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«Ignazio torna a casa», la lettera del papà Francesco Moser

L'inquilino del Grande Fratello Vip è figlio della leggenda del ciclismo. «Il suo posto è qui, nell’azienda di famiglia», ci racconta il padre di Ignazio

Foto: Francesco Moser, tuttora il ciclista italiano con più titoli, guarda nel suo salotto il figlio Ignazio al «GF Vip»

16 Ottobre 2017 | 12:06 di Giusy Cascio

Al «Grande Fratello Vip» c’è un ragazzo di belle speranze, faccia pulita e muscoli scolpiti, che sta conquistando il cuore delle telespettatrici. Si chiama Ignazio, detto «Igni», ed è il figlio di una leggenda del ciclismo italiano: Francesco Moser. Mentre questo giovane è seguitissimo nella Casa spiata 24 ore su 24 dalle telecamere, noi siamo andati a trovare il suo papà nella casa di famiglia: un «maso» sulle colline a nord di Trento dove i Moser da tre generazioni lavorano la terra, coltivano i propri vigneti e producono vini pregiati.

Quando arriviamo nel piccolo borgo che un tempo fu residenza vescovile, Francesco Moser ci saluta dalla finestra di casa. Intanto, vicino al pozzo della tenuta, proprio davanti alle cantine, spuntano due asinelli recalcitranti e restii alle novità. «Non abbiate paura, sono asini sardi, un po’ testardi» ci rassicura l’ex ciclista che negli Anni 70 e 80 ci ha fatto sognare con le sue 273 vittorie su strada. E per ingraziarsi i due ciuchini elargisce loro dei biscotti. Poi ci accompagna nel suo «regno», il museo Moser accanto alla sala di degustazione. Qui ci mostra i trofei di una vita di sacrifici: le maglie rosa, le biciclette, le medaglie, le scarpe, i sombreri che ricordano il mitico record dell’ora, quei 51,151 km percorsi eroicamente in 60 minuti a Città del Messico nel 1984. La distanza oggi dà il nome a uno spumante doc.

Pedali e vigne sono il marchio dei Moser, Francesco e Ignazio, padre e figlio. In televisione «Igni» discute con gli altri inquilini vip della fillossera, il parassita delle viti, di uva fragola o di Chardonnay da vero esperto e con fascino da seduttore. Invece papà Francesco, più schivo ma altrettanto galante, raccoglie una rosa gialla dai filari e ce ne fa dono. Precisando: «Qualcuno dice che le rose aiutano a capire quando la vite si ammala, ma non è così. Sono solo di bellezza». In lontananza, sui monti, si sente il frastuono di una macchina taglialegna. E Moser storce il naso. A lui, salito su un trattore per la prima volta a 13 anni, non la si fa: «C’è la luna piena. E se si segano gli alberi ora, il legno marcisce».

Il viso di Moser è solcato di rughe profonde e porta i segni della fatica. Nei suoi 66 anni di lavoro duro non c’è mai stato tempo («e mai ce ne sarà») di perdersi in chiacchiere. Ha il fisico magro e scattante di chi non ama gli eccessi ed è orgoglioso delle sue conquiste, anche delle più piccole.
«I miei amici guardano Ignazio su Canale 5 e mi dicono che fa “stragi”» scherza. «Lo so che è bello, mio figlio. Si innamorano tutte. Ma è anche bravo, ha studiato e con la gente ci sa fare. Ma il suo posto è qui, nell’azienda di famiglia».

Sì, Ignazio è cresciuto qui, circondato dall’amore di mamma Carla, signora riservata e defilata, e dei suoi fratelli maggiori, Francesca e Carlo. «Igni» è nato quando il grande Moser si era già ritirato dalle corse, ma ha imparato da lui ad andare in bici forse ancora prima di camminare.
«I ragazzi oggi impazziscono con i telefonini, hanno tutto. Noi abbiamo sofferto di più, nei tempi in cui l’Italia non andava a rimorchio ma era lei che trainava l’Europa» ricorda Moser. Mentre ci accomodiamo sul divano fa una carezza al cagnolino Freddi, che grato scodinzola. «Ha 15 anni, è un giocherellone» racconta. Nel soggiorno con il grande tavolo dove si raduna la famiglia, c’è il televisore, l’altro “focolare”, che fa da contraltare a una stufa di maiolica.

«Non guardo molto la tv» confida Moser. Sembra burbero, non lo è: per carattere non è abituato a mostrare i sentimenti. Ma quando guarda Ignazio al «GF Vip» si capisce che gli manca, che lo vorrebbe vicino, che ha tante cose da insegnargli ancora. Però con l’esempio, come ha sempre fatto. Con l’impegno di chi mantiene i piedi ben piantati per terra. «Non sono bravo con le parole» dice. Ed è per questo che affida a Sorrisi un compito molto speciale: consegnare al figlio Ignazio (e forse, idealmente, a tanti altri ragazzi italiani della stessa età) una lettera che racchiude i valori in cui crede. Il risultato, che potete leggere nel box giallo qui sopra, è un dialogo padre-figlio schietto, asciutto, diretto. Un messaggio che ci ha fatto pensare, sorridere e, lo ammettiamo, anche un po’ commuovere.

La lettera per Ignazio

Francesco Moser ha consegnato a Sorrisi questa lettera per il suo amato «Bambino»:

Caro Ignazio,

noi siamo sempre qui dove dovresti essere anche tu: a casa. E ti aspettiamo. Lo sai che io non sono uno di tante parole, ma qualcosa vorrei dirti, mentre ti vedo in tv. Il Grande Fratello è una cosa un po’ strana, perché non sono abituato a guardare molto la televisione e tu sei lì dentro, sdraiato in giardino, in piscina, nella cucina grande che sembra quella di un ristorante, dove nessuno sa bene cosa deve fare. Oppure ti vedo mangiare in quel grande tavolo fatto con un solo tronco di legno, che bello. Non capisco che ci fai tu lì, ti ho visto anche fumare, ma prima non fumavi. Perché chi corre e si dà da fare non può fumare.

Ti ricordi, Igni? Tu, che porti il nome del nonno Ignazio, di mio padre, nato nel 1897 e che ha fatto la Grande guerra. Ti ho insegnato io a pedalare, a 2 anni il triciclo, a 7 la tua prima gara in bici. Quando sei nato io avevo già smesso di correre, ma non ho mai smesso di essere me stesso. Essere un Moser vuol dire fare una vita di un certo tipo e credere in quello che si fa. Come tutti i giovani della tua età, anche tu hai avuto tutto. Ma nella vita non tutto è dovuto: la paga non viene dal cielo, viene dal lavoro, dal lavoro fatto bene. Bisogna impegnarsi e migliorare. Sempre. Solo così diventi davvero importante, sennò rimani come tutti gli altri.

Ecco, è questo il sacrificio: qualsiasi cosa tu faccia, figlio mio, cerca di arrivare fino in fondo. Avevi iniziato bene con il ciclismo, ma poi ti sei stancato. Hai studiato all’Istituto agrario e qui c’è l’azienda di famiglia che ti aspetta. Sei bravo con i clienti, sei bravo a parlare con la gente. Spero tanto che il Grande Fratello ti servadi esperienza. Prendilo come un passatempo, come una parentesi, non di più. Cosa posso fare io per te nel mondo dello spettacolo? Non posso indirizzarti, né mandarti lontano. Che prospettive avresti? Io non lo so. Comunque, già che sei lì, cerca di non farti mettere sotto da nessuno, mi raccomando. Quanto mi piacerebbe averli tutti qui i vip, qui a Trento, in campagna, tra le vigne, a faticare sotto la mia direzione!

E sui sentimenti, figlio mio, ognuno ha la sua testa, ognuno ha il suo carattere e ognuno fa come crede. Tu sei sensibile, sei affettuoso con i tuoi nipoti, hai tante qualità. Io e tua madre in tutti questi anni passati insieme siamo riusciti sempre a trovare un punto d’incontro. Tu sei ancora giovane, ma non puoi continuare a cambiare ragazze. Prima o poi devi averne una sola e basta. Insomma, noi siamo qui con te. Se vinci, vorrà dire che brinderemo tutti quanti a casa, con tuo fratello Carlo, con tua sorella Francesca, con il nostro spumante rosé.

Mamma mi dice di dirti che ti vogliamo tanto bene,

Papà.