Home TvGli incontri di Maurizio Costanzo: mi manca il sorriso di Vittorio Gassman

Gli incontri di Maurizio Costanzo: mi manca il sorriso di Vittorio Gassman

Nessuno come "il Mattatore" riusciva a “ipnotizzare” gli spettatori

Foto: Vittorio Gassman e Maurizio Costanzo durante una puntata del “Maurizio Costanzo Show” degli Anni 90

01 Luglio 2019 | 15:47 di Maurizio Costanzo

Vittorio Gassman è morto a Roma il 29 giugno del 2000. Aveva 77 anni. Quel giorno ho perso un uomo che, nel tempo, era diventato un mio amico.

Nel periodo quasi conclusivo della sua vita arrivava d’improvviso al Teatro Parioli di Roma, dove io mi preparavo a registrare una puntata del “Maurizio Costanzo Show”, per parlare un po’. Fumava una sigaretta dietro l’altra. Si affacciava quella depressione che gli ha fatto male per molto tempo ed è testimoniata in un suo bel libro “Un grande avvenire dietro le spalle”. Si sentiva maltrattato, si rendeva conto che era un grande attore, che era il “mattatore”, ma avvertiva come un senso di memoria perduta, temeva forse, erroneamente, di essere dimenticato. Io ottenni che Canale 5 gli producesse una striscia quotidiana per dieci e più puntate, e poi una grande serata proprio da “mattatore”. Quel grande spettacolo andò in onda su Canale 5 proprio il giorno della sua scomparsa, a ricordo della sua grandezza.

In quella trasmissione, Vittorio disse: «Sono nato bugiardo, ho coltivato la menzogna, ma adesso, ormai centenario, mi sono stancato: dico la verità”. Gigioneggiava un po’ nel dire «mi sento centenario», ma la verità è che aveva bisogno, in quei mesi molto più che in tutta la sua vita, di avere intorno amici, persone che lo capissero e con i quali parlare. Sono orgoglioso di essere stato scelto da Vittorio per essere tra questi e devo confessare oggi che, dopo la sua scomparsa, quando ho rivisto un suo film, uno dei tanti di grande successo, mi sono commosso pensando, non tanto al suo essere un grande, grandissimo attore, ma al suo essere una bella persona. Sì, per me Vittorio Gassman è e rimarrà sempre una bella persona.

Ricordo vent’anni fa, quando, con Enrico Mentana, organizzammo al Parioli una trasmissione televisiva dal titolo “…in ordine alfabetico…”: Vittorio Gassman, Alberto Sordi e Monica Vitti. Erano tanti i personaggi in sala che volevano festeggiarli, da Carlo Lizzani a Giuliano Montaldo, da Anna Galiena a Enrico Vanzina, da Renzo Arbore a Carlo Verdone, da Margherita Buy a Silvana Pampanini e a Marisa Merlini.
Non solo: sarò sempre debitore a Vittorio di aver recitato per una settimana al Parioli di Roma, in un recital di prosa e poesie. Pensate: si aprirono le vendite al botteghino del teatro e, in due ore, risultava già esaurito per tutta la settimana. Diciamolo: da allora a oggi, un altro Gassman non c’è stato più.

Non so se Vittorio di questo era consapevole, ma, se lo è stato, ha ricacciato indietro l’idea perché lui, come molti grandissimi attori, coltivava una grande malinconia. Forse, quel declino psicologico del quale ho scritto prima cominciò il giorno che mi confido: «Non mi va di essere celebrato. Però, purtroppo, alla mia età, si può essere solo celebrati, il che vuol dire che si è vicini alla fine». È qui che il grande interprete de “L’armata Brancaleone”, l’eccelso guascone, ha sentito che qualcosa stava cambiando.

Ebbi conferma di questo sentimento, da Ricky Tognazzi, figlio di Ugo, grande compagno di successi di Vittorio (pensiamo solo a “I mostri”, diretto da Dino Risi) che un 31 dicembre, a Velletri, nella villa di Ugo, aprendo una porta, scoprì suo padre e Vittorio che piangevano. Non ho mai raccontato questo episodio, lo faccio adesso per testimoniare cosa vuol dire aver avuto un grande successo in Italia e nel mondo e cosa significa avvertire che, lentamente, ci stiamo avviando al sipario che cala.

Accennavo al cinema di Vittorio Gassman. Vorrei ricordare alcuni suoi film di enorme successo. Per esempio, “La grande guerra”, “Il sorpasso”, con Jean-Louis Trintignant del 1962, e, come detto, “I mostri” del 1963, con Ugo Tognazzi. E poi ancora “L’armata Brancaleone”, “I soliti ignoti”, “C’eravamo tanto amati” del 1974, il bellissimo “Profumo di donna”, diretto da Dino Risi e “La terrazza”di Ettore Scola. Non possiamo dimenticare che il primo successo cinematografico di Vittorio Gassman, fu “Riso amaro”, che aveva per protagonista femminile Silvano Mangano e che fu girato nel 1949, quando Vittorio aveva appena 27 anni, ma aveva già calcato le scene teatrali. Recitò, diretto da Luchino Visconti, accanto a Paolo Stoppa, a Rina Morelli e a Paola Borbone. In realtà Vittorio ha fatto teatro fino a quando, negli Anni 60, cominciò a crescere il cinema italiano. E, poi, tornò al teatro. Ricordiamo il 1959, perché la televisione realizzò un programma televisivo che lo vedeva protagonista e che si chiamava “Il mattatore”, che fu anche il titolo di un film che interpretò l’anno successivo. Da quel momento in poi, Vittorio Gassman è stato sempre “il mattatore”.

Amavo il teatro, quindi ho avuto occasione, in quegli anni, di andare talvolta a sentire Gassman in teatro. Succedeva qualcosa di miracoloso: quando si apriva il sipario e compariva Vittorio, si creava un silenzio assoluto, persino lo starnuto di uno spettatore veniva considerato inopportuno. La magia del rapporto tra un grande interprete che sta sul palcoscenico e la platea.

Vorrei parlare anche delle sue tre mogli e delle compagne importanti e del figlio Alessandro Gassmann, attore a sua volta, o di Jacopo, diventato poi regista, o di Emanuele Salce. Ma Gassman è Gassman e non ho più spazio, perché avevo da dire troppe cose. Vittorio non me ne vorrà.