Home TvLino Guanciale: «Per L’Allieva 3 ci siamo fermati a metà delle riprese»

Lino Guanciale: «Per L’Allieva 3 ci siamo fermati a metà delle riprese»

Lo rivediamo in tv nei panni del bel medico legale Claudio Conforti nelle repliche della serie "L’Allieva 2"

Foto: Lino Guanciale e Alessandra Mastronardi: i due erano sul set della terza stagione di “L’allieva” quando sono entrate in vigore le misure restrittive

23 Aprile 2020 | 9:00 di Stefania Zizzari

Finora Bandar-log non se n’è perso uno. In prima fila, posizionata sullo scrittoio di Lino Guanciale, la scimmietta di ceramica bianca, che si chiama Bandar-log appunto e tiene nella zampa una lampadina, ha seguito tutti gli appuntamenti dell’attore con la lettura a puntate del romanzo “Il barone rampante” in diretta su Instagram.

L’espressione seria ma simpatica, lei è sempre lì, muta, in adorante ascolto dell’interpretazione del suo famoso padrone di casa. «Mi piacciono molto le scimmiette» sorride Lino Guanciale «e questa è una serie di lampade molto belle di cui io e la mia compagna ci siamo innamorati. Stando sullo scrittoio di casa, da cui faccio le dirette, questo adorabile primate è diventato più protagonista di me!».

Come nasce il nome Bandar-log?
«È così che si chiamano le scimmie di “Il libro della giungla” di Kipling. E infatti lei insiste perché dopo “Il barone rampante” legga proprio quel romanzo. Vedremo…(ride)».

Lino, non sarà mica un effetto collaterale dell’isolamento forzato cominciare a parlare con una scimmietta di ceramica?
«(Ride). Ma no, sto benissimo. Sono nella mia nuova casa alla Garbatella a Roma e sono contento di riuscire a godermela un po’. Con me c’è la mia compagna che si occupa di didattica online e che lavora in smart working. Io fin da subito ho cercato di concentrarmi su come, attraverso i canali che oggi la tecnologia ci mette a disposizione, potevo cercare di dare un contributo alla vita in casa delle persone. Continuando allo stesso tempo a fare il mio lavoro e condividendo con tutti quelli che mi seguono le mie passioni e il valore che attribuisco alla cultura in un momento come questo».

Le sue dirette Instagram sono molto seguite. Ma in queste settimane è possibile vederla anche in tv: sono cominciate le repliche della serie “L’Allieva 2”.
«Sono felice e gratificato che la Rai rimandi in prima serata la serie perché è una testimonianza dell’affetto solido che il pubblico ha per queste storie e per i nostri personaggi».

Si riguarda con piacere?
«Beh, anche questa volta, come tutte le volte, ho lo stesso problema: non amo riguardarmi. Però ogni tanto butterò un occhio: lo farò con meno ansie e ancora più affetto per la serie».

Cosa direbbe il luminare della medicina Claudio Conforti in questo periodo che stiamo vivendo?
«Conforti sarebbe col megafono a urlare alla gente: “State a casa!”, sciorinando anche dei dati che comprovassero l’efficacia della procedura. Credo che sarebbe stato un fanatico delle misure. E avrebbe avuto ragione».

In realtà lei il mondo della medicina, quello vero, lo conosce bene da sempre.
«Sì. Mio padre è medico di famiglia. È in pensione già da un po’ ma ultimamente ha ripreso a lavorare con i ritmi che aveva prima. È a casa, ad Avezzano in Abruzzo, e sta facendo un gran lavoro, cerca di dare una mano sul nostro territorio, che ha vissuto una fase intensa di necessità. Poi ci sono mio fratello, che è psicologo, e mia cognata che è ostetrica. Insomma, si danno tutti da fare. Mio fratello riesce a lavorare anche in smart working con alcuni pazienti. È chiaro che questa modalità è impossibile in alcuni casi. Penso alle emergenze vere, alle famiglie con figli autistici o sindromi che richiedono la presenza per la terapia, persone per le quali la vicinanza stessa è la cura. Quindi mi auguro che nel momento in cui si pensa alle regole per far ripartire il Paese, si tenga conto di quanta necessità ci sarà per queste persone di avere un contatto, più sicuro possibile, con chi se ne prende cura».

Prima di decidere di seguire la strada della recitazione aveva ipotizzato di fare il medico anche lei, il neuropsichiatra infantile. Se avesse fatto quella scelta ora sarebbe in prima linea…
«Ecco forse perché sto cercando di darmi da fare in questo momento. È chiaro che chi si occupa di sanità, dai vertici del ministero fino ai più giovani tra gli specializzandi o gli infermieri, passando per tutti coloro che stanno combattendo questa battaglia in trincea, ha in questo momento tutta l’ammirazione e la gratitudine, che mi auguro però non sia momentanea. Avendo medici in casa, nel corso dei decenni ho vissuto le manovre di ridimensionamento, di tagli del nostro sistema. E invece quella per la sanità è una spesa che uno Stato non deve avere paura di fare, anzi, è una competenza sulla quale scommettere. E questo mi auguro che sia un buon proposito non solo per la nostra classe politica, ma per l’opinione pubblica in generale: la ricerca è importante, e il nostro Paese in questo frangente ha mostrato di avere delle eccellenze assolute».

Quando sono entrate in vigore le misure di restrizione stava girando la terza stagione di “L’Allieva”.
«Sì, con Alessandra Mastronardi eravamo sul set quando il 9 marzo ci siamo fermati a metà delle riprese. Uno stop sacrosanto: solo rispettando le regole si può venirne fuori».

E lei come sta vivendo questo periodo in casa?
«Stare a casa è una rivoluzione. Il mio pensiero è andato subito a chi vive una condizione di violenza domestica, ho cercato di segnalare i numeri che il ministero mette a disposizione per chi è in questa situazione. E poi c’è anche chi una casa non ce l’ha, per questo ho partecipato alla campagna della Croce Rossa per i senza tetto, i rifugiati, i clandestini che sono tra le categorie più a rischio. La cosa che più di tutte ho realizzato è cosa significhi essere una comunità. Ce lo eravamo scordati, invece adesso è chiaro come non si possa prescindere dagli altri e dal pensiero che quello che facciamo abbia delle ricadute sugli altri. Siamo tutti legati, più di quanto si possa pensare».

E nella quotidianità?
«Sono mattiniero. Mi sveglio e organizzo le cose da leggere quel giorno, poi continuo a segnalare sottoscrizioni per sostenere il sistema sanitario e le altre realtà impegnate nell’emergenza e nella ricerca. Studio cose che mi servono per i miei progetti, sto lavorando alla programmazione del Teatro dei Marsi di Avezzano, di cui sono direttore artistico, divoro qualche serie televisiva. L’isolamento poi ti costringe a ripescare competenze che avevi messo da parte».

Che cosa intende?
«Lavori di elettronica, di idraulica…Ho dovuto attaccare lampadari, verificare le linee elettriche della casa, tutte cose che quando puoi, chiami qualcuno che lo fa di mestiere, ora sei costretto a fartele da solo. E devo dire che una certa attitudine per questi lavori l’ho riscoperta. Era da tanto che non mi ci dedicavo. Per non parlare della cucina».

Parliamone pure…
«Ai fornelli sono bravo ma pigro: mi piace così tanto stare fuori che abitualmente mangio poco a casa. Ora però ci sto con piacere. Anzi, cucinare con la mia compagna è diventato un appuntamento che aiuta a passare bene la giornata».

Cosa le riesce meglio?
«Storicamente sono forte sui primi, ma ora mi dedico anche a pizza, taralli e a piatti più evoluti come secondi a base di carne e pesce. Non ci stiamo negando la sperimentazione: in qualche modo bisogna pure crescere!».

Il piatto nel quale “è cresciuto di più”?
«“Pasta patate e provola” mi viene proprio bene. Anzi, ora che ne sto parlando mi è venuta voglia di rifarla».

Stasera a cena?
«In realtà oggi non è prevista, abbiamo una ferrea lista del menu settimanale: bisogna vedere se possono esserci deroghe (ride). È un piano di battaglia che dipende dalla frequenza con cui si può andare a fare la spesa, noi cerchiamo di farla una volta ogni 10 giorni. Certo, poi per il menu ci sono le eccezioni del pianerottolo».

Le eccezioni del pianerottolo?
«Ogni giorno c’è un momento in cui ci si ritrova a fare due chiacchiere con i vicini di pianerottolo. Rigorosamente a distanza di sicurezza. In quella occasione c’è un passaggio “a distanza” di cibo e di piatti cucinati, sempre rispettando le regole. Le chiacchiere fanno bene. E pure le prelibatezze che ci scambiamo…».

È da anni che a causa del suo lavoro non si fermava mai. Ora è stato costretto a farlo.
«È vero. Sto apprezzando la casa nuova e la possibilità di vivermela un po’. E anche di riposarmi. Con la vita che faccio sono soprattutto gli spostamenti continui che stancano: i set, il teatro. Fra l’altro io amo guidare e macino chilometri su chilometri. Forse, tra le piccole cose, guidare è quella che mi manca di più, oltre che studiare nei bar affollati e camminare di notte in giro per Roma».

E quando potrà riprendere a lavorare cosa l’aspetta?
«Finirò le riprese di “L’Allieva 3” e comincerò quelle di “Sopravvissuti”, un progetto internazionale che coinvolge la Rai, la tv pubblica tedesca e quella francese. È una serie thriller con una sceneggiatura molto bella. E poi arriverà il “Commissario Ricciardi” che è quasi ultimato, la serie ambientata a Napoli negli Anni 30, tratta dai romanzi di Maurizio de Giovanni».