti i giorni aiutano (ride)».

Non accusa mai un momento di stanchezza?
«No, c’è l’adrenalina. E poi sento la responsabilità».

E una volta terminata la diretta cosa succede?
«Ci si riunisce e si commenta come è andata. Ieri eravamo soddisfatti e ci siamo detti: “Ce l’abbiamo fatta”. E ovviamente ho ringraziato tutti. Ancora una volta abbiamo avuto la prova che l’unico modello che funziona è il gioco di squadra».

Neanche un brindisi per allentare la tensione?
«No. I colleghi che fumano si concedono una sigaretta. Ma io non fumo…».

In cenere un pezzo di storia

Foto: La cattedrale di Notre-Dame prima, durante e dopo l'incendio

di Paolo Fiorelli

Milioni di persone hanno assistito in diretta tv al terribile rogo che ha ferito, ma non distrutto, uno dei simboli della Francia e dell’Europa: la cattedrale di Notre-Dame di Parigi.

L’incendio si è scatenato nel tardo pomeriggio del 15 aprile. Alle 18.30, dopo un primo allarme, la chiesa è stata evacuata. Solo 20 minuti più tardi è stato localizzato il problema, ma ormai le fiamme si erano estese. L’estrema delicatezza del monumento, che era già in fase di restauro, ha reso ancora più difficili i soccorsi. Nonostante gli sforzi di 400 pompieri (tre sono rimasti feriti), alle 19.45 il tetto e la guglia principale sono crollati, divorati dalle fiamme. Solo a notte inoltrata i pompieri hanno spento gli ultimi focolai. Mentre si indaga sulle origini dell’incendio, che sarebbe stato accidentale, si pensa già alla ricostruzione: il Presidente francese Macron ha promesso che verrà completata in cinque anni. 

L’eco del disastro è stata enorme e da tutto il mondo sono arrivati i messaggi di solidarietà: tra questi anche quello del Presidente italiano Sergio Mattarella. In un momento così triste a noi di Sorrisi piace ricordare anche la forza simbolica del monumento, “coprotagonista” di spettacoli indimenticabili (dalla versione cinematografica del 1939 di “Notre-Dame de Paris”, il romanzo di Victor Hugo, a quella disneyana del 1996, dal musical di Riccardo Cocciante del 1998 alle scene romantiche di “Sciarada” con Audrey Hepburn (1963) e a “Midnight in Paris” di Woody Allen (2011). Speriamo di raccontarvi presto il film sulla rinascita della cattedrale.