Home TvGli incontri di Maurizio Costanzo: il mio amico Alberto Sordi comico e malinconico

Gli incontri di Maurizio Costanzo: il mio amico Alberto Sordi comico e malinconico

A fare i nomi di Alberto Sordi, di Marcello Mastroianni o di Vittorio Gassman, conviene alzarsi in piedi, in segno di rispetto e di rimpianto. Sì, sono proprio convinto che sarà difficile trovare un altro attore versatile ed eccezionale come Alberto Sordi

Foto: Alberto Sordi (1920-2003) con Maurizio Costanzo a Villa Celimontana, Roma, per la puntata speciale del “Maurizio Costanzo Show” dedicata agli 80 anni dell’attore

13 Giugno 2019 | 16:15 di Maurizio Costanzo

Con questo articolo inizia... ma no, che dico, ricomincia la collaborazione di Maurizio Costanzo con Sorrisi. Maurizio ha scritto bellissimi articoli tanto tempo fa sul nostro giornale e ora siamo felicissimi che sia tornato “a casa”. Gli abbiamo chiesto una serie di articoli dedicati ai grandi incontri della sua vita, a personaggi del passato e del presente che hanno lasciato il segno. Cominciamo con Alberto Sordi. Bentornato Maurizio! (a.v.)

A fare i nomi di Alberto Sordi, di Marcello Mastroianni o di Vittorio Gassman, conviene alzarsi in piedi, in segno di rispetto e di rimpianto. Sì, sono proprio convinto che sarà difficile trovare un altro attore versatile ed eccezionale come Alberto Sordi.

L’ho conosciuto quando ero agli inizi della mia carriera giornalistica e lavoravo presso la redazione romana del settimanale “Grazia”, pubblicato da Mondadori. Quando lo andai a intervistare la prima volta, rimase colpito dal fatto che citavo a memoria scene e battute dei suoi film. La cosa lo incuriosì, infatti rinnovò l’abitudine di incontrarci, al di là delle interviste. Gli piaceva raccontare il “dietro le quinte” di una scena interpretata, del risultato di un film o di quello che aveva pensato o detto. Lo dico: io mi sentivo orgoglioso di questa iniziale confidenza di Alberto Sordi. A distanza di anni, mi piace ricordare che quel rapporto di amicizia è durato sempre, fino alla sua scomparsa.

Si affollano nella memoria episodi, incontri, parole. Cercherò di raccontarli come mi tornano alla mente. Per esempio, Francesco Rutelli, quando era sindaco di Roma, decise che Alberto Sordi per un giorno sarebbe stato sindaco di Roma e, sapendo della mia amicizia, mi fece fare da tramite. Nel mio studio ho una fotografia che mi ritrae, in quel giorno, con Alberto Sordi che ha la fascia da sindaco. Poi la sera ci fu una cena megagalattica con più di 300 invitati. Però, il pomeriggio di quello stesso giorno, non mi ricordo per quale motivo, ci ritrovammo a parlare in una stanza appartata del Comune di Roma. E lì venne fuori tutta la sua malinconia e anche il pensiero ai tanti amici. Mi parlava, ad esempio, delle telefonate che riceveva da Dino Risi, grande regista e suo amico.

Ho detto malinconia. È così, ma tutti i grandi comici, da Totò, a Sordi, allo stesso Gassman, sono sempre stati attraversati da una profonda malinconia. Far ridere non vuol dire che si è allegri “dentro”.

A questo proposito, mi ricordo di una volta che stavamo passeggiando a bordo della piscina di una villa importante che si era “regalato” da qualche anno. Alberto si fermò di colpo e, guardando l’acqua, mi disse: «Ma che c**** me la sono comprata a fare!». In realtà, forse Alberto dicendo questa frase rimpiangeva i suoi inizi, quando diventò doppiatore di Ollio (nei film della coppia formata da Stanlio e Ollio) o di quando fece il ballerino di fila, o poco più, in uno spettacolo di rivista dove incontrò un’attrice, Andreina Pagnani (la ricordate? Era la moglie di Gino Cervi nelle storie del Commissario Maigret) con la quale ebbe, se ben ricordo, una storia sentimentale. Tanti incontri nel mondo, ma anche tanta solitudine.

Veniva spesso, Alberto, al “Costanzo Show” e voglio ricordare in particolare due momenti. Il primo quando, a una domanda davanti al pubblico, «Ma perché non ti sei mai sposato?», mi rispose: «Ma che te vuoi mettere un’estranea in casa?». In realtà, in casa c’erano state solo le sue sorelle e una è venuta a mancare poco tempo dopo la sua scomparsa.

Sempre al Teatro Parioli, conducendo con Enrico Mentana, diedi vita a una puntata speciale del mio programma intitolata “I tre tenori”. Erano Alberto Sordi, Monica Vitti e Vittorio Gassman. In seconda fila era seduto Carlo Verdone (che già aveva avuto i primi successi cinematografici). Feci salire sul palco Verdone e Sordi gli disse: «Tu sei il mio erede». E aveva ragione.

Per concludere, vorrei dire ad Alberto Sordi, ovunque si trovi, che i suoi film oggi, come ieri e ieri l’altro, mi piacciono sempre moltissimo. E che lo rimpiango.