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Giovanni Ciacci: «Con questa barba dico sempre ciò che penso»

Sa come attirare l’attenzione a "Live - Non è la d’Urso", perché è curioso e “secchione”. E poi ha un’arma segreta...

Foto: Giovanni Ciacci con Barbara d’Urso

05 Marzo 2020 | 9:25 di Enrico Casarini

Tono pacato e fermo. Il savoir-faire di chi è uso di mondo. Una vasta gamma di espressioni facciali per esprimere quello che talvolta non si può dire con le parole. E poi quella barba blu che buca lo schermo e ti attacca agli occhi…

Dopo aver conosciuto Giovanni Ciacci come sagace stylist (una risposta a ogni dubbio e un voto severo ma giusto a ogni look); come ballerino a “Ballando con le stelle” (la sua partecipazione all’edizione 2018 ha fatto storia: è stato il primo maschio a gareggiare in coppia con un altro maschio, Raimondo Todaro) e infine come garbato conduttore televisivo, settimana dopo settimana sta ottenendo sempre più attenzione e consenso come opinionista al fianco di quel tornado televisivo che è Barbara d’Urso nella sua gran serata domenicale di “Live - Non è la d’Urso”

«Ma io sono un opinionista atipico!» dice subito Giovanni. «Mi pare di dimostrarlo sia con Barbara, sia in “Vite da copertina”, il mio show su Tv8. Il mio segreto, la mia caratteristica, è che io vado in queste trasmissioni perché mi diverto davvero. Mi piace ascoltare, sono curiosissimo di storie e situazioni. Insomma, in studio faccio esattamente quello che farei se fossi a casa, perché vedrei questi programmi».

Cerchiamo di mettere qualche punto fermo sullo stile adeguato a un opinionista: è meglio che abbia una voce tonante o che sappia trovare sempre la frase a effetto?
«Per quel che mi riguarda io ho pensato che ci si può esprimere anche senza urlare, ma cercando di ragionare e dire cose sensate nei 30 secondi che si hanno a disposizione. La questione non è trovare la frase a effetto, ma la frase giusta. Con Barbara d’Urso, poi, ci vuole un’attenzione in più. Lei è una grande “regista” e sa perfettamente quando darti la parola, per cui devi essere sempre pronto, il che succede solo se ti piace l’argomento di cui si parla e dunque se lo conosci. La tv di Barbara è una grande scuola, è un’università!».

Poi c’è la forza della sua barba blu…
«Sì, io ho anche una notevole “fisicità”, nel senso che sono proprio grande e riempio lo spazio, ma basterebbe la mia barba blu a farmi riconoscere tra mille. Pensi che qualche domenica fa l’attore turco Can Yaman era ospite da “Live - Non è la d’Urso”: io lo guardavo rapito e lui continuava a chiedermi della barba blu…».

Come nasce l’idea di tingere la barba di blu e, soprattutto, di tenerla così?
«La decisione è stata presa esattamente il 7 dicembre 2018. Dovevo fare un collegamento, come inviato della Rai, dal Teatro alla Scala di Milano per la Prima della stagione, in cartellone c’era l’opera “Attila” di Giuseppe Verdi e non avevo un abito nuovo per l’occasione. Visto che un paio di giorni prima mi ero tinto la barba di blu per andare al concerto della mia carissima amica Loredana Bertè e rendere omaggio al colore dei suoi capelli, mi sono detto: “Ecco, questa barba blu sarà il mio vestito nuovo per la Prima della Scala!”».

E non tornerà più indietro?
«Finche posso la terrò così, perché questo blu mi piace. È il blu Capri, tipico del mare Mediterraneo».
Restando sul suo volto, ha espressioni che sono sempre un “condimento” gustoso a quel che avviene in studio…
«Sono un po’ ingenuo e un po’ sopra le righe. Le facce che vedete esprimono solo il mio sbigottimento di fronte a quel che succede. Del resto, io non posso vedere che espressioni faccio durante i filmati: non so neppure quando mi inquadrano. Ho fatto tutte le puntate di “Live - Non è la d’Urso” e quel che ho sentito spesso mi ha lasciato esterrefatto. Io vengo dal teatro e credo di poter dire che Barbara d’Urso abbia portato davvero tanto teatro in tv: ogni sua trasmissione è una lezione magistrale di televisione».

Ma lei dice sempre tutto quello che pensa?
«Sì, in tv e nella vita. Ma cerco sempre l’ironia, la battuta di buon gusto: mai l’offesa! Questa attenzione fa sì che alla fine io non mi debba pentire di quel che dico».

Nella vita chi le ha insegnato ad ascoltare e chi a parlare?
«Ho imparato ad ascoltare dai tanti maestri con cui ho lavorato, da Franco Zeffirelli a Giorgio Albertazzi e a Luciano Pavarotti… Ho ascoltato, e osservato, la loro arte e per questo mi sento un privilegiato. Ho cercato di essere una spugna e assorbire tutto, ho sfruttato il mio carattere da “secchione” e da curioso per studiare quel che vedevo. Non credo di parlare così bene, invece, ma so mettere in fila un paio di congiuntivi come si deve… Però adesso mi viene in mente che quando alle scuole magistrali la professoressa mi interrogava sui “Promessi sposi”, la classe si fermava ad ascoltare il mio racconto e alla fine prendevo sempre nove!».