Home TvLilli Gruber: «Vi spiego in 7 parole la politica italiana»

Lilli Gruber: «Vi spiego in 7 parole la politica italiana»

La conduttrice di "Otto e mezzo" scrive il suo dizionario dei termini più usati oggi nei tg (e come sempre ha le idee ben chiare). «Dire bacioni era un saluto affettuoso, oggi è come una pernacchia. Cambiamento non è sinonimo di miglioramento. E se parliamo di élite...»

Foto: Lilli Gruber dal 2008 conduce “Otto e mezzo” su La7. La stagione 2018-2019 è la migliore di sempre del talk show, con una media del 7,3% di share

20 Giugno 2019 | 14:50 di Lilli Gruber

Populismo

Il Movimento 5 Stelle rivendica orgogliosamente di essere una forza populista. Il populismo è quella politica che soddisfa aspettative in cambio di consenso, appicca il fuoco sapendo come spegnerlo (speriamo), dispensa sogni (come l’abolizione della povertà) in cambio di potere e promette pasti gratis per tutti. Secondo me non può durare.

Sovranismo

La Lega guidata da Matteo Salvini e Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni si definiscono invece “sovranisti”. La parola “sovranismo” è un modo nuovo per definire una cosa antica, il nazionalismo. A differenza del populismo questo può durare, perché risponde a un’esigenza naturale che è il bisogno di sicurezza di fronte alle insidie dell’economia, della globalizzazione, delle migrazioni e di ogni novità giudicata intrusiva. È una risposta al bisogno di identità e alle paure. Come la storia ci ha insegnato, è la risposta sbagliata ed è pure molto pericolosa, come dimostrano le due guerre mondiali del Novecento. Ma chi la studia più la Storia?

Cambiamento

È la parola con cui il governo si qualifica, introdotta con passione dal Movimento 5 Stelle. Ma cambiare per cambiare non è una garanzia di buon governo. Di sicuro non sono cambiati i riti del potere tra nomine, rimpasti, “fase due”, vertici, condoni, attacchi alla stampa e occupazione della Rai.

Bacioni

Dovrebbe essere un saluto affettuoso rivolto alle persone care, ma in politica ultimamente se ne fa un uso improprio. Salvini lo utilizza spesso per schernire gli avversari e si capisce che i suoi bacioni sono in realtà pernacchie. La stessa fine ha fatto una parola innocua come “ciao”, che nella sua versione rafforzativa “ciaone” è il corrispettivo della pernacchia in versione Partito Democratico.

Politicamente corretto

Dovrebbe indicare la buona educazione, il rispetto delle regole, l’uso del cervello per stoppare ciò che suggerisce la pancia, il rispetto di alcuni valori antichi come la tolleranza. Oggi purtroppo è diventato sinonimo di fiacchezza d’animo, buonismo, pigrizia mentale. Io penso che il politicamente corretto dovrebbe essere invece riabilitato. Per esempio, sarebbe politicamente corretto che tutti pagassero le tasse.

Sicurezza

La domanda sarebbe la seguente: è più la sicurezza promessa o quella garantita? Anche qui le opinioni divergono. Le statistiche dicono che tutti i reati (furti, omicidi, rapine) sono diminuiti, eppure la percezione è quella opposta. Forse anche perché a forza di parlare di sicurezza la sensazione di insicurezza aumenta. Così come aumentano le armi in mano a privati cittadini. Vale la pena ricordare che il compito di difenderci spetta alle Forze dell’Ordine e che in materia di sicurezza non è ammesso e neppure auspicabile il “fai da te”.

Élite

Il “molti contro i pochi” è uno schema di solito vincente in politica e in quella sua prosecuzione con altri mezzi che si chiama guerra. Nel corso della storia i pochi hanno avuto molti nomi (aristocrazia, plutocrazia, ecc). Più di recente establishment, casta o élite. Una volta sinonimo di classe sociale di elevata scolarizzazione e di capacità dirigenziali da prendere come modello, nell’accezione odierna l’élite è diventata invece spregevole conventicola con intollerabili privilegi e inconfessabili interessi. L’esito in genere è paradossale. Trump ha vinto la gara per la Casa Bianca promettendo di rappresentare gli interessi del popolo contro le élite. Ma una volta al potere è diventato il presidente più nepotista. E tra le élite del mondo militare, finanziario e politico non ha scelto decisamente i migliori. Io penso che le élite selezionate in base a meriti e capacità siano una ricchezza della quale un Paese civile non può fare a meno.