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21 Febbraio 2012 | 09:47

GUIDO CAPRINO, dal commissario Manara a un film tv sulla dislessia

«Un ruolo che mi ha molto coinvolto emotivamente, un film che si ispira a una storia vera e che tocca vari temi, tra qui la dislessia una malattia di cui ancora oggi si parla poco. Ma che affronta anche, il rapporto tra genitori e figli così come la necessità di dover fare i conti con il proprio passato». Guido Caprino, uno dei volti più popolari della fiction televisiva, descrive così il film tv «A fari spenti nella notte», in onda stasera su Raiuno

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GUIDO CAPRINO, dal commissario Manara a un film tv sulla dislessia

«Un ruolo che mi ha molto coinvolto emotivamente, un film che si ispira a una storia vera e che tocca vari temi, tra qui la dislessia una malattia di cui ancora oggi si parla poco. Ma che affronta anche, il rapporto tra genitori e figli così come la necessità di dover fare i conti con il proprio passato». Guido Caprino, uno dei volti più popolari della fiction televisiva, descrive così il film tv «A fari spenti nella notte», in onda stasera su Raiuno

21 Febbraio 2012 | 09:47 di Redazione

Guido Caprino e Francesca Inaudi

«Un ruolo che mi ha molto coinvolto emotivamente, un film che si ispira a una storia vera e che tocca vari temi, tra qui la dislessia una malattia di cui ancora oggi si parla poco. Ma che affronta anche, il rapporto tra genitori e figli così come la necessità di dover fare i conti con il proprio passato». Guido Caprino, uno dei volti più popolari della fiction televisiva, descrive così il film tv «A fari spenti nella notte», in onda stasera su Raiuno.

Proprio come ne «Il commissario Manara», Caprino salirà nuovamente a cavallo di una moto di grossa cilindrata: «Sono sempre stato un appassionato delle due ruote, faccio anche gare di motocross, ma dopo aver girato questo film sono diventato più prudente e in città ho smesso di correre»’.

Un dramma con sfumature da noir e da thriller psicologico, ambientato a Roma, come la storia vera da cui è tratto: «Si riflette sulla memoria, sui fantasmi del passato e sulla necessità di non arrendersi quando la vita ti mette di fronte alla scelta tra una sopravvivenza dura da ottenere e il lasciarsi andare. E’ difficile parlare di questo personaggio perché ne sono rimasto emotivamente troppo coinvolto. Ho lavorato sulla rabbia, che può essere una grande nemica dell’uomo, sulla difficoltà a comunicare con gli altri le proprie debolezze».

Nel 1984 lo sceneggiatore Ugo Pirro scrisse un libro doloroso, «Mio figlio non sa leggere», raccontando l’odissea che lui e il figlio Umberto avevano vissuto in totale solitudine nell’universo di una patologia che spesso non veniva neanche riconosciuta. Oggi è proprio Umberto Mattone, quel figlio ex dislessico, a essere sceneggiatore, insieme alla moglie neurologa Alessandra Murri.

Negli Anni 70, ricorda Caprino, la dislessia era un tema tabù: «Eppure una lista incredibile di grandi geni, come per esempio Churchill, o lo stesso Einstein, si dice ne abbiano sofferto durante l’infanzia. Il nostro film parte da un incidente, in seguito al quale il protagonista perde completamente la memoria. Da questo giallo, la storia procede a ritroso per risalire alla dislessia come causa del comportamento distruttivo di una persona che non ha metabolizzato quel disturbo infantile».

Dopo essere caduto dalla moto e aver battuto la testa, Stefano (Caprino) non ricorda più nulla del suo passato. Antonia (Francesca Inaudi) è una misteriosa donna che non si allontana dal suo capezzale e sostiene di essere sua moglie. Ma l’uomo si sente attratto da Chiara (Anita Caprioli), una neurologa: con lei infatti prima dell’incidente ha vissuto un weekend romantico. Ma non lo ricorda. Nel cast anche Alessio Di Clemente, Maria Rosaria Omaggio Pier Giorgio Bellocchio. (ANSA)

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