“I Fraintesi”, campioni di “Reazione a catena”: «Il nostro sprint vale 200 mila euro»

Parlano i tre ragazzi di Avellino che infilano una vittoria dopo l’altra sotto lo sguardo ammirato di Marco Liorni

Pietro Preziuso, Michele D'Onofrio e Marco Famoso
23 Settembre 2021 alle 08:11

Dall’8 settembre, poco prima dell’ora di cena, compaiono su Raiuno tre giovanotti di Avellino che tengono banco nel quiz “Reazione a catena” e, talvolta, lasciano di stucco persino il conduttore Marco Liorni, il quale alla sua terza stagione fra domande-tranello, associazioni di parole e connessioni logiche dovrebbe pur essere avvezzo a certe incursioni nel vocabolario italiano.

Ma chi sono questi tre giovani campioni che finora hanno racimolato sera dopo sera oltre 200 mila euro? Si chiamano Pietro Preziuso, Michele D’Onofrio e Marco Famoso, arrivano dal capoluogo irpino e si presentano come “i Fraintesi”. Spiega Marco: «Per un periodo ci siamo allenati per telefono e uno magari diceva “non testa”, però l’altro non rispondeva “croce” perché capiva “festa”. A quel punto ci siamo detti che il nome della squadra doveva richiamare questo fatto, e quindi “i Fraintesi”». Precisa Michele: «Che poi se lo leggi staccato diventa: “i Fra’ intesi” ossia “I fratelli che si intendono”» che forse è la definizione che preferiscono.

La storia inizia due anni fa quando Marco e Michele si presentano a “Reazione a catena”, all’epoca erano “i Quasi famosi” (scherzando sul cognome di Marco) e al posto di Pietro c’era un altro amico. «Lo abbiamo fatto come esperienza, ci siamo allenati un mesetto e siamo andati». Vengono eliminati subito, però l’anno successivo il regolamento subisce una modifica: chi non ha vinto soldi può avere una seconda chance. Racconta Michele: «Io e Marco decidiamo di ritornare in modo serio e ci vogliamo allenare per bene». Il terzo amico ha altri impegni e viene convocato Pietro. «Gli abbiamo esposto il progetto: un anno di allenamenti». Pietro accetta di buon grado e si comincia.

La strategia è tracciata: vedere le puntate delle edizioni precedenti, analizzare circa 2 mila parole per saperle definire velocemente («Le abbiamo divise per categorie: parti del corpo, oggetti, stanze della casa, mestieri, animali, eccetera») e un appuntamento sistematico una volta a settimana. Precisa Pietro: «Solo il sabato pomeriggio, ma con costanza, l’incontro non doveva saltare. Da aprile in poi si sono alleggerite le restrizioni per via del Covid e ci vedevamo a turno a casa di uno o dell’altro. In famiglia erano contenti, certo non pensavano che saremmo arrivati a questo livello».

Con loro c’è un “allenatore” speciale, Enricuccio, un amico che studia, cataloga e inventa “catene di parole” per gli allenamenti. Non fa parte della squadra perché «non gli piace stare sotto le telecamere, gli viene l’ansia. Gli avevamo promesso che gli dedicavamo il motto e che se guadagnavamo un po’ di soldini lo portavamo in viaggio». Così il motto che “i Fraintesi” scandiscono in trasmissione è: «Un due tre/Enricuccio olè!». Il viaggio è in programmazione: «Vogliamo fare una cosa intercontinentale, il Giappone, Las Vegas, Dubai…». Alla fine di tanto studio “l’intesa vincente”, è il caso di dirlo, è raggiunta. «Abbiamo una media di 19 risposte in 55 secondi. Il nostro record sono state 24 risposte il che significa 2,29 secondi per ognuna».

C’è chi ha scritto che hanno imbrogliato o che sono favoriti dagli autori. Loro ribattono: «È un gioco, ma devi essere velocissimo e allenatissimo per fare certi punteggi. Un paio di volte Marco Liorni fuori onda ci ha chiesto il perché di un’associazione di parole e poi l’ha spiegata al pubblico, altrimenti non si capiva proprio come avevamo fatto».
Fra i tre Michele è il caposquadra, il portavoce. Secondo Pietro perché «ha la faccia più simpatica». Secondo Marco: «Come presenza fisica nel mezzo ci stava meglio lui». Michele si schermisce: «Ho fatto due anni di animazione nei villaggi turistici, ero abituato a stare sul palco».

Del resto l’amicizia è nata in contemporanea e senza graduatorie. «Ci conosciamo dalle scuole elementari, ci siamo rivisti alle medie, anche se non eravamo in classe insieme, abbiamo frequentato gli stessi gruppi di amici, la realtà avellinese è piccola e compatta».

Ora quando escono a fare una passeggiata in città è tutto un riconoscerli e fermarli. «Per percorrere il corso, che di solito attraversi in dieci minuti, ieri ci abbiamo messo un’ora!». Michele ricorda: «Prima la maggior parte delle persone ci dicevano: “Non mi allenerei mai un anno per un programma tv!”. Noi, invece, ci credevamo. Non è che ci sentiamo tre geni, ci abbiamo lavorato. La bravura e la caparbietà sta proprio nel crederci».

Seguici