Guido Meda e l’ultima gara di Valentino Rossi in Italia

Noi di Sorrisi siamo a Misano da dove vi racconteremo le emozioni di questa corsa per certi versi storica

Guido Meda
23 Ottobre 2021 alle 09:07

L’ultima gara di Valentino Rossi in Italia è arrivata: domenica 24 ottobre lo aspetta la pista di Misano Adriatico, il circuito di casa, visto che Tavullia (PU), dove il Professore vive, è a una manciata di chilometri da qui. E noi di Sorrisi siamo proprio a Misano da dove vi racconteremo le emozioni di questa corsa per certi versi storica. Con noi c’è anche Guido Meda, Vice Direttore di Sky Sport, direttore della redazione Motori Sky e voce delle telecronache della MotoGP.

Guido ci spiega la sua giornata tipo in occasioni come questa. Come si prepara la telecronaca di una gara di MotoGP?
«In modo molto diverso da come si lavora, per esempio, prima di una partita di calcio. Dopo tanti anni in pista conosco tutti i piloti, i circuiti, le insidie delle gare. Dal punto di vista mnemonico non ho bisogno delle classiche schede da telecronista: tendenzialmente non ho più carta, solo qualche appunto che è un po’ come una coperta di Linus. Uso un computer e un tablet, dove organizzo i numeri e le schede che mi servono. Devo solo evitare di bucare le notizie».

Però, lei, oltre alla telecronaca è anche responsabile di tutti i contenuti Sky per ogni Gran Premio.
«Ecco, qui le cose sono già più complesse. Abbiamo 10 ore di diretta che dobbiamo gestire e poi ci sono rubriche, approfondimenti, gli speciali, l’organizzazione degli spostamenti delle troupe, la scelta degli ospiti, il confronto con i team e i piloti per capire se ci sono spunti interessanti da mostrare. Per esempio proprio per questa gara ho realizzato un servizio speciale con Graziano Rossi, il papà di Valentino, in cui lo porto a fare un giro in moto intervistandolo mentre guidiamo attraverso dei microfoni all’interno dei nostri caschi. E poi abbiamo realizzato il Rossi day, 21 ottobre, con oltre quattro ore di diretta. Insomma di cose da fare ce ne sono».

Poi ci si tende a dimenticare che oltre alla MotoGP, ci sono anche la Moto2 e la Moto3: le altre due classi del motomondiale.
«Classi che danno dei titoli iridati, che valgono molto di più delle formule minori dell’automobilismo. E soprattutto due classi dove gli italiani stanno facendo benissimo negli ultimi anni. Fortunatamente lavoro con un team di persone estremamente qualificato. E così riusciamo a coprire tutto. Sul campo siamo lì dal venerdì alla domenica: sono giornate intensissime che iniziano alle 8 della mattina e finiscono alle sette di sera».

Cosa si porta sempre in valigia quando parte per una trasferta?
«Ho un kit standard che regge fino a una decina di giorni. Ho un trolley e uno zaino. Nel trolley porto tante camicie quanti sono i giorni di trasferta, un cambio di pantaloni, uno di biancheria, un paio di maglioni, una giacchetta. Lo zaino, invece, non so perché ma pesa sempre di più. Accatasto dentro microfoni, quintali di medicine (sono abbastanza ipocondriaco, un calmante non mi manca mai), il computer e il tablet, un sacchetto pieno di alimentatori, una sigaretta elettronica, un blocco per gli appunti».

Ha un suo microfono personale?
«Sì, con il cappuccio di Sky Sport. Dopo il lockdown abbiamo imparato se serve anche a fare da soli. Quindi il microfono è il mio e lo so montare. Poi, se per esempio, se il Tg di Sky mi chiede un collegamento, ho a portata di mano un treppiedi dove attacco il telefono per la parte video e il microfono. Così riesco a fare qualsiasi intervento richiesto».

Quanti monitor ci sono nella sua postazione?
«Molti: c’è innanzitutto quello che trasmette la corsa che vedete anche voi a casa. In più ho l’inquadratura dall’elicottero (che mi aiuta a capire le traiettorie per i sorpassi), ho un mix con le immagini delle camere sulle moto in corsa, le due telecamere di Sky dei nostri inviati ai box. E infine ci sono quattro schermi con tutti i tempi. Insomma è un bel caos: devi imparare a far ballare l’occhio, come si dice (ride)».

Come si tiene in contatto con gli inviati senza farsi sentire in diretta?
«Nelle cuffie del telecronista mediamente c’è una tempesta di voci. Io posso parlare con il regista, con il coordinatore giornalistico (che organizza al volo gli spostamenti degli inviati, la ricerca di notizie e mi suggerisce l’arrivo della pubblicità), il produttore per qualsiasi tipo di intoppo, i due inviati e il mio compagno di telecronaca. Possiamo parlarci tra noi schiacciando un bottone che esclude l’audio della messa in onda».

Cose particolari sul fronte alimentare?
«Bevo otto caffé al giorno: uno vero alla mattina a colazione, gli altri decaffeinati durante il giorno. E mangio sempre un pacchetto intero di liquirizie multistrato, quelle dell’autogrill».

Altri riti?
«Ogni domenica, dopo il warm up, mi faccio un pisolino di 20 minuti sui divanetti della produzione. Lo faccio sin dai tempi di Mediaset, più di vent’anni fa. È diventato quasi un rito scaramantico. Poi cinque minuti prima che inizi la diretta mi butto un po’ di acqua gelata sul viso, sui capelli, sui polsi e sulle caviglie: mi dà una bella svegliata».

Seguici