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La pizza è patrimonio dell’umanità: cosa dicono i vip napoletani

Gli artisti partenopei confermano la passione per la pizza

Foto: Pizza Margherita  - Credit: © Getty

27 Dicembre 2017 | 16:33 di Redazione Sorrisi

Di Paolo Fiorelli e Antonella Silvestri

«È stata una festa pazzesca. Alle 4 di notte una telefonata mi ha buttato giù dal letto e qualcuno gridava: “Ciro abbiamo vinto!”». Ciro Oliva, premiato nel 2016 dal Gambero Rosso per la pizza più buona d’Italia, racconta la gioia dei suoi colleghi e di tutta Napoli per il riconoscimento appena arrivato dall’Unesco: l’arte della pizza è stata dichiarata patrimonio dell’umanità.
«A quel punto io, Gino Sorbillo, Enzo Coccia e Antonio Starita (altri tre celebri maestri pizzaioli, ndr) siamo scesi in piazza e abbiamo festeggiato regalando a tutti i passanti le nostre pizze a portafoglio» (la pizza a portafoglio è una pizza di dimensioni ridotte che si può piegare in due e tenere in mano per mangiarla passeggiando).
«È un riconoscimento alla nostra storia e all’arte che ci hanno regalato i nostri avi» continua Ciro. «Perché per noi napoletani la pizza è soprattutto un momento di gioia: quello di riunirsi con gli amici e i familiari attorno a un tavolo a condividere un piatto genuino, semplice, buonissimo, ma anche alla portata di tutti. Sapere che è stata riconosciuta come un’arte ci riempie di orgoglio».
E lo stesso vale per cinque personaggi dello spettacolo, amici di Sorrisi, che danno lustro a Napoli. Anche per loro la pizza è qualcosa di speciale. Ecco cosa ci hanno raccontato...

Caterina Balivo
«Che gioia! Durante la diretta di “Detto Fatto”, ho mostrato entusiasta il tweet del ministro Martina che dava la bellissima notizia e in studio è scattato un superapplauso. Amo la pizza e sono veramente felice che a Milano, dove abito, i pizzaioli Doc abbiano aperto il loro locale mantenendo tutti i veri sapori degli ingredienti, come se la mangiassimo a Napoli. Grazie a loro mi sento un po’ più a casa...».

Gigi D’Alessio
«Ho festeggiato la notizia mangiando una bella pizza fritta, la mia preferita da sempre. È un’immensa soddisfazione per me questo riconoscimento alla qualità dei nostri prodotti alimentari, che vedo come un altro tassello importante per rilanciare nel mondo il marchio del “Made in Napoli”. Pensate che qualche anno fa, durante un tour mondiale, facendo tappa a Tokyo, ci è venuta voglia di mangiare una pizza. Naturalmente eravamo un po’ scettici. E invece abbiamo scoperto che a Tokyo c’è un posto che fa un’ottima pizza. È stata una bella sorpresa. E poi abbiamo saputo che il pizzaiolo aveva fatto uno stage a Napoli…».

Enzo Decaro
«L’Unesco arriva in ritardo perché la pizza di fatto è già da sempre patrimonio dell’umanità. Ricordo che molti anni fa partecipai al Festival del cinema di Vancouver dove, a un certo punto, mi venne chiesto se anche noi in Italia avessimo la pizza. Rimasi basito, e immediatamente dovetti fare le dovute precisazioni spiegando loro che eravamo stati noi napoletani a inventarla e poi a esportarla!».

Marisa Laurito
«Io sono amante della pizza al pomodoro ma ancora di più di quella classica fritta, come si faceva ai primi del Novecento. Adoro cucinare per cui spesso faccio felici i miei ospiti perché preparo un impasto molto leggero che carico con gli ingredienti più disparati. In pochissimo tempo sforno pizzette al pomodoro, quelle con la scarola, con i peperoni... Io non vado mai a mangiare la pizza nei fast food. Per me esistono solo i maestri pizzaioli!».

Vincenzo Salemme
«Sono proprio felice. La mia pizza preferita è la Margherita con fiordilatte e sopra un pizzico di parmigiano. Fu inventata per la regina ed è rimasta la... “regina” di tutte le pizze». 

La ricetta della Margherita perfetta

Volete preparare a casa vostra una pizza squisita? Ecco la ricetta di Ciro Oliva. 

Ingredienti per l’impasto (per 8-10 pizze): 1.700 grammi di farina,  1 grammo di lievito di birra, 50 grammi di sale, 1 litro d’acqua. 
Ingredienti per il condimento  (per ogni pizza):  80 grammi di passata di pomodori San Marzano, 100 grammi  di mozzarella fiordilatte freschissima, basilico fresco, olio di oliva extravergine, un cucchiaino di pecorino grattugiato. 

Preparazione
Lavorate l’impasto fino a renderlo soffice ed elastico. Lasciatelo lievitare almeno 12 ore (i professionisti arrivano anche a 36-48 ore). Create dei panetti di circa 280-300 grammi l’uno.  Distendeteli con le mani sulla teglia infarinata, spingendo la pasta del centro verso il bordo, che quindi resterà più alto;  stendete il pomodoro e, sopra, la mozzarella a tocchetti con un filo d’olio e un pizzico di sale.  Se vi piace, aggiungete il pecorino grattugiato per dare ancora più sapore.  E ora la cottura: servirebbe il forno a legna, ma a casa potete «accontentarvi» di quello tradizionale, cuocendo la pizza a 250 gradi per circa 15 minuti (ma controllate sempre a vista la cottura: il «cornicione», cioè il bordo, deve diventare ben cotto e croccante, ma non bruciato). Dopo aver estratto la pizza dal forno, aggiungete un filo di olio crudo e guarnite con le foglioline di basilico.

la sua storia: dalla «pita» DEGLI ANTICHI EGIZI FINO ALL’ARRIVO DI SUA MAESTà IL POMODORO (E DI UNA VERA REGINA D’ITALIA)

● Gli antichi Egizi, già 4.000 anni fa, preparavano focacce di farina lievitata e cotta che possono essere considerate le «antenate» della pizza. Anche il nome è simile: si chiamavano «pita».
● Il documento più antico in cui si parla di una «pizza» risale al 997 ed è stato trovato a Gaeta.
● La vera pizza napoletana è però molto più recente. Le prime tracce risalgono al 1500, ma fu solo due secoli più tardi che fece comparsa sulla pizza un ingrediente oggi considerato irrinunciabile: il pomodoro.
● La prima pizzeria (ancora esistente) si chiama «Port’Alba» e fu aperta a Napoli nel 1738.
● Esistono innumerevoli ricette di pizza, ma la tradizione napoletana ne «riconosce» solo due: la Marinara e la Margherita.
● La pizza Marinara si chiama così perché era il pasto più comune dei pescatori, una volta tornati in porto.
● La pizza Margherita fu battezzata così nel giugno 1889: fu preparata dal cuoco Raffaele Esposito per festeggiare la visita a Napoli della regina Margherita di Savoia che ne fu entusiasta, e non solo per il gusto. Infatti gli ingredienti principali (pomodoro, mozzarella e basilico) hanno il colore della bandiera italiana.
● La pizza si diffuse prima nel nord Italia e poi in tutto il mondo a partire dal Novecento, grazie agli emigranti.
● Anche la Seconda guerra mondiale diede impulso alla sua diffusione, perché fece conoscere questo piatto a centinaia di migliaia di soldati alleati (soprattutto americani) presenti nel Paese.
● Oggi la pizza è il piatto italiano più noto e la seconda parola più conosciuta al mondo (dopo «ok»).