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I consigli per convivere con cani e gatti di Michela Vittoria Brambilla

La conduttrice di "Dalla parte degli animali" convive con 13 cani, 32 gatti e svariati altri animali, tra cui capre, asini e piccioni. Il programma riprenderà a giugno

Foto: Michela Vittoria Brambilla con alcuni dei suoi cani

24 Maggio 2019 | 15:58 di Solange Savagnone

La sua passione per gli animali è diventata un lavoro. Non solo a casa, dove convive con 13 cani, 32 gatti e svariati altri animali, tra cui capre, asini e piccioni. Ma anche in tv, dove Michela Vittoria Brambilla conduce su Rete 4 il programma “Dalla parte degli animali”, che riprenderà a giugno (ma potete trovare le puntate on line su www.mediasetplay.it). Nell’attesa di rivederla, la presidente e fondatrice della Lega italiana difesa animali e ambiente ci dà qualche consiglio per una buona convivenza con i nostri amici a quattro zampe.

Soli o in compagnia?

«È sempre meglio non tenere un animale da solo. Il cane è un animale sociale che ama vivere in compagnia delle persone e, ancora meglio, dei suoi simili. Le coccole del padrone sono fondamentali ma non possono sostituire la relazione con un altro cane. Anche perché noi siamo spesso fuori casa. Se ha una compagnia è più facile che non sfoghi la noia e lo stress dovute alla sindrome d’abbandono contro il nostro divano… Poi è un po’ come per i figli: il primo ti rivoluziona la vita, con il secondo cambia poco».

E qui comando io!

«Idealmente il proprietario è il capobranco. Ma nei fatti anche tra cani c’è una gerarchia e il capo in genere è la femmina alfa più anziana di piccola taglia. Il proprietario non deve mai fare preferenze, anche se le ha, e deve trattare tutti allo stesso modo, altrimenti nascono conflitti e rivalità. L’unico verso il quale può esserci disparità è il capobranco. Ma se do qualcosa a lui, e sempre per primo, poi la devo dare anche a tutti gli altri».

Un divano per due

«Cani e gatti sono membri della famiglia a tutti gli effetti. È normale che vogliano condividere la nostra giornata, stare vicini a noi sul divano o salire sul letto. Poi ognuno ha il suo carattere, che va rispettato. Per esempio, ci sono cani più indipendenti che preferiscono stare per terra o al contrario gatti che dormono sul cuscino con la testa vicino alla nostra. Nella vita ci sono già tante privazioni: almeno con i nostri affetti facciamo quello che vogliamo! Oltretutto gli animali che vivono in casa con noi sono generalmente puliti e sani».

A spasso con Fido

«La passeggiata rinsalda il legame con il cane e fa bene alla nostra salute. Una ricerca di FederAnziani ha dimostrato come possedere un cane a una certa età porti un grande beneficio, anche al sistema sanitario. Oltre che dal punto di vista mentale, camminare tre volte al giorno aiuta a mantenersi in forma e diminuisce l’incidenza di alcune malattie e il ricorso a visite e farmaci. Ricordate, però, che per legge nei luoghi pubblici Fido va tenuto al guinzaglio (a eccezione dell’area cani). Se scappa, rischia di fare del male agli altri e a se stesso. La legge obbliga anche a raccogliere le sue deiezioni. Osserviamo le regole, anche per rispettare chi non ama gli animali».

Strani amori

«Di norma i cuccioli di specie diverse fanno amicizia più facilmente. Se invece avete un cane adulto e arriva un gattino dovete farli conoscere in casa, in una stanza piccola, e non in giardino, dove se il micio scappa può scatenare l’istinto predatorio del cane. E finché non c’è armonia, evitate i luoghi aperti, a maggior ragione se i cani sono più di uno. Se al contrario avete un gatto e portate a casa un cagnolino, preparatevi: i primi giorni saranno “complessi” perché il gatto lo graffierà finché il nuovo arrivato capirà chi comanda. Dopo qualche tempo si rassegneranno e diventeranno amici oppure impareranno a convivere. Bisogna avere pazienza, confidando sul fatto che gli animali tra loro trovano sempre un equilibrio. Non ho mai visto due animali che dividono la stessa casa ferirsi al punto di dover ricorrere a cure serie, se non quando è intervenuto l’uomo».

L’ora delle presentazioni

«Quando nasce un bambino, appena lo portate a casa dall’ospedale fategli fare la “cerimonia di conoscenza”. Mettete l’ovetto con il piccolo per terra o sul divano e lasciate che il cane o il gatto si avvicini per annusare. Non sgridate l’animale se lecca il bimbo, è una forma di affetto. Piuttosto insegnategli a farlo con delicatezza. Se lo allontanate si crea un rapporto sbagliato e conflittuale. Nel caso in cui, invece, abbiate un bimbo e arrivi un cane, fateli relazionare subito. Il cucciolo non è mai aggressivo. C’è solo una cosa a cui bisogna prestare attenzione: che per la troppa irruenza non faccia cadere il bambino. Per il resto non ci sono controindicazioni. Soprattutto se parliamo di figli unici, per i quali un animale diventa un grande compagno di vita e un amico che non lo giudica mai. Per i bimbi avere un cane significa imparare ad accettare il diverso con cui convivono e, prendendosi cura di un altro essere vivente, familiarizzano col concetto di responsabilità. Non sono mai egoisti i bimbi che hanno un animale. Con il gatto il rapporto è un po’ diverso, perché i mici sono più o meno affettuosi e indipendenti. E con i bimbi piccoli sono meno pazienti dei cani e quindi bisogna stare più attenti. Meglio quindi insegnare ai bambini sotto ai tre anni come comportarsi e sorvegliarli sempre quando stanno assieme al loro gattino. Specie quando il micio dorme e, se disturbato, può reagire graffiando. Poi qualche “segno di guerra” ci può stare...».

Questo non si fa

«Infine, ci sono tre cose da tenere sempre a mente. Primo: un cane non deve mai essere lasciato solo. Oggi è considerato maltrattamento anche tenerlo chiuso in giardino senza che interagisca mai con nessuno. Secondo: tenete conto delle sue esigenze e della sua volontà. Ogni animale ha la sua personalità e non rispettarla è un errore grave. Terzo: non fatelo soffrire. La medicina ha fatto passi da gigante ed è giusto tentare il possibile per curare il nostro cane, se ammalato. Ma laddove perde dignità e non ha speranze di guarigione, bisogna vincere il nostro egoismo e, per il suo bene, lasciarlo andare».