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Giorgio Marchesi, parla Raoul di Una Grande Famiglia

«Mi scelgono spesso per ruoli positivi perché ho la faccia pulita» dice il protagonista della fiction di Raiuno

Foto: Giorgio Marchesi

23 Aprile 2015 | 20:58 di Solange Savagnone

La terza stagione di «Una grande famiglia» è iniziata da poche settimane e gli appassionati della serie sono già in fibrillazione. «L’ingresso di Claudia, la mia sorellastra (Isabella Ferrari, ndr) non convince. Molti già mi fermano per strada per parlarne. Ma si sbagliano, e più si sbagliano più mi diverto, anche se non posso svelare niente». A parlare è Giorgio Marchesi, l’attore che interpreta Raoul, il figlio «ribelle» della grande famiglia Rengoni.
Ritroviamo Raoul in un maneggio ampliato.

Cos’è successo?
«La storia ricomincia dopo un anno circa dalla telefonata che concludeva la seconda stagione. Tra l’altro l’intera vicenda della seconda stagione si svolgeva nell’arco di appena sei giorni e i personaggi non avevano molte possibilità di cambiamento. Invece ora tante cose sono cambiate. Raoul ha fatto un importante investimento economico nel maneggio e per aumentare le entrate ha aggiunto l’attività di ristorazione affidata a dei ragazzi down, perché lui è fatto così: è sempre pronto ad aiutare gli altri e a mettersi in gioco».

Un inizio tranquillo. Ma ovviamente non andrà tutto così liscio…
«Certo che no. Come si è intuito, l’arrivo di tre nuovi personaggi porterà scompiglio nella sua vita. Uno è Claudia: sarà davvero sua sorella? Il secondo è il figlio della sua ex Martina (Valentina Cervi, ndr). Raoul farà di tutto per scoprire se è suo, ma questo significa anche gestire il rapporto con Chiara (Stefania Rocca. ndr), che non può più avere figli. Il terzo è Jamal, il ragazzo egiziano che gli è stato affidato» (vedi box a destra).

Tra l’altro Jamal è un gran bel ragazzo...
«Non posso certo giudicarlo io  (ride, ndr), ma sì, so che piace molto. Siamo diventati amici, ci sentiamo spesso e mi sento un po’ il suo padrino. E mi fa impressione. Prima ero io quello giovane, l’ultimo arrivato. Adesso invece per la prima volta ho fatto da mentore a un collega».

Torniamo al rapporto di Raoul con Chiara.
«Con lei ci sarà una crisi, ma non a causa dell’arrivo del figlio di Martina. Inoltre nel clan Rengoni ci saranno nuovi motivi di scontro. Senza contare che tornerà Alessandro Gassmann. Insomma, la tranquillità durerà ancora per poco».

Perché nelle fiction interpreta spesso il classico bravo ragazzo?
«Un po’ è il viso, un po’ perché è così che mi vede il pubblico. Ma questa è una maledizione che combatterò presto: ho in progetto una miniserie in cui sarò un personaggio solo in apparenza buono. La cosa divertente è che chi mi conosce bene sa che non sono affatto come Raoul o Marco di “Un medico in famiglia”, sorridente, carino e simpatico».

Quindi non è l’uomo che ogni donna vorrebbe avere al suo fianco?
«Chiedetelo alla mia compagna. Quando mi vede in tv ride e mi dice: “Ah, se fossi almeno un quarto di Raoul!”».

Qual è la sua idea di famiglia?
«Abbastanza tradizionale. A Roma siamo solo io, la mia compagna e i nostri due bambini, mentre il resto dei parenti vive lontano. Credo però che famiglia sia ovunque si trovi affetto o si condivida un interesse, che sia il surf o qualsiasi altro hobby. Poi però ci sono altri tipi di famiglie, dove entri per un tornaconto. I cosiddetti “giri”. Ecco, quelle non mi appartengono. In questo senso sono un lupo solitario che vuole essere libero di scegliere. Per esempio mi hanno offerto un paio di ruoli in serie lunghe, che mi avrebbero portato soldi e popolarità, ma ho rifiutato perché volevo fare cose diverse».

Per questo ha lasciato «Un medico in famiglia»?
«La storia del mio personaggio, dopo tre stagioni, si era ormai conclusa».

Anche «Una grande famiglia» è alla terza stagione. Raoul l’ha stufata?
«No, solo che ho bisogno di fare altro. Inoltre non credo ci sarà un’altra stagione. Anche Stefania Sandrelli ha dichiarato che a un’eventuale quarta non parteciperà. A meno che non scrivano una storia straordinaria nella quale Raoul diventa un serial killer. E allora mi vien da dire che quasi quasi lo rifarei...» (ride).