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08 Gennaio 2010 | 12:36

«Tutti per Bruno», la nuova fiction di Canale 5 con Claudio Amendola in divisa

«Allenate addominali e mascelle perché a partire dall'8 gennaio su Canale 5 per sei puntate riderete come non avete mai riso prima guardando la tv!». È la promessa di Claudio Amendola alla vigilia del debutto di «Tutti per Bruno», la serie tv che lo vede protagonista nei panni, appunto, di Bruno: un ispettore di polizia imbranato e pasticcione...

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«Tutti per Bruno», la nuova fiction di Canale 5 con Claudio Amendola in divisa

«Allenate addominali e mascelle perché a partire dall'8 gennaio su Canale 5 per sei puntate riderete come non avete mai riso prima guardando la tv!». È la promessa di Claudio Amendola alla vigilia del debutto di «Tutti per Bruno», la serie tv che lo vede protagonista nei panni, appunto, di Bruno: un ispettore di polizia imbranato e pasticcione...

08 Gennaio 2010 | 12:36 di Redazione

Claudio Amendola
Claudio Amendola

«Allenate addominali e mascelle perché a partire dall’8 gennaio su Canale 5 per sei puntate riderete come non avete mai riso prima guardando la tv!». È la promessa di Claudio Amendola alla vigilia del debutto di «Tutti per Bruno», la serie tv che lo vede protagonista nei panni, appunto, di Bruno: un ispettore di polizia imbranato e pasticcione.
È davvero così divertente?
«Sorprenderà. Si ride dall’inizio alla fine. È senz’altro la cosa più divertente che abbia mai girato. E sono curioso di vedere la reazione del pubblico».
Chi è Bruno?
«È un poliziotto a cui, per colpa sua o della sfortuna, non ne va mai bene una. Alla fine però, non si sa come, riesce  a risolvere anche i casi più difficili. Nonostante la propria inettitudine e quella della sua squadra, mi viene da dire. Già, perché Giuliano, interpretato da Antonio Catania, e il vice-ispettore Luca, Gabriele Mainetti, non sono certo più svegli di lui…».
A chi si è ispirato?
«Vorrei poter rispondere a Mel Gibson di “Arma Letale” o Al Pacino di “Serpico”, ma sono troppo brillanti. Allora dico l’ispettore Clouseau…».
Cosa l’ha divertita di più?
«Bruno e la sua squadra si sentono dei veri poliziotti, nonostante l’evidenza. Mi è piaciuto scardinare il dogma della verosimiglianza. Puntando sulla comicità ce ne siamo infischiati se una cosa si poteva fare o meno nella realtà. “Fa ridere? Fàmola!”».
La difficoltà più grande?
«Smettere di ridere durante le riprese. In alcuni momenti non riuscivamo proprio ad andare avanti».
I punti di forza della serie?
«L’aspetto della commedia, senz’altro, e del poliziesco nelle indagini di ogni puntata. Ma poi c’è una linea orizzontale che attraversa tutti gli episodi, che è quella del cuore, delle vicende personali dei protagonisti. Ed è l’aspetto familiare della serie».
Ma se Bruno è così imbranato, come fa a essere il capo?
«Vive di rendita per un’azione memorabile avvenuta anni prima, in cui ha arrestato due pericolosi criminali. Si scoprirà che anche in quella occasione è stato aiutato molto dal caso…».
È un capo autoritario?
«Macché. È il migliore amico dei suoi colleghi. Un uomo di grande generosità. In un certo senso somiglia a Giulio dei Cesaroni. E tutti e due somigliano a me».
A proposito di Cesaroni…
«Stiamo girando la 4ª serie. Lucia lascia Giulio, ma il metodo Cesaroni è  collaudato: dopo la disperazione  e l’elaborazione del lutto, lui tornerà lo splendido cinquantenne di sempre!».

di Stefania Zizzari