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Il Volo canta per i soldati italiani in Libano

Il trio, che torna a Sanremo per festeggiare 10 anni di carriera, sarà protagonista di uno speciale su Raiuno il 25 dicembre in seconda serata

24 Dicembre 2018 | 09:00 di Stefania Zizzari

Gianluca Ginoble è sulla spiaggia in riva al mare: «A Roseto (degli Abruzzi, la sua città, ndr) è una giornata bellissima e respiro l’aria di casa». Ignazio Boschetto si trova nel suo appartamento a Bologna: «Sono nello studio, ascolto i Queen e strimpello un po’ il piano». Anche Piero Barone è a Bologna, sdraiato sul divano: «Mi sto rilassando, approfitto delle 24 ore libere prima di ripartire». I ragazzi de Il Volo si riposano, ma hanno già le valigie pronte: il 25 mattina saranno a Lubiana per un concerto. Non si tirano indietro di fronte a un’intervista con Sorrisi, però: e così, puntualissimi, si collegano in contemporanea per la nostra chiacchierata. Da raccontare c’è tanto: la loro partecipazione in gara a Sanremo, la presenza al Capodanno di Raiuno condotto da Amadeus e, soprattutto, l’esperienza che hanno appena portato a termine: «Una di quelle cose che ti cambiano la vita» spiega Gianluca. «Siamo andati in Libano nella base italiana di Shama a trovare i nostri militari impegnati in missione di pace. Quando vivi in prima persona le difficoltà che vivono lì i nostri connazionali torni alla tua solita vita ridimensionando un po’ tutto».

Certo, tornare in gara al Festival dopo averlo vinto nel 2015 non sarà una passeggiata: «Abbiamo deciso di partecipare» spiega Piero «perché nel 2019 festeggeremo i 10 anni di carriera. Quale modo migliore di farlo? Canteremo all’Ariston, lo stesso palco che ci ha visto nascere nel 2009 a “Ti lascio una canzone”». «Andremo senza la pretesa di vincere» spiega Gianluca. «Con tranquillità. Perché siamo già enormemente felici dell’affetto del pubblico e di tutte quelle persone che, dopo anni di concerti in giro per il mondo, aspettano ora di rivederci in Italia». 

Ma facciamo un passo indietro e torniamo alla «missione» del trio in Libano, che sarà raccontata in uno speciale su Raiuno il 25 dicembre in seconda serata. «Abbiamo vissuto quattro giorni con i circa mille ragazzi della base, condividendo camerata, bagni, mensa, sveglia, alzabandiera. Abbiamo rinunciato a uscire per visitare il Paese, per condividere ogni minuto la vita dei militari. E ci siamo sentiti in famiglia» racconta Ignazio. «Abbiamo fatto due concerti, uno nella mensa e uno nel teatro di Tiro, a una trentina di chilometri dalla base». «La cosa straordinaria è che noi siamo andati lì per portare un po’ di casa ma, appena superato il muro con il filo spinato, sono loro che hanno fatto sentire a casa noi. Sono stati accoglienti e gentili in tutti i modi. Sempre con il sorriso, nonostante lì si viva ogni giorno in allerta e con un gran senso di responsabilità» spiega Gianluca.

Ricorda Piero, scherzando: «I militari hanno tutti i capelli corti ma noi con i nostri ciuffi avevamo bisogno di un asciugacapelli: ce l’hanno procurato subito!».

I momenti toccanti sono stati tanti, ma ce n’è uno che i ragazzi ricordano con coinvolgimento speciale. «Durante il concerto nella mensa, al momento del brano “Grande amore” i militari hanno preso il cellulare e hanno videochiamato le loro famiglie a casa in Italia: si sentivano le voci delle mogli e dei figli che cantavano con tutti noi» racconta Ignazio.

Non sono stati solo giorni di commozione, ma anche di amicizia e di grandi risate: «Come quando Ignazio sbagliava i gradi: colonnello, comandante, capitano... non ne azzeccava uno» racconta Piero. «Mi chiedo perché sulle divise invece delle stelle non scrivano con esattezza il grado» si giustifica sorridendo Ignazio.

Insomma, da quel viaggio i ragazzi de Il Volo sono tornati con tanti ricordi. «Il più bello di tutti è l’immagine degli occhi lucidi al momento della nostra partenza» dice Gianluca. «Occhi pieni di lacrime: i nostri e quelli dei militari del contingente Leonte XXV. Quello che rimane però non è solo un ricordo: vivere insieme questa esperienza ha unito me, Piero e Ignazio ancora di più. E ci ha insegnato che rispetto a ciò che affrontano quei ragazzi laggiù, le piccole difficoltà che ogni giorno ci capita di fronteggiare come gruppo possono essere superate facilmente».