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Gerry Scotti: «La radio resta sempre il primo amore»

L’11 ottobre conduce (anche in tv) “I love my radio”, un evento unico che celebra 45 anni di... FM all’italiana

Foto: Gerry Scotti

08 Ottobre 2020 | 8:48 di Barbara Mosconi

A 19 anni, nel 1975, Gerry Scotti frequentava il primo anno di Giurisprudenza, amava la musica e ascoltava la radio. Sognava, come tanti ragazzi, di entrare in uno studio radiofonico, conoscere i suoi beniamini, scegliere i pezzi da trasmettere. Ora è proprio lui a presentare “I love my radio”, l’evento che celebra i 45 anni delle radio italiane, trasmesso la sera dell’11 ottobre dalle più importanti emittenti sui loro canali audio, tv e social. Ci saranno tanti cantanti e personaggi “radiofonici” come Arbore, Amadeus, Carlo Conti, Fiorello e Linus.

Gerry, lei quanto ama la radio?
«La metto al primo posto delle mie passioni lavorative. Il Gerry Scotti che entra nelle vostre case ogni giorno l’avete conosciuto perché la radio non poteva più contenerlo».

Tutto è cominciato quando...
«Ero uno studentello e andavo a catalogare i dischi in una radio di periferia, Hinterland Radio Milano 2. I disc jockey facevano i programmi e lasciavano tutto in disordine. Una mattina alle 7 chi doveva andare in onda non si presenta. Il padrone della radio mi dice: “Tu sei quello che ha fatto il Classico? Saprai parlare dentro un microfono!”. Non ho più smesso per vent’anni».

Chi era all’epoca il suo idolo radiofonico?
«Herbert Pagani, su Radio Monte Carlo: è stato un artista, un paroliere, un cantante. E poi Corrado con “La Corrida” e Arbore e Boncompagni che hanno segnato il solco del “sacro cazzeggio”».

Che fascino aveva la radio per un ragazzo degli Anni 70?
«Chi faceva la radio era un “figo” incredibile, più di un calciatore. Quando ero a Radio Milano International in ogni ristorante, negozio, discoteca dove entravo, solo dicendo “Buongiorno!” mi riconoscevano dalla voce. È stato il lasciapassare per la notorietà e per il benessere».

Bei guadagni?
«La prima “marchetta” (pagamento dei contributi, ndr) all’Enpals mi fu versata da Radio Milano International il 1° giugno del 1978, dopo due anni e mezzo! Guadagnavo 500 mila lire al mese, che non erano male».

Ed è diventato un lavoro.
«Quando Claudio Cecchetto decise di fare Radio Deejay mi disse: “Hai giocato per cinque, sei anni, vuoi farlo diventare un lavoro?”. Ho lasciato l’agenzia pubblicitaria dove lavoravo e mia mamma non mi ha salutato per sei mesi».

Che cosa le ha insegnato la radio?
«A non aver paura della diretta, una brutta bestia. In radio impari cosa fare se c’è un intoppo o un imprevisto».

Ora quando mette piede in uno studio radiofonico cosa prova?
«Mi viene in mente Renato Zero che canta “I migliori anni della nostra vita”...».

5 regole per stare davanti al microfono

Oltre metà della vita passata dietro la consolle, Max Brigante è una delle voci più famose della radio. Ogni sera conduce “Mi casa” su Radio 105. Ecco i suoi consigli.

1. NON devi provare a essere quello speaker che ti piace tanto e che hai ascoltato per anni. Devi fare un percorso rapido per trovare te stesso senza essere l’imitazione di un altro.
2. NON devi pensare che le parole siano prive di senso. Ognuna ha un suo peso specifico. Se sono troppe diventano pesanti, si rischia di stufare. A volte è meglio togliere che aggiungere parole.
3. NON devi aver paura di raccontarti, di mettere te stesso in ciò che stai dicendo. Quando vai in onda tutti i giorni quello che sei, il tuo punto di vista, viene comunque fuori. Il pubblico sceglie te e non qualcun altro.
4. NON puoi fingere. Il microfono prende tutto, non solo la voce. Trasmette la verità, non solo le parole. Se parli di argomenti dei quali sai poco, si capisce.
5. NON devi dare nulla per scontato. Fare radio è il “lavoro” più bello del mondo e un po’ di sana gratitudine te lo fa fare meglio.

Ci siamo uniti per fare un regalo agli ascoltatori

La radio «è sana, viva e vegeta» assicura Paolo Salvaderi, amministratore delegato di RadioMediaset. Talmente viva che festeggia i suoi primi 45 anni con una bellissima iniziativa intitolata “I love my radio”: 45 brani (uno per anno a partire dal 1975) votati dai radioascoltatori nei mesi scorsi.

Il vincitore sarà reso noto durante l’evento live in onda l’11 ottobre sulle piattaforme (audio, tv e web) delle principali radio italiane. Ma come è nato il progetto? «A maggio, ancora in pieno lockdown, noi editori radiofonici stavamo analizzando il periodo, volevamo tutti insieme dare un segnale al mondo della musica, alle radio, agli operatori del settore» racconta Salvaderi.

Così dall’incontro fra le principali emittenti nazionali e locali è nata l’idea di fare qualcosa mai tentato. «Abbiamo chiesto ai big della musica italiana di interpretare delle cover, scelte fra i brani votati dal pubblico. Era un regalo che la radio faceva ai propri ascoltatori». Al progetto hanno aderito Tiziano Ferro, Elisa, Biagio Antonacci, Eros Ramazzotti, Giorgia, Gianna Nannini e tanti altri fino a Jovanotti con una sua versione di “Caruso” di Dalla.