Il nostro ricordo di Piero Angela

Addio a un grande Maestro della divulgazione scientifica, un grande italiano

Piero Angela
13 Agosto 2022 alle 19:38

La cosa più difficile è stata riuscire a dargli del tu. Me lo ha ripetuto per anni: «Sì ma dammi del tu, che siamo colleghi!». Ma come si fa a dare del tu a Piero Angela? Un monumento della divulgazione scientifica in Italia. L'istinto mi suggeriva il lei. Anzi, il voi o qualunque altra forma di rispetto assoluto verso colui che con i suoi programmi ha acceso scintille di curiosità nella mente di generazioni di telespettatori e di lettori dei suoi libri. Tant'è. Mi ci sono voluti anni ma alla fine il tu è arrivato. Timidamente ma è arrivato.

Ricordo la prima volta che lo incontrai nel suo ufficio in Prati, a pochi passa dalla Rai di viale Mazzini. La sua scrivania era letteralmente ricoperta di libri e di fogli zeppi di appunti, tutti scritti rigorosamente a mano. Mi misi seduta su una sedia di fronte ma tra noi c'era una specie di trincea di volumi: mi fece accomodare accanto a lui, era più semplice parlarsi e guardarsi negli occhi. Ero emozionata, mi ero preparata tantissimo: un'intervista a Piero Angela mi metteva in soggezione. Una soggezione che durò a malapena qualche secondo, poi lui con pacatezza, ironia e grande semplicità mi mise subito a mio agio. E l'intervista filò liscia. Era il 2000 e lui stava preparando con suo figlio Alberto la prima puntata di un nuovo programma: “Ulisse”. Era una puntata sugli Etruschi.

Da allora le interviste si sono susseguite negli anni. Alcune ancora nel suo ufficio che esplodeva di libri, altre a casa. Ricordo le chiacchierate sul suo terrazzo circondato da un gelsomino dal profumo meraviglioso, l'orologio a muro che scandiva ogni ora con il cinguettio di una specie diversa di uccellini, l'immancabile ciotola piena di gianduiotti, per cui aveva un debole. Una casa arricchita dai ricordi dei suoi tanti, tantissimi viaggi in giro per il nostro pianeta. Un pianeta che Piero ha cercato in tutti i modi di difendere cercando di sensibilizzare la nostra coscienza sul rispetto dell'ambiente.

Un pianeta che, fin da ragazzo, aveva visitato in lungo e in largo, da grande viaggiatore qual era, da sempre mosso dalla sua infinita curiosità. E forse era proprio questo il segreto di Piero Angela: la voglia inesauribile di conoscere, di sapere, di scoprire. Ricordo che a volte le nostre interviste finivano… in musica: lui si sedeva al piano e ci regalava qualche brano della sua adorata musica jazz. E il 22 dicembre era ormai un appuntamento la telefonata degli auguri per il suo compleanno. L'ultima, quella dei 93 anni, otto mesi fa.

Caro Piero, in questi oltre vent'anni il mio rispetto infinito per te, quello che si deve ai Grandi, è rimasto intatto, ma la soggezione della prima intervista, quella è andata via. E allora mi permetto di darti del tu un'ultima volta e di dirti con un enorme dolore nel cuore: «Grazie di tutto Maestro, mi mancherai».

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