L’alfabeto di Gabriele Corsi: dall’Amore… alla Zappa

Il conduttore si sdoppia sul Nove, tra il karaoke di "Don’t forget the lyrics!" e il ritorno di "Il contadino cerca moglie"

10 Ottobre 2022 alle 08:26

Gabriele Corsi è doppiamente in onda. Dal 5 settembre compare tutte le sere sul Nove con “Don’t forget the lyrics!”, il gioco-karaoke in cui i concorrenti devono ricordarsi a memoria le parole delle canzoni. E dal 2 ottobre conduce il reality “Il contadino cerca moglie”, sempre sul Nove, ma in prima serata. Anche qui c’è una sorta di “gioco” con cinque veri contadini che incontrano delle ragazze o signore disposte a trasferirsi in campagna per coltivare non solo la terra, ma soprattutto una relazione sentimentale.

Gabriele, è più forte il richiamo della vita campestre o dell’amore?
«Sono due cose che devono viaggiare in parallelo. Per quanto tu possa essere innamorato, o accetti di fare quella vita lì o non l’accetti. È una vita dura e particolare».

Quanto “particolare”?
«Due dei cinque contadini che cercano moglie hanno preso un treno per la prima volta, e uno su cinque non aveva mai dormito in hotel. E tutti hanno un legame commovente con i propri animali, non riuscivano a staccarsi».

«Un viaggio dalla A di “amore” alla Z di “zappa”»: così recita la presentazione del reality.
«C’è tutto: la sorpresa, la scelta, la non scelta, il lasciarsi, ci sono prese di coscienza... Alcune ragazze hanno confessato: “Mi ero fatta un’idea diversa della campagna”, che poi è quella che ti fai dopo due giorni in un agriturismo».

Nella precedente edizione le due lettere si sono congiunte?
«Un allevatore, bello ma ruspante, che vive in un parco naturale in Puglia, ha incontrato una ragazza di Milano con le unghie tutte curate. Veniva da chiedersi: “Ma dove vanno questi due?”. E invece stanno ancora insieme!».

Nel suo alfabeto personale alla voce A di “amore” cosa si trova?
«C’è il rimando: “Leggi alla F di famiglia”. La mia dimensione amorosa è questo guscio personale dove rinchiudermi e proteggermi. Amare è lavorare sui rapporti, mediare e avere costanza».

La C di “conduttore” è in carattere maiuscolo?
«No, starei più umile. Direi “con divertimento”, perché mi diverte molto farlo, ma senza protagonismo. Mi piace essere collaterale, anche fisicamente mi metto da parte, lascio spazio al gioco e ai concorrenti».

Arriva la D ed è subito “Don’t forget the lyrics!”.
«Il gioco va talmente bene che stiamo già pensando alla prossima edizione e ad alcune prime serate. Mi arrivano tanti video con famiglie che cantano a casa, c’è bisogno di leggerezza».

Alla E risuona “Eurovision Song Contest”, commentato per due edizioni.
«Cristiano Malgioglio mi ha già avvisato che a Glasgow o a Liverpool, dove si terrà la prossima, farà freddo. Io spero si possa ripetere insieme l’esperienza bellissima di accompagnare il pubblico italiano in questa manifestazione, l’ultima finale ha raccolto il 42% di share».

F come “famiglia”.
«Leggi A di “amore”».

Allora F come “figli”: cosa dicono delle sue performance?
«Da piccolo qualcuno chiese a Leonardo o a Margherita, non ricordo chi dei due: “Com’è avere Gabriele Corsi come papà?”. La risposta: “Non lo so, è l’unico che abbiamo”. Loro vedono più il padre che il personaggio e io sono un padre quasi all’antica, giocherellone, ma non faccio l’amico».

G è l’iniziale del suo nome.
«Non ho mai festeggiato l’arcangelo Gabriele, che è come Superman, per lui è tutto facile. Piuttosto festeggio Gabriele dell’Addolorata, uno che si è dovuto sforzare per diventare santo. Comunque per gli amici sono Lele».

M come “Malgioglio”.
«Io e lui siamo “un’unione televisiva civile”. A volte ci mandiamo solo dei cuori senza neanche il testo del messaggio».

R come “radio”: tutte le mattine in onda con il Trio Medusa.
«Abbiamo iniziato nel ’94, prima Radio Capital, poi Radio 2, ora Deejay. Da 11 anni facciamo il programma dell’alba, faticoso ma bello. Chi ti guarda in tv ti dice: “Bravo”. Chi ti ascolta in radio ti dice: “Grazie”».

Alla S ci sono le decine di “scherzi” di “Deal with it - Stai al gioco”.
«Ogni tanto per strada mi fermano: “Ma stai facendo uno scherzo?”. Il programma è la dimostrazione che siamo un popolo che ama gli scherzi. Ormai è così conosciuto che dobbiamo lasciar passare un po’ di tempo prima di realizzare altre puntate. Di 1.500 scherzi organizzati ne sono andati in onda la metà, il resto buttati perché le persone non ci cascavano più».

Z come “zappa” e si arriva alla fine.
«A Roma ho solo un terrazzo, faccio un po’ di giardinaggio, zappetto, è molto rilassante».

In tv ha dovuto “zappare” molto?
«Sì, ho fatto una gavetta lunga e dura, com’è giusto che sia, ma è servita. Una sera facevo uno spettacolo in un teatro da 20 posti e dietro le quinte si presenta una signora elegantissima: era la responsabile casting della fiction “Il maresciallo Rocca”. Mi chiamarono per un ruolo. Non sai mai cosa ti può accadere».

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