Gabriele Corsi: «Queste Feste le passerò sul divano in pantofole»

Ha presentato il nostro grande “concerto virtuale” su Internet in attesa di girare le nuove puntate del suo show "Deal with it"

Gabriele Corsi
24 Dicembre 2020 alle 08:40

Per prepararsi a condurre il “concerto natalizio virtuale” di Sorrisi (lo trovate qui: “Un sorriso per Natale") Gabriele Corsi ha tirato fuori dallo zainetto la pallina rossa che usa come naso da clown: «Me la porto sempre dietro, per ricordarmi chi sono». Tanto più che grazie a questo concerto si può fare una donazione alla Fondazione Dottor Sorriso.

Gabriele, è la prima volta che presenti un concerto natalizio?
«Ho presentato tante iniziative, ma un concerto natalizio, tanto più virtuale, è la prima volta. Ho studiato le clip dei cantanti, alcune sono bellissime, c’è la freschezza dei video fatti in casa, Samuel con i suoi musicisti in una jam session, Bennato con le sue chitarre e dietro il juke box, Gabbani che canta “White Christmas”...».

Qual è la canzone che per te rappresenta il Natale?
«“Do they know it’s Christmas” cantata da tanti artisti per l’iniziativa “Band Aid” negli Anni 80. Ma io amo tutto del Natale, mi commuovo anche solo ascoltando la canzone di Natale di Radio Deejay, mi piace stringermi ai miei cari, anche se quest’anno sarà complicato».

Il brano di quest’anno così particolare?
«­“Sunday best” dei Surface. Nel testo dice: “Feeling good”, cioè “Sentirsi bene”. È una canzone di speranza».

Il tuo 2020 in un tweet.
«“Meno male che sta finendo!”».

Lo pensiamo tutti...
«In realtà se mi paragono alle complicazioni di molte persone, io non ho avuto il problema del disagio economico. Però il costo emotivo, il costo umano, è comune a tutti».

Il 2020 in una foto, invece?
«A casa con la mia famiglia, che poi è quello che ci ha salvato: i ragazzi che studiano senza lamentarsi, io, mia moglie, e pure la gatta che ieri ha mangiato tutte le luci dell’albero di Natale!».

Il momento più brutto e quello più bello?
«Il più brutto è quello dei lutti familiari, momenti difficili, anche da elaborare. Mio suocero è morto durante il lockdown. Il momento più bello a novembre: quando ancora si poteva, sono andato a cena fuori con mia moglie Laura, abbiamo festeggiato in anticipo 18 anni di matrimonio».

Hai pure festeggiato un premio europeo per il programma “Amore in quarantena”.
«Ai “Content Innovation Awards 2020”. Concorrevamo con programmi della Bbc e della Hbo nella categoria “Innovation & Ingenuity”. Il nostro programma è costato 20 mila euro a puntata ma ha vinto. A fare la tv con i soldi sono capaci tutti, con le idee è più difficile».

Qui l’idea a chi era venuta?
«Lo scorso marzo in radio con il Trio Medusa chiedevamo alle persone come stessero vivendo la quarantena e di mandarci dei video. Avevo letto un articolo che pronosticava una percentuale enorme di separazioni. Simona Ercolani, con la casa di produzione “Stand by me”, si è innamorata del progetto. Abbiamo raccontato l’amore, l’omosessualità, le app per i single, tutto questo il pomeriggio su Raiuno».

Il tuo “amore in quarantena” com’è stato?
«Rispetto ai miei standard mi sono mosso poco, sono stato a Rimini a fine agosto e poi un mese e mezzo a Milano per “Deal with it” di cui ora vanno in onda le repliche. Dal 7 gennaio dovremmo girare le nuove puntate».
Gli episodi inediti arriveranno il 15 febbraio sul Nove. Cosa ci aspetta?
«Tanti ospiti e tanti scherzi veramente incredibili. Mi stupisce sempre come la gente sia disposta a credere a qualunque cosa».

Un’anticipazione?
«La vittima è una ragazza che vuole diventare influencer e fare foto con i vip. Simona Ventura entra nel locale, fa una foto con lei ma poi le chiede 500 euro. E pur di farsi pagare tira fuori il pos. E la ragazza ci casca!».

Ai tuoi figli piacciono i tuoi programmi?
«“Deal with it” molto, mia moglie invece non riesce a guardare gli scherzi perché si mette nei panni della vittima e dice che è troppo imbarazzata».

Hai scritto su Twitter: «Per la prima volta, con grande anticipo, so cosa rispondere alla domanda: “Cosa fai a Capodanno?”».
«Risposta: niente. Sto a casa in pantofole. Hai visto mai, magari viene fuori il Capodanno perfetto».

Buoni propositi per l’anno nuovo?
«I propositi li metto ogni anno per iscritto su un quadernino, poi faccio la spunta. Ora mi basterebbe tornare alla vita di prima. Dovremmo tutti capire che davamo per scontata una cosa che si chiama libertà».

Seguici