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La Grande Fratella: l’editoriale del direttore

Come ho fatto a non pensarci io, che l’ho vissuto, a un programma così?

Foto: Aldo Vitali

10 Settembre 2015 | 19:31 di Aldo Vitali

Ogni volta che ci penso mi mangio le mani, perché a quest’ora potrei essere ricco sfondato. Infatti il «Grande Fratello» è un programma che avrei potuto inventare io. Isolato in una «Casa» ho vissuto sin da bambino, in campagna, con pochi esseri viventi attorno a me: i miei genitori, le mie sorelle, i cani, i gatti e le galline.

A «Casa» mia vigeva un regolamento ferreo e proprio come al GF il cibo era razionato (soprattutto cioccolato, caramelle, torte) e considerata la mia abilità a farmi del male e a disubbidire ero perennemente sorvegliato. Certo, non c’erano telecamere ovunque, ma mia mamma valeva (e per certi versi vale ancora oggi) come cento occhi elettronici. Niente le sfuggiva e quando, un po’ cresciuto, trovai una fidanzatina da baciare, non c’era angolo del giardino dove potessi sentirmi al sicuro. Il confessionale? Sempre lei, la mia adorata mamma, capace di interrogatori così convincenti da impedirmi di mentire, col risultato che finivo in castigo nella mia camera sempre in disordine, ovvero nel tugurio.

Solange Savagnone ci racconta questa settimana tutte le novità (e sono tante) del prossimo GF. Ma la sostanza non cambia: come ho fatto a non pensarci io, che l’ho vissuto, a un programma così?

(E ora, scritto questo articolo, mi preparo ai musi lunghi della mia Grande Fratella, ops, volevo dire Grande Mamma).