Warner Bros. Discovery, Laura Carafoli: «Sogno una tv che torni a unire le famiglie»

Ha convinto Amadeus e Fabio Fazio a lasciare la Rai e a entrare nella sua squadra: «Voglio artisti e programmi rassicuranti, allegri e sinceri. E per adesso niente telegiornali...»

Laura Carafoli
30 Giugno 2024 alle 08:00

Davanti a me c’è Laura Carafoli (l’accento sulla o, mi raccomando), Senior Vice President Content Networks & Streaming Local Productions Italy & Iberia. Ellapèppa! Ma gli americani sono così, amano le cariche lunghe che complichino la vita a chi realizza i biglietti da visita. In parole nostre, Laura Carafoli è la responsabile dei contenuti e delle produzioni per Italia e Spagna delle reti che stanno sotto il cappello di Warner Bros. Discovery, tipo (ma non solo) il canale Nove, Real Time, Food Network, DMax, eccetera. Se li metto tutti finisce lo spazio e invece voglio che parli lei, una delle figure più importanti, geniali e simpatiche della nostra tv.

Buongiorno Laura Carafoli, ha notato che ho detto Carafòli, con l’accento sulla o?
«Giusto! Spesso mi chiamano Caràfoli».

Ho lavorato a “il Giornale” di Montanelli con sua cugina Domizia, bravissima giornalista. Quindi so dove cade l’accento. Ma arrivo subito al punto: quando ha deciso di contattare Amadeus?
«Dopo l’ultimo Festival di Sanremo».

E come l’avete conquistato?
«Il nostro amministratore delegato Alessandro Araimo e io abbiamo fatto un racconto convincente, con una prospettiva di almeno quattro anni: ti garantiamo di essere libero e di poter inventare i progetti che vorrai e realizzarli. Gli abbiamo anche spiegato che siamo duttili e che se cambieranno le tendenze siamo pronti a lavorare anche sullo streaming oltre che sui canali in chiaro».

Già perché nel 2026...
«...partiremo con Max, la nuova piattaforma in streaming che prenderà il posto di Discovery+».

Era la classica proposta che non si può rifiutare.
«Lui ha accettato e noi siamo felici di partire con una nuova avventura su una rete come il Nove, dinamica, classica ma al tempo stesso allegra, dove Amadeus può portare le sue idee. Lui è carico di entusiasmo, è un ragazzino di 61 anni».

Lo vedremo in due classici della televisione.
«Sì: in un programma il cui titolo provvisorio è “Identity”, conosciuto in Italia con il titolo “Soliti ignoti”. E poi, con un superclassico, “La Corrida”».

Me lo vedo già Amadeus scatenarsi con i concorrenti e con il pubblico della “Corrida”.
«Ama ci aiuterà a realizzare la nostra ambizione di fare del Nove un canale generalista, ma con un forte carattere innovativo».

Ma “Identity” e “La Corrida” non sono programmi innovativi...
«Intanto, Amadeus porta sempre delle novità nei format che prende in mano. E poi il suo arrivo è una rivoluzione, ma dobbiamo proporre programmi che la gente conosce. La nostra rete deve avere delle basi rassicuranti, senza perdere il suo Dna allegro e sincero».

E che “Corrida” sarà?
«Mi lasci dire che la signora Marina Donato, la moglie di Corrado, una donna speciale e dalla mente velocissima, è entusiasta di Amadeus. E poi questo programma è l’antesignano dei talent, ma non vuole regalare sogni, solo dare a chi lo desidera cinque minuti di popolarità senza aspettarsi di diventare un fenomeno social. Rappresenta la voglia di stare insieme e di divertirsi, e chi meglio di Amadeus sa fare questo? Sarà uno show sanguigno ma gentile, si svolgerà in un’arena e sarà in diretta».

Quando lo vedremo?
«A fine ottobre».

Niente programmi nuovi per Amadeus, dunque?
«Prima partiamo con la sicurezza di programmi ben strutturati, nel frattempo penseremo a qualcosa di nuovo: per esempio, sarebbe un peccato non approfittare della grande conoscenza e sensibilità di Amadeus per la musica. Il nuovo programma sarà appunto dedicato alla musica...».

Non “X Factor”.
«No».

Ha parlato del Nove come di un canale generalista. In effetti in palinsesto ci sono già Fabio Fazio, Maurizio Crozza, Gabriele Corsi...
«Noi in Italia siamo un po’ in controtendenza rispetto al resto del mondo, la tv in chiaro funziona bene e mantiene il suo compito di riunire la gente davanti al televisore. Puntiamo a creare un evento per la famiglia. Ci siamo riusciti con le “grandi azioni” come “Che tempo che fa”, dove l’importante non è solo guardare il programma, ma creare un vero appuntamento collettivo».

Giusto, il trasloco da Rai3 di Fabio Fazio: un trionfo...
«Un risultato inaspettato, oltre il 10% di share...».

Non voglio fare il fanfarone, ma Fabio può testimoniare: lui diceva che sarebbe stato contento di fare il 6%, io gli ho predetto il 10%.
«Si è portato dietro gran parte dei suoi telespettatori e ha conquistato i nostri che erano già sul Nove, più giovani rispetto a quelli di Rai3, meno ideologici e anche più interessanti dal punto di vista pubblicitario. Esempio perfetto del rituale familiare di cui parlavo prima».

Non vorrà mica dirmi che le piattaforme non funzionano più...
«No, però è finito un certo obnubilamento da piattaforma in streaming. E c’è un ritorno a sedersi ancora insieme e condividere un divertimento. Per esempio, sul Nove manderemo in onda l’esilarante spettacolo teatrale di Teresa Mannino intitolato “Il giaguaro mi guarda storto”».

All’estero invece le tv generaliste perdono colpi.
«E infatti far parte di un gruppo come Warner per noi è decisivo per capire come va il mondo della tv e per avere spunti, idee e consigli».

Fra poco arriviamo agli altri programmi “classici” delle sue reti. Ma prima le volevo dire che sono andato a premiare col Telegatto Gabriele Corsi a Roma, durante una puntata di “Don’t forget the lyrics!” e mi sono trovato in una bolgia magnifica.
«Non mi stancherò mai di ripetere quanto Gabriele Corsi sia stato e sia sempre importante per noi: non c’è uno bravo come lui per certi programmi, “Don’t forget the lyrics!” è così forte che sembra in diretta. Ma per favore, aspetti un attimo...».

Che succede?
«Siamo una grande squadra e volevo presentarle Aldo Romersa, il direttore del Nove. Ah, peccato, oggi non c’è. Ma ecco Gesualdo Vercio, direttore di Real Time, Food Network, eccetera».

Entra Gesualdo Vercio.

Guardi Laura che io e Gesualdo siamo vicini di casa, spesso mentre porto fuori il cane la notte ci incontriamo e ci mettiamo a parlare di tv. Tra i programmi top dei suoi canali c’è “Casa a prima vista”, di cui tra l’altro abbiamo un backstage nelle nostre pagine.
«I programmi su tema immobiliare non funzionavano molto, allora abbiamo pensato a un format nuovo, col cast già fatto. E così funziona benissimo. Televisivamente ha la dinamica di una sfida vera, scatena il tifo da casa sui tre agenti immobiliari».

E poi adesso ci sono anche le soap turche.
«In Spagna sono un fenomeno, in Italia abbiamo scelto due serie adatte a Real Time, una “medical”, “Il dottor Alì”, e l’altra molto passionale, “Hercai - Amore e vendetta”».

Avete i preserali, avete le prime serate, avete programmi di ogni genere. Manca solo una cosa: il telegiornale.
«Sì, a parte le pillole a cura della Cnn, di informativo puro abbiamo la prima parte del programma di Fabio Fazio la domenica sera e il sabato “Accordi e disaccordi” presentato da Luca Sommi e con Marco Travaglio e Andrea Scanzi. Ma la quotidianità del tg non c’è. Per il momento non pensiamo di fare un telegiornale, magari in futuro, in collaborazione con la Cnn.».

Ma ora è meglio che la lasci in pace, sono qui da due ore...
«...in effetti ho saltato un paio di riunioni».

Urca, mi dispiace. E non abbiamo parlato delle Olimpiadi, che trasmetterà Discovery+!
«No, ma ci rivediamo...» dice sorridendo la Senior Vice President Content Networks & Streaming Local Productions Italy & Iberia. E se ne va prendendo in mano il telefono. Sembra impossibile che una supermanager come lei non l’abbia fatto per due ore.

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